Uno sguardo veneto sulla Liturgia, musica e arte sacra, le attualità romane e le novità dalle terre della Serenissima.
Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.
Visualizzazione post con etichetta blog. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta blog. Mostra tutti i post

Che fine ha fatto Sacris Solemniis?




è vivo! e con l'occasione dell'ascesa al Soglio di Sua Santità Francesco è in fase di aggiornamento e riflessione.


Presto lo spazio veneto per la liturgia, l'arte e la musica sacra tornerà a regime. 
Più benedettiano che mai.


Piccoli vaticanisti crescono ...




... sperando lavorino meglio di quei colleghi impegnati a fare gossip e "campagna elettorale" in questi giorni di cimento. 



Buon lavoro!


I primi 365 giorni di Sacris Solemniis


E' ormai trascorso un anno dal primo post apparso su Sacris Solemniis. Ricco di piacevoli occasioni, come la visita del Santo Padre, il periodo trascorso è passato con non poche difficoltà, emerse soprattutto nel tentativo di delineare uno spazio concreto, dedicato alle realtà cristiano-cattoliche venete, alla scoperta di Fede, preghiera, tradizioni e dei numerosi tesori artistici e musicali, che una religiosità radicata nei secoli ha plasmato tra le città, i paesi, le parrocchie nei territori della Serenissima. Lanciando uno sguardo alla "nuvola delle etichette", posta a destra, sotto all'immagine d'intestazione, otto sono le parole che primeggiano: Papa, Benedetto XVI, Liturgia, Messa, Veneto, Chiesa, Venezia e Preghiera. Otto parole che sintetizzano quello che vuol trasmettere e proporre questo spazio web, a partire dalla fondamentale importanza della figura del Vicario di Cristo e del Suo Ministero, la Messa e la Liturgia nell'apice della santa Eucaristia [...] centro della Chiesa ma pure centro del nostro essere cristiani, sicuramente una sorta di provocazine in un Veneto travolto dal nuovo millennio e dalla più fervida secolarizazzione che continua a sconvolgere anche le realtà più tradizionalmente religiose delle terre di San Marco e di San Prosdocimo. La presenza di quelle otto etichette, così significative ci conforta e sembra indicarci la giusta strada. Per camminare più in fretta e in modo profiquo abbiamo però bisogno di collaboratori che aiutino a proporre e segnalare le realtà quotidiane delle diocesi venete. Per questo invitiamo, chi è interessato e si rende disponibile a diventare nostro collaboratore, a contattare la Redazione all'indirizzo mail blogsacrissolemniis@gmail.com.
Una delle nostre grandi difficoltà è la gestione dei commenti dei lettori, interessante fonte di dialogo ma che spesso e volentieri sfocia nella pesantezza e nell'arroganza di certi commentatori. Per questo teniamo a sottolineare che la Redazione di Sacris Solemniis non è responsabile del contenuto, delle opinioni e delle espressioni dei commenti.


Un po' di numeri...
visite totali: 120.000 (7/2011)
Il maggior picco di visite (da 13.500 a 24.900 visite) è stato registrato a Maggio, con la Visita di Papa Benedetto XVI.
visite per paese (7/2011):
  1. Italia 95.421
  2. Brasile 6.225
  3. Stati Uniti 6.588
  4. Germania 1.325
  5. Spagna 1.160
  6. Regno Unito 960
  7. Polonia 813

Veli e benedette incensazioni


di Nicola Bux

Si odono di frequente richiami a volgere l’attenzione all’Oriente cristiano, intanto sono omessi nel rito romano elementi che lo richiamano, come velare il calice e benedire l’incenso. La presenza di tende e veli nella liturgia è riconducibile al culto giudaico; per esempio il doppio velo all’ingresso del santuario nel tempio di Gerusalemme, segno di riverenza verso il mistero della Shekina, la presenza divina. Così per l’incenso e gli altri aromi che bruciavano sull’altare apposito antistante, al fine di elevare visibilmente l’anima alla preghiera, secondo le parole del salmo 140: Dirigatur, Domine, oratio mea, sicut incensum, in conspectu tuo – La mia preghiera stia davanti a te come incenso, o Signore. Nello stesso tempo il profumo copriva l’effetto sgradevole degli odori degli animali immolati e del sangue dei sacrifici.
Il velo rappresenta visibilmente l’esigenza di non toccare con mani, impure, le cose sacre: un simbolo dell’esigenza di purezza spirituale per avvicinarsi a Dio. Se la liturgia è fatta di simboli, questo è uno dei più importanti. I veli coprono le mani dei ministri, come gli angeli offerenti rappresentati nell’arte bizantina e romanica. In linea di principio, i vasi sacri, quando non in uso, sono sempre velati per alludere alla ricchezza che vi si nasconde.
Il velo del calice è un piccolo drappo del medesimo colore e stoffa della pianeta o casula, oppure sempre bianco, che serve a coprire tutto il calice, sull’altare o sulla credenza, dall’inizio della Messa all’offertorio; e poi dopo la purificazione che segue la comunione. Nel rito bizantino i veli sono due, per il calice e per il disco, ovvero la patena dei pani da consacrare. Nel rito romano, sebbene sia prescritto «lodevolmente» dall’Ordinamento generale del Messale di Paolo VI (n. 118), il velo che copre il calice è, nell’odierna prassi celebrativa, ordinariamente omesso.
Veniamo all’incensazione. Il sacerdote, all’inizio della Liturgia Eucaristica, messo l’incenso nel turibolo, lo benedice e poi incensa tutto l’altare, in onore del Signore. L’incenso viene benedetto, nella Messa in forma extraordinaria, con la preghiera: Per intercessionem beati Michaelis Archangeli, stantis a dextris altaris incensi, et omnium electorum suorum, incensum istud dignetur Dominus benedicere, et in odorem suavitatis accipere – Per intercessione di san Michele arcangelo, che sta alla destra dell’altare dell’incenso, e di tutti i suoi santi, il Signore voglia benedire questo incenso e accoglierlo come profumo a Lui gradito. Questa benedizione è più solenne della prima, nella quale si dice: Ab illo benedicaris, in cuius honore cremaberis – Ti benedica Colui in onore del quale sarai bruciato. Qui sono invocati gli angeli perché il mistero dell’incenso non rappresenta altro che la preghiera dei santi presentata a Dio dagli angeli, come dice san Giovanni nell’Apocalisse (8,4): Et ascendit fumus incensorum de orationibus sanctorum de manu angeli coram Deo – E dalla mano dell’Angelo il fumo degli aromi ascende con la preghiera dei santi davanti a Dio.
Ancor prima però, come spiega Prosper Guéranger, «siccome il pane e il vino che ha offerti hanno cessato d’appartenere all’ordine delle cose comuni e usuali, [il sacerdote] li profuma con l’incenso, come fa per Cristo stesso, rappresentato dall’altare». Belle le parole che accompagnano l’incensazione prima in forma di triplice croce e poi di triplice cerchio sul pane e del calice: Incensum istud a Te benedictum ascendat ad Te Domine et descendat super nos misericordia tua – Ascenda a te, Signore, questo incenso da Te benedetto e discenda su di noi la tua misericordia. È tutto il senso della liturgia, che ascende a gloria della presenza divina e discende per la nostra salvezza – in latino, salvare vuol dire conservare – affinché siamo completamente noi stessi e possiamo vivere in eterno con Dio. Il sacerdote si inchina «in spirito di umiltà e con animo contrito» affinché il sacrificio si compia alla presenza di Dio in modo da essere gradito; poi invoca lo Spirito sulle offerte. Il sacerdote, rendendo il turibolo al diacono, gli rivolge un augurio che fa ugualmente a sé medesimo, dicendo: Accendat in nobis Dominus ignem sui amoris, et flammam aeternae caritatis – Il Signore accenda in noi il fuoco del suo amore e la fiamma dell’eterna carità. Il diacono, ricevendo il turibolo, bacia la mano del sacerdote e poi la parte superiore delle catene, invertendo l’ordine delle azioni che aveva compiuto presentandoglielo. Tutti questi usi sono orientali e la liturgia li conserva perché sono dimostrazioni di rispetto e riverenza.
Dunque, la Chiesa non ha escluso gli aromi dai suoi riti, anzi usa il balsamo per preparare il Crisma. L’incensazione simboleggia il sacrificio perfetto dei santi doni del pane e del vino, cioè Gesù Cristo, a cui sono unite le nostre persone in sacrificio spirituale, emananti profumo soave che sale al cielo (cf. Gen 8,21; Ef 5,2); così sono le preghiere dei santi (Ap 5,8) e le virtù dei cristiani (2Cor 2,15).
Qualcuno osserverà che, da quanto il velo del tempio si è squarciato, non abbiamo più bisogno di alcun velo, e da quando si è offerto il sacrificio di Cristo non abbiamo più bisogno di incenso. In verità non dovremmo nemmeno più aver bisogno di alcun edificio sacro, perché Cristo è il nuovo tempio. Il punto è che, con la venuta di Gesù, il profano non è scomparso del tutto: però è continuamente incalzato dal sacro che è dinamico, in via di compimento: «Perciò dobbiamo ritrovare il coraggio del sacro,il coraggio della distinzione di ciò che è cristiano; non per creare steccati, ma per trasformare, per essere realmente dinamici» (J. Ratzinger, Servitori della vostra gioia, Milano 2002, p 127).

da ZENIT.org, immagine CORBIS.

Natale 2010, qualche immagine da San Pietro






   
Con qualche scatto della solenne Celebrazione papale nella Solennità della Natività di Nostro Signore, vi auguriamo un buon Natale.

immagini da Corbis, Daylife.

Blog Sacris Solemniis: qualche novità



Da un paio di giorni il blog ha trovato spazio su Facebook e ora è disponibile un nuovo contatto mail, a disposizione per commenti, suggerimenti, idee. 

blogsacrissolemniis@gmail.com

Aiutaci: valuta i post!


Aiutaci a migliorare il blog con un clic! 
Da oggi, sotto ad ogni post sarà possibile valutare l'intervento! 

Le ragioni di un nome: l'Inno Sacris Solemniis


Dal mattutino della solennità del Corpus Domini:

  1. Sacris solemniis juncta sint gaudia,
    Et ex præcordiis sonent præconia;
    Recedant vetera, nova sint omnia,
    Corda, voces, et opera.
  2. Noctis recolitur cœna novissima,
    Qua Christus creditur agnum et azyma
    Dedisse fratribus, juxta legitima
    Priscis indulta patribus.
  3. Post agnum typicum, expletis epulis,
    Corpus Dominicum datum discipulis,
    Sic totum omnibus, quod totum singulis,
    Ejus fatemur manibus.
  4. Dedit fragilibus corporis ferculum,
    Dedit et tristibus sanguinis poculum,
    Dicens: accipite quod trado vasculum;
    Omnes ex eo bibite.
  5. Sic sacrificium istud instituit,
    Cujus officium committi voluit
    Solis presbyteris, quibus sic congruit,
    Ut sumant, et dent ceteris.
  6. Panis angelicus fit panis hominum;
    Dat panis cœlicus figuris terminum;
    O res mirabilis: manducat Dominum
    Pauper, servus et humilis.
  7. Te, trina Deitas unaque, poscimus:
    Sic nos tu visita, sicut te colimus;
    Per tuas semitas duc nos quo tendimus,
    Ad lucem, quam inhabitas.

La traduzione in poesia del Sacerdote milanese Giuseppe Riva, estratta dal suo manuale di Filotea:

Ai riti solenni la gloria risponda;
si esterni quel gaudio che il cuore ci innonda
del patto vetusto non più si favelli,
sol cantisi il metro dei riti novelli;
Sia nuova ogni cosa nel labbro, nel cuore,
nell’opra che spieghi dell’alma il fervore.
La notte ricordasi dell’ultima cena,
lorquando con fronte tra mesta e serena,
coll’azzimo pane, Dio fatto mortale
mangiò co’suoi fidi l’agnello pasquale,
secondo la legge già data a Israele,
quand’era in Egitto suo servo fedele.
Compiuta la cena col tipico agnello,
Diè Cristo ai discepoli un Agno novello
Nel divo suo corpo, che ombrato dal pane,
spartito anche in fustoli intatto rimane,
e ognun lo riceve sì inter, sì grazioso
qual è su nel ciel Dio-Uomo glorioso.
Diè Cristo il suo corpo qual cibo ai suoi cari,
e il sacro suo Sangue lo porse del pari,
qual bibita in tazza, dicendo, bevete
voi tutti del vino che quivi vedete,
e in mia rimembranza poi fate altrettanto
piamente rimembrando tali giorni di pianto.
Così il sacrificio si vide istituito,
quel sol che all’Altissimo tornar può gradito
e ai soli Presbiteri fidossi l’uffizio
di poi rinnovare sì gran benefizio,
perché sen giovassero i primi suoi unti,
poi quanti lor fossero per fede congiunti.
Il pane degli angioli è fatto alimento
D’ogni uom che partecipa al gran Sacramento
Col pane celeste la fine si assegna
Ad ogni figura di Dio non più degna,
stupendo prodigio! A un vil servitore
sé stesso da in pascolo l’eterno Signore.
Dio unico e Trino che umil t’adora
Di ambita e perpetua tua visita onora,
sicchè le tue vie, battendo costante,
la meta raggiunga cui sempre è anelante,
e quella gran gloria in cui in ciel ti circonda
su ognun de’tuoi servi sempre si effonda.

L'Inno in canto:

Nasce un nuovo blog cattolico, veneto ma un po' romano.





Come non partire da questi "Sacris Solemniis"? Da quei riti in cui si esterna quel gaudio che il cuore ci innonda, come scriveva San Tommaso d'Aquino nel suo Inno per la solennità del Corpus Domini. Partire dalla centralità dell'Eucarestia e del Sacrificio, fondamenti della fede cattolica ci è sembrata la scelta migliore, perchè a questi fondamenti si basa la vita del cristiano e a questi sono convenute per secoli le migliori forme d'arte dell'essere umano. Nasce dunque tra i tanti, un nuovo blog cattolico, pensato e gestito da giovani veneti alle prime armi, desiderosi di scoprire questo prezioso bagaglio che la fede gli ha consegnato, un tesoro prezioso fatto di preghiera, musica e arte che trova splendido compimento nella Liturgia, nella forma Ordinaria e Extraordinaria del Rito Romano, come insegna Benedetto XVI.



http://sacrissolemniis.blogspot.com





le immagini sono tratte da Daylife e dall'album del Card.Angelo Scola, su Flickr
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...