Uno sguardo veneto sulla Liturgia, musica e arte sacra, le attualità romane e le novità dalle terre della Serenissima.
Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.
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Al Santo, le armi di Papa Francesco




Sulla facciata della Basilica del Santo a Padova torna lo stemma del Pontefice regnante, le insegne del padrone di casa. Quello di Benedetto XVI era stato calato nel tempo di Sede Vacante. Ora aggiornato, lo scudo - pesante colata bronzea degli anni '30 dello scorso secolo - si mostra sopra il portale romanico della Basilica e alla lunetta di Andrea Mantagna.







Al Santo un nuovo Delegato




Il Santo Padre Francesco ha nominato Delegato Pontificio per la Basilica di Sant’Antonio in Padova S.E. Mons. Vittorio Lanzani, Vescovo titolare di Labico, Delegato della Fabbrica di San Pietro.  
[01112-01.01] 

Campane a festa al Santo. Una nomina lampo e la fine (come sulla ghigliottina) dell'era Gioia. Monsignor Vittorio Lanzani, Delegato alla Fabbrica di San Pietro è stato nominato da Sua Santità Delegato per la Pontificia Basilica di Sant'Antonio di Padova. Nato nel Pavese nel 1951 e ordinato sacerdote nel 1976, Lanzani è particolarmente legato alla realtà romana: prima officiale della Congregazione per il Culto e segretario della Fabbrica di San Pietro e della Commissione permanente per la tutela dei monumenti storici ed artistici della Santa Sede poi elevato alla sede vescovile titolare di Labico e consacrato vescovo dalle mani del Beato Giovanni Paolo II (gennaio 2002) raggiunge la Delegazione della Fabbrica di San Pietro. Da oggi ricopre anche l'ufficio di Delegato per la Basilica del Santo.
Dopo gli intrighi, gli scandali - e i matrimoni - entra in scena il mitrato lombardo. 


Monsignor Lanzani accanto a Sua Santià Francesco nelle Grotte Vaticane.

Alla Basilica Antoniana il Delegato fa crack

Il chiostro del Generale al Santo, dove si affacciano gli appartamenti della delegazione papale



di Nicola Munaro e Davide D'Attino per il Corriere del Veneto 

C’è un’inchiesta in procura sul presunto abuso edilizio realizzato in via Orto Botanico, a Padova, all’interno dell’ex casa del custode che fa parte della Basilica di Sant’Antonio. Ad aprire il fascicolo è stato lunedì il procuratore aggiunto Matteo Stuccilli che, sebbene non figurino indagati né sia indicato un reato specifico da perseguire, ha comunque deciso di dare seguito all’esposto presentato dal Comune il 9 ottobre scorso. Anche se, in proposito, da Palazzo Moroni continua a trapelare nulla o quasi: «Si tratta di una vicenda molto, molto delicata», è il ritornello di questi giorni, intonato non solo in municipio ma pure al comando dei vigili urbani in via Gozzi. La questione, che adesso la procura intende approfondire in ogni dettaglio, riguarda un edificio che fino a qualche anno fa veniva adoperato come biblioteca e magazzino dai frati del Santo e che ora è stato trasformato in un piccolo residence con 5 mini-appartamenti di 35 metri quadrati ciascuno, da affittarsi al miglior offerente. Una scelta, quest’ultima, operata dal delegato pontificio monsignor Francesco Gioia, cioè colui che rappresenta la proprietà della Basilica: il Vaticano. Nell’esposto, il Comune di Padova si sarebbe appellato al proprio regolamento edilizio, che all'articolo 106, comma 2 recita: «La superficie abitabile delle singole unità abitative non può essere inferiore a mq 45». Quindi, i mini-alloggi di via Orto Botanico sarebbero fuori norma. Senza contare che l’immobile è pure vincolato dalla Soprintendenza per i beni architettonici del Veneto e dunque, per essere ristrutturato, necessiterebbe di precise autorizzazioni che monsignor Gioia non avrebbe richiesto né ottenuto. Su Internet, però, l’annuncio rimane: «Si affittano con trattativa riservata e con regolare contratto - si legge su www.corriereimmobiliare.com - 5 mini-appartamenti con ingresso da via Orto Botanico, a pochi metri da piazza del Santo, massimo 3 posti letto, completamente arredati, compreso angolo cottura. Particolarmente adatti per professionisti e studenti, no famiglie. Per informazioni rivolgersi alla delegazione pontificia per la Basilica di Sant’Antonio in Padova, piazza Pio XII Roma». Intanto, il presidente della Veneranda Arca del Santo, l’ente laico che dal 1396 si occupa della manutenzione del patrimonio immobiliare antoniano, stoppa sul nascere le voci (non nuove) che parlano di dissapori tra la stessa Arca ed il delegato pontificio: «E’ chiaro ed evidente - scandisce Gianni Berno, che è pure capogruppo del Pd in Comune - che se la proprietà effettua interventi in proprio e in completa autonomia nel complesso basilicale, essa debba attenersi al rispetto delle normative vigenti, esattamente come opera la stessa Veneranda Arca. Da questa incresciosa vicenda deriva certamente un auspicio che credo ben interpreti le attese di tutta la città: oggi serve lavorare tutti con lo stesso stile e nella medesima direzione».


A Padova, il Transito di San Francesco




I Minori e i Conventuali in processione per San Francesco. Da Fecebook, qualche immagine della Celebrazione del Transito a Padova, dalla Basilica Antoniana alla Chiesa di San Francesco Grande.













Vaticano, la cricca giunge al Santo



di Giovanni Viafora (per Il Corriere del Veneto) 
Si intrecciano affari e scontri di potere dietro agli appalti per i lavori nella basilica di Sant’Antonio. Le rimostranze dei costruttori padovani dell’Ance, che si sono lamentati perché gli interventi più sostanziosi nell’edificio vengono affidati ad un ristretto giro di imprese romane, hanno scoperchiato un quadro controverso. La «Veneranda Arca del Santo», l’organismo centenario di natura laicale, che si occupa della manutenzione della Basilica, ha fatto sapere di aver commissionato negli ultimi cinque anni decine di interventi di restauro anche ad aziende del territorio (per una spesa totale di 4 milioni di euro). Ma il problema, come già spiegato, non sono i lavori commissionati dalla «Veneranda Arca», che è un ente morale e laicale esterno alla proprietà della Basilica (e che paga con fondi privati e sponsorizzazioni); ma quelli appaltati direttamente dal Vaticano.  
Lo Stato del Papa comanda la Basilica attraverso lo strumento della «Pontificia Delegazione per il Santo», guidata dall’arcivescovo emerito di Camerino, monsignor Francesco Gioia. E’ la «Delegazione» che affida i lavori più sostanziosi; proprio quelli che negli ultimi anni sono finiti nelle mani delle aziende romane. Ma quali sono le ditte che lavorano al Santo? E quali lavori sono stati eseguiti? E’ qui che emergono i lati oscuri. Gli attuali due lavori in corso, appaltati dalla «Delegazione » sono quelli che riguardano il «consolidamento statico delle coperture delle navate» (oltre 500 mila euro) e il «consolidamento statico delle coperture delle cappelle radiali e del deambulatorio» (800 mila euro). In questo caso a lavorare sono due società romane: una è l’«Advance Planning », l’altra la «Edil Ars». Questa azienda è quella coinvolta nel cosiddetto scandalo «P4»: il suo proprietario è Guido Proietti, l’uomo che avrebbe pagato l’affitto dell’appartamento di via Campo Marzio all’ex ministro Giulio Tremonti.  
Ma al Santo, negli ultimi anni, ha lavorato anche la «Italiana Costruzioni» della famiglia Navarra (ha fatto il restauro di otto cupole, della biblioteca e della penitenzieria). Si tratta dell’azienda finita nell’inchiesta della Procura di Firenze sui «Grandi Eventi» (è citata come un’impresa edile gradita al Vaticano e arrivata ad aggiudicarsi gli appalti della Protezione Civile). Ma non è tutto. La «Delegazione» ha appena comunicato ai frati del Santo, che a metà febbraio inizieranno nuovi lavori: si parla del restauro di tutto il convento. E l’appalto è stato assegnato ad un consorzio di due aziende: la prima calabrese, la seconda siciliana. Importo dei lavori? Sconosciuto. E a dirlo è lo stesso rettore della Basilica, Enzo Poiana. Che commenta amaro: «Gli appalti? Noi purtroppo non sappiamo niente. Il delegato pontificio mi ha chiesto espressamente di non interessarmi delle questioni amministrative».

Avviso sacro: Missa Cantata a San Gaetano

Padova, Chiesa di San Gaetano, la volta col "Paradiso" di Guy Louis Vernansal

Dopo le Celebrazioni nella Pontificia Basilica Antoniana, questa volta, nella città del Santo, la "Messa tridentina" trova accoglienza in una (bellissima) Chiesa diocesana:


CELEBRAZIONE LITURGICA 
NELLA FORMA EXTRAORDINARIA
DEL RITO ROMANO

secondo le disposizioni del Motu Proprio Summorum Pontificum
di S.S. Benedetto XVI.

MISSA CANTATA 
officium de
Sancta Maria in sabbato

“Salve, sancta parens, eníxa puérpera Regem”
 
SABATO 1 OTTOBRE
ORE 16:00

 
CHIESA DEI SANTI SIMEONE E GIUDA
“SAN GAETANO”
 
Via Altinate, Padova
 
La Messa sarà preceduta da una breve introduzione al Rito.
Sono invitati alla partecipazione, in particolar modo, giovani e studenti.



La Messa cantata al Santo: qualche immagine



Qualche bello scatto della Missa Cantata celebrata quest'oggi all'Altare più antico della Basilica antoniana, tra il dolce sguardo della Vergine e il Bambino di Rainaldino di Francia e la gentilissima accoglienza dei Frati Conventuali del Santo (e della Santa Sede), che per l'ennesima volta hanno assicurato uno spazio per la Forma Extraordinaria del Rito Romano. Una "Messa tridentina" (Celebrata con quella nobilis simplicitas di conciliare memoria) che ci auguriamo riesca a conquistare i numerosi Altari delle Chiese diocesane del Veneto. Ad majora!






Avviso Sacro: Messa "cantata" alla Basilica Antoniana

Messa "cantata" alla Cappella del Santissimo Sacramento, giugno 2010

Ancora una Messa nella Forma Extraordinaria del Rito Romano tra le mura della Basilica del Santo. La musica è assicurata dalla Cappella Musicale di San Simeon Piccolo.

Giovedì 21 Luglio, ore 11:30

Pontificia Basilica di Sant'Antonio in Padova
Cappella della Madonna Mora

Missa Cantata
nella Forma Extraordinaria del Rito Romano

Celebra P. Konrad Zu Loewenstein FSSP

Splendori patavini: il Settecento della Cappella Antoniana

Le gallerie del tornacoro nella Basilica del Santo, dove si collocava la Cappella musicale ai tempi del Vallotti

"Addì 17 lasciò di vivere il signor Matteo Bissoli, eccellente suonatore di oboe, che da molti e molti anni decorava l’orchestra del Santo. Egli è l’ultimo de’ quattro lumi onde la suddetta orchestra era tanto chiara e famosa». È il mese di febbraio del 1780 quando Giuseppe Gennari, diarista padovano vissuto nel Settecento, registra la morte di Matteo Bissoli, celebre virtuoso, nato a Brescia, ultimo rappresentante di una stagione d’oro della cappella musicale della basilica del Santo. Nelle Notizie giornaliere del Gennari, redatte tra il 1739 e il 1800 (pubblicate a cura di L. Olivato, Rebellato, Padova 1982), compaiono più volte anche i nomi degli altri tre “lumi” della cappella: il violinista Giuseppe Tartini, il violoncellista Antonio Vandini e il maestro di cappella Francesco Antonio Vallotti. Con loro, Padova divenne un centro di interesse non solo per numerosi musicisti provenienti da tutta Europa, ma anche per viaggiatori inglesi, tedeschi e francesi, che non mancavano di visitare la città veneta per ascoltare le loro esecuzioni. Quattro musicisti, quindi, che collaborarono per decenni e offrirono il loro servizio nelle occasioni liturgiche e in concerti privati. Ultimo dei quattro musicisti a fare parte dell’organico della cappella musicale, Matteo Bissoli venne assunto come virtuoso di oboe nel 1736. In una dimensione liturgica si inserisce la produzione musicale di Francesco Antonio Vallotti. Nato a Vercelli nel 1697, Vallotti fu maestro di cappella presso la basilica per più di cinquant’anni e, in qualità di organizzatore e responsabile delle attività musicali della cappella, compose un consistente corpus di brani usati nel corso dell’anno liturgico in basilica. Accanto alle composizioni vocali di Vallotti si collocano quelle prettamente strumentali di Giuseppe Tartini. I suoi concerti per violino, destinati in gran parte al servizio liturgico presso la basilica, prevedevano un organico orchestrale al completo. Bolognese, violoncellista virtuoso e compositore,Antonio Vandini entrò a far parte della cappella musicale, come Tartini, a partire dal 1721.

Giuseppe Tartini





L’orecchio dell’ascoltatore moderno è oggi abituato ad ascoltare la musica del passato in modo totalmente svincolato dal contesto in cui si è andata formando e dalle finalità per cui è stata scritta. Accade così che un vasto repertorio come la musica strumentale del Settecento viene considerata come un genere a sé stante, mentre è nata in un contesto liturgico e veniva ascoltata e diffusa in chiesa, in un’interessante e proficua mescolanza di brani vocali, pezzi a tutta orchestra, repertorio solistico ecc. Non sempre è possibile ricostruire il contesto esecutivo di questi brani, ma varie indagini in questo senso gettano luce sul contesto ambientale, produttivo e fruitivo dell’epoca. Che valore ha una ricerca del genere? Certamente consente di ascoltare in modo diverso. Inoltre riuscire a collocare il brano musicale nel contesto in cui è nato ci permette di comprenderne meglio i meccanismi interni, la finalità esecutiva, la circolazione, le modalità di recezione da parte degli ascoltatori, le influenze ricevute e realizzate ecc. In questo contributo ho raccolto una serie di testimonianze e notizie relative ai concerti di Giuseppe Tartini. A partire dagli anni venti del Settecento l’attività compositiva ed esecutiva di Tartini si lega indissolubilmente alle vicende del corpo orchestrale della Basilica di S.Antonio a Padova. Nel 1721 egli veniva assunto per chiara fama e senza obbligo d’esame come Primo violino / Violino capo di concerto della cappella musicale della Basilica Antoniana, con una qualifica coniata appositamente per lui, che verosimilmente comportava la programmazione e direzione della musica strumentale eseguita durante le funzioni. L’interesse e il rilievo dato dalla Veneranda Arca del Santo proprio in quegli anni alla figura del primo violino è direttamente collegato all’obiettivo del rinnovamento e ampliamento della cappella, sostenuto anche con l’aumento degli stanziamenti annui per la cappella musicale in corso nel secondo decennio del Settecento.

p. Francesco Antonio Vallotti
Le esigenze musicali legate al calendario liturgico di tutto l’anno, insieme agli “obblighi de’musici” erano stabiliti da vari Capitolari pubblicati fin dal XVII secolo. Tra di essi il Capitolario approvato dalla Presidenza dell’Arca il 19 giugno 1721 riporta gli Obblighi negli Organi con Instrumenti, e Concerti, in cui tutta l’orchestra era impegnata nelle seguenti funzioni:
La Compieta nelle Domeniche, e Feste tutte dell’Avvento, come pure nelle Domeniche di Quaresima, e Feste, Lunedì e Martedì Santo. Nel riponersi il SS.Sagrgamento il Tantum ergo. In tutti i Venerdì di Quaresima, e il Venerdì fra l’Ottava del Santo la Compieta solenne con il Transito.
Mentre negli Obblighi negli Organi con Instrumenti rientrano le seguenti festività:
Nelle Domeniche di tutto l’anno la Messa, eccettuato il tempo delle Vacanze. Nelli Martedì di tutto l’anno la Messa, eccettuato come sopra, e dopo la Messa il Si quaeris Miracula al Glorioso S.Antonio.

La parola ‘concerto’ non riveste nei Capitolari il significato di genere musicale che diamo noi oggi al termine, piuttosto è probabile che essa indichi la presenza di parti solistiche (anche vocali). Una delibera del 1726 sancisce che “nelle Messe tutte a concerto si faci doppo il Credo la sua Sinfonia” e certamente gran parte dei concerti e delle sonate di Tartini nascono per queste funzioni e sono legati al grado di solennità della festa. È probabile che essi venissero eseguiti suddivisi nei singoli movimenti: all’Offertorio il primo movimento, il secondo all’Elevazione, il terzo al Communio o alla conclusione del servizio. Le date manoscritte ritrovate sulle parti dei singoli strumenti, sebbene relative a un periodo di poco successivo a Tartini, confermerebbero questa prassi. 
In occasione di festività particolarmente solenni e prolungate era possibile l’esecuzione di più di un concerto nel corso del rito. Lo storico della musica Charles Burney, visitando Padova nell’estate del 1770, descrive una di queste messe concertate:
Mi recai alla chiesa di S.Antonio, dove, ricorrendo il Giorno del Perdono, si celebrava una messa con parti solistiche, composte da Padre Vallotti, che presenziava battendo il tempo [...]. Benché non si trattasse di una festività importante, l’orchestra era più numerosa del solito. Ci tenevo molto a sentire il celebre oboe Matteo Bissoli e il famoso vecchio violoncellista, Antonio Vandini che, come dicono gli italiani, suona in modo tale da far parlare il suo strumento. [...] Il coro di questa chiesa é immenso; i bassi sono posti tutti su un lato; i violini, gli oboi, i corni e le viole sugli altri lati. Le voci sono divise tra le due gallerie. 
Fino a metà Seicento il coro precedeva il presbiterio, chiudendo la vista all’altare, mentre dopo la ‘voltura del coro’ del 1650, esso venne disposto secondo la configurazione attuale, sui tre lati attorno all’altare. L’orchestra era disposta lungo tutta la galleria, con gli strumentisti vestiti in cotta e nascosti alla vista dei fedeli da drappi. Altri illustri personaggi e valenti musicisti ruotano attorno al Santo negli stessi anni di Tartini, facendo della Basilica un polo musicale d’eccezione e creando una vero e proprio circolo di musicisti con scambi e influenze tra varie personalità di esecutori, virtuosi e compositori, come emerge da una lettera del 1751 in cui Padre Vallotti scrive al conte Giordano Riccati:
Ho parlato col Sig. Tartini, col Sig. Matteo [Bissoli], e col Sig. D.Antonio [Vandini] per il noto Ottavario, ed avendo inteso che io sarò destinato a fare le funzioni hanno abbracciato tutti e tre l’impegno di suonare non solamente i Concerti, ma anche a tutta funzione, come fanno qui in questa Chiesa del Santo, e questo per dire il vero non è cosa indifferente, perché tre soggetti di questa fatta fanno spiccare tutta l’Orchestra.

Guido Viverit e Margherita Canale Degrassi

Antonio Vandini visto da Pier Leone Ghezzi





In Festo Sancti Antonii Patavini



O proles Hispaniae,
pavor infidelium,
nova lux Italiae,
nobile depositum
urbis Paduanae.

Bartolomé Esteban Murillo Sant'Antonio da Padova, 1665-1666, olio su tela, 190 x 121, Siviglia, Museo de Bellas Artes.

Splendori patavini: la storia sul davanzale


Riceviamo e pubblichiamo

Chissà se qualcuno se ne è mai accorto: sul davanzale della bella finestratura del Capitolo antoniano a Padova, c'è un pezzo di storia della città. Sui brani marmorei, consunti e a volte occultati o da qualche vaso messo qua e la, a dalla ruggine proveniente dalle spesse inferiate, si estendono miriadi di incisioni. Opere rozze, tracciate con chissà che attrezzi, in una sorta di atto vandalistico d'antica data che a vederlo, trova le sue ragioni. A prima vista sembrerebbero scarabocchi qualunque ma poi, tra emblemi carraresi e stemmi gentilizi, castelli e armi di un medioevo forse un po' annoiato, spunta simpatica una figura con cappuccio (una caricatura fratesca?) che se ne esce da una città turrita, forse la stessa Padova. C'è pure una firma in caratteri gotici, "Domenego". Sarà stato lui l'autore di queste interessanti incisioni? Un frate che si interessava d'araldica e di battaglie o un qualche mercenario dei Da Carrara che intendeva lasciare indelebile ricordo del suo passaggio? Insomma, un mistero su marmo alla portata di tutti. Basta dare uno sguardo.

F. G.

Alla riscoperta di Oreste Ravanello


In gioventù fu costretto a ritirarsi dal Conservatorio di Venezia per "mancanza di attitudini musicali", uno dei più grandi organisti della sua epoca. L'Oreste Ravanello che sotto lo sguardo vigile del Patriarca di Venezia, l'allora Cardinal Sarto, duellava con Bossi e Perosi agli organi battenti della Basilica di San Marco compie centoquarant'anni e c'è chi lo festeggia riscoprendo la sua grandiosa figura, come la Cappella Antoniana, l'istituzione secolare guidata da Ravanello dal 1898 al 1939, dedica addirittura un'intero anno ad uno dei suoi più grandi direttori. 

Figlio di musicisti dilettanti, studiò pianoforte al Liceo Musicale «Benedetto Marcello» di Venezia, ma fu costretto a ritirarsi per mancanza di attitudini musicali. Studiò allora privatamente organo e composizione con Andrea Girardi, allora organista della Basilica di San Marco, e storia della musica e canto gregoriano con P. Angelo De Santi, diplomandosi a 16 anni alla commissione diocesana dell’Associazione Italiana Santa Cecilia.
Già all'età di 17 anni, nel 1889, divenne organista della Cappella Marciana a Venezia e, nel 1895, primo organista della Basilica, essendo, dal 1893, direttore della "Schola" Lorenzo Perosi, succeduto al Tebaldini. Contemporaneamente, Marco Enrico Bossi divenne direttore e insegnante d'organo al "Benedetto Marcello".
In questo periodo la collaborazione tra questi tre celebri musicisti, Bossi, Perosi e Ravanello, fu molto intensa, e i loro duelli d’improvvisazioni ai due organi di San Marco (Gaetano Callido, 1766 in Cornu Epistolae e William George Trice, 1893, in Cornu Evangelii), talvolta alla presenza del Cardinale Giuseppe Sarto, futuro Papa Pio X, divennero celebri anche fuori città.
Nel 1898 divenne direttore della Cappella Musicale della Basilica del Santo di Padova, incarico che tenne per 38 anni. Nel 1902 Bossi lo nominò suo successore alla cattedra d’organo. Dal 1912 al 1938 fu insegnante di composizione e direttore dell’Istituto musicale «Cesare Pollini» di Padova che, sotto la sua guida e grazie all'interessamento di Ottorino Respighi, ottenne il titolo di Conservatorio.
Morì a Padova, il 2 luglio 1939.

La maggior parte della sua produzione è rappresentata da brani destinati all'esecuzione vocale o strumentale di ambito liturgico. Un apprezzabile numero di composizioni per organo sono destinate all'esecuzione concertistica, composizioni che possono considerarsi a pieno titolo tra i capisaldi della musica organistica italiana del tempo. Oltre a queste, pubblicò anche due raccolte di studi pedagogici destinati all'apprendimento sistematico dello strumento, alcune opere teoriche sull'accompagnamento del canto gregoriano e sulla composizione e, in collaborazione con Luigi Bottazzo, un metodo intitolato "L'organista di chiesa".

Oreste Ravanello fu stimato come improvvisatore, organista e progettista strumentale, tanto da essere considerato con Bossi il più grande organista italiano dell'epoca.
Profondo studioso della polifonia antica (analizzò ad esempio l’opera completa di Palestrina) e fervente sostenitore del Movimento Ceciliano, rivolse prevalentemente la sua creatività alla musica liturgica.



 testo da wikipedia, immagini da g.immage

Splendori patavini: torna a splendere la "Madonna Mora"

L'Annunciata durante la fase di pulizia.


Dopo gli strepitosi restauri alla Cappella dell'Arca, la Basilica Antoniana rivela ripulito e restaurato il suo angolo più mariano, annerito dalla fuligine delle candele devozionali e degli incensi di seicento anni.

La Cappella in cui si eleva il bel sacello gotico è di fondamentale importanza per la storia di Sant'Antonio e della sua Basilica e da sempre è legata alla figura della Vergine Maria. Il piccolo spazio sorgerebbe sulla piccola Chiesetta di Santa Maria Mater Domini, primo nucleo francescano nella città di Padova ancor prima della venuta del Santo di origini portoghesi. L'Oratorio, coperto di canne palustri fu il primo luogo di tumulazione di Sant'Antonio che in vita, ebbe sicuramente occasione di Celebrarvi Messa. Dopo la Canonizazione del Santo (1232) e la conseguente traslazione delle spoglie nella nuova grandiosa Basilica, l'antica e piccola Santa Maria Mater Domini, addossata ed incorporata al gran cantiere del tempio cupolato, veniva stravolta dai rimaneggiamenti. Ma veniamo alla "Madonna Mora" e al suo Tabernacolo:


L'Altare ed il Tabernacolo policromo restaurati
L’episodio più significativo e qualificante avvenuto nel tempo, all’interno della Cappella, è stato certamente la costruzione del bellissimo tabernacolo gotico entro il quale è allocata la preziosa immagine della Vergine con il Bambino: appunto, “la Madonna Mora“. Questo appellativo suggestivo, di origine popolare, risalente a tempi immemorabili non è spiegato da alcuna documentazione certa; alcuni lo fanno risalire al fatto che la statua della Madonna si presentava con una folta capigliatura bruna, altri al fatto che l’immagine offuscata dai fumi delle moltissime candele votive aveva assunto nel tempo un colore bruno. Fatto sta che nel corso della pulitura e del restauro appena concluso sono emersi in tutta la loro bellezza e freschezza i colori originali delle varie figure che compongono l’artistico insieme, avvalorando indirettamente l’ipotesi che il colorito “moro” fosse dovuto proprio ai depositi di fumi e di polveri stratificatisi nel tempo.

La Madonna col Bambino, lavoro policromo di Rinaldino di Puydarrieux
Lo splendido sacello che ospita la Madonna col Bambino è opera attribuita unanimemente a Rinaldino Di Puydarrieux (da Puy-l’Eveque) e aiuti, un magnifico esempio dell’ arte tardogotica francese del Trecento (Francia meridionale), interamente scolpito su pietra naturale e , a più riprese, finemente dipinto con inserti cromatici e preziose dorature.                                                     

Il capolavoro venne realizzato nel 1396 a cura della Confraternita di Sant’Antonio,  come si legge nel plinto delle colonne che sostengono l’elegante ciborio cuspidato, poiché a questa Confraternita era stato assegnato l’uso della Cappella per tutte le sue funzioni e per gli incontri dei confratelli. Nei pinnacoli della facciata l’Artista ha rappresentato la tradizionale Annunciazione, disponendo a sinistra l’Angelo e a destra la Vergine Annunciata. Sul vertice della ghimberga compare l’ Eterno Padre benedicente, mentre al centro del timpano è situato il tondo con il Cristo morto. I pulvini sovrapposti alle colonne ospitano Angeli con gli strumenti della Passione di Cristo, mentre nei pinnacolo posteriori troviamo raffigurati San Giovanni Battista e Santa Maria Maddalena. All’interno del tabernacolo, sulla parete di fondo posta dietro alla statua della Vergine, è collocato un pregevole affresco raffigurante il Profeta Isaia e il Re David contornati da Angeli. Il dipinto viene assegnato dai critici ad un ignoto artista seguace di Altichiero da Zevio (Stefano da Verona, secondo il Mellini). Preziosa per lavorazione la bellissima cancellata in metallo dorato che racchiude, aumentando il senso mistico dell’immagine interna, il prezioso ciborio.
Uno stupendo brano d'arte (mariana) restituito alla Basilica, proprio in tempo per la grande Solennità dell'Immacolata Concezione. Per chi desiderasse approfondire, segnaliamo il sito della Veneranda Arca del Santo (da cui abbiamo tratto notizie ed immagini), ricco di testi ed approfondimenti.

Le restauratrici al lavoro.

Avviso Sacro: Vianini e la sua "Schola" in Basilica del Santo




Un appuntamento imperdibile per gli appassionati di Musica Sacra in terra veneta: sabato 2 ottobre alle ore 21 in Basilica del Santo, Giovanni Vianini dirigerà la sua Schola Gregoriana Mediolanensis in un Concerto (ad ingresso libero) dedicato alla figura di San Francesco d'Assisi.




Domenica 3, la Schola animerà la Celebrazione delle ore 11, sempre nella Basilica antoniana. 
Dal graduale romano: INTROITO - Dominus illuminatio mea; Kyrie, Missa De Angelis; Gloria in excelsis Deo; GRADUALE - Dirigatur oratio mea; ALLELUJA - Confitemini Domino; Credo; OFFERTORIO - Exaltabo Te Domine; Sanctus, Benedictus; Agnus Dei; Pater noster; COMMUNIO - Illumina faciem Tuam e Narrabo omnia mirabilia; Dal libretto: Magnificat Senza Te Sacra Regina. 
da Cantuale Antonianum e Arciconfraternita del Santo
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