Uno sguardo veneto sulla Liturgia, musica e arte sacra, le attualità romane e le novità dalle terre della Serenissima.
Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.
Visualizzazione post con etichetta rinuncie. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rinuncie. Mostra tutti i post

Al Santo un nuovo Delegato




Il Santo Padre Francesco ha nominato Delegato Pontificio per la Basilica di Sant’Antonio in Padova S.E. Mons. Vittorio Lanzani, Vescovo titolare di Labico, Delegato della Fabbrica di San Pietro.  
[01112-01.01] 

Campane a festa al Santo. Una nomina lampo e la fine (come sulla ghigliottina) dell'era Gioia. Monsignor Vittorio Lanzani, Delegato alla Fabbrica di San Pietro è stato nominato da Sua Santità Delegato per la Pontificia Basilica di Sant'Antonio di Padova. Nato nel Pavese nel 1951 e ordinato sacerdote nel 1976, Lanzani è particolarmente legato alla realtà romana: prima officiale della Congregazione per il Culto e segretario della Fabbrica di San Pietro e della Commissione permanente per la tutela dei monumenti storici ed artistici della Santa Sede poi elevato alla sede vescovile titolare di Labico e consacrato vescovo dalle mani del Beato Giovanni Paolo II (gennaio 2002) raggiunge la Delegazione della Fabbrica di San Pietro. Da oggi ricopre anche l'ufficio di Delegato per la Basilica del Santo.
Dopo gli intrighi, gli scandali - e i matrimoni - entra in scena il mitrato lombardo. 


Monsignor Lanzani accanto a Sua Santià Francesco nelle Grotte Vaticane.

Sulla Cattedra di Pietro




Il Vescovo di Roma siede sulla sua Cattedra per dare testimonianza di Cristo. Così la Cattedra è il simbolo della potestas docendi, quella potestà di insegnamento che è parte essenziale del mandato di legare e di sciogliere conferito dal Signore a Pietro e, dopo di lui, ai Dodici. Nella Chiesa, la Sacra Scrittura, la cui comprensione cresce sotto l’ispirazione dello Spirito Santo, e il ministero dell’interpretazione autentica, conferito agli apostoli, appartengono l’una all'altro in modo indissolubile. Dove la Sacra Scrittura viene staccata dalla voce vivente della Chiesa, cade in preda alle dispute degli esperti. Certamente, tutto ciò che essi hanno da dirci è importante e prezioso; il lavoro dei sapienti ci è di notevole aiuto per poter comprendere quel processo vivente con cui è cresciuta la Scrittura e capire così la sua ricchezza storica. Ma la scienza da sola non può fornirci una interpretazione definitiva e vincolante; non è in grado di darci, nell'interpretazione  quella certezza con cui possiamo vivere e per cui possiamo anche morire. Per questo occorre un mandato più grande, che non può scaturire dalle sole capacità umane. Per questo occorre la voce della Chiesa viva, di quella Chiesa affidata a Pietro e al collegio degli apostoli fino alla fine dei tempi. 
Questa potestà di insegnamento spaventa tanti uomini dentro e fuori della Chiesa. Si chiedono se essa non minacci la libertà di coscienza, se non sia una presunzione contrapposta alla libertà di pensiero. Non è così. Il potere conferito da Cristo a Pietro e ai suoi successori è, in senso assoluto, un mandato per servire. La potestà di insegnare, nella Chiesa, comporta un impegno a servizio dell’obbedienza alla fede. Il Papa non è un sovrano assoluto, il cui pensare e volere sono legge. Al contrario: il ministero del Papa è garanzia dell’obbedienza verso Cristo e verso la Sua Parola. Egli non deve proclamare le proprie idee, bensì vincolare costantemente se stesso e la Chiesa all'obbedienza verso la Parola di Dio, di fronte a tutti i tentativi di adattamento e di annacquamento, come di fronte ad ogni opportunismo. Lo fece Papa Giovanni Paolo II, quando, davanti a tutti i tentativi, apparentemente benevoli verso l’uomo, di fronte alle errate interpretazioni della libertà, sottolineò in modo inequivocabile l’inviolabilità dell’essere umano, l’inviolabilità della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale. La libertà di uccidere non è una vera libertà, ma è una tirannia che riduce l’essere umano in schiavitù. Il Papa è consapevole di essere, nelle sue grandi decisioni, legato alla grande comunità della fede di tutti i tempi, alle interpretazioni vincolanti cresciute lungo il cammino pellegrinante della Chiesa. Così, il suo potere non sta al di sopra, ma è al servizio della Parola di Dio, e su di lui incombe la responsabilità di far sì che questa Parola continui a rimanere presente nella sua grandezza e a risuonare nella sua purezza, così che non venga fatta a pezzi dai continui cambiamenti delle mode. 
La Cattedra è - diciamolo ancora una volta - simbolo della potestà di insegnamento, che è una potestà di obbedienza e di servizio, affinché la Parola di Dio - la sua verità! - possa risplendere tra di noi, indicandoci la strada. Ma, parlando della Cattedra del Vescovo di Roma, come non ricordare le parole che Sant’Ignazio d’Antiochia scrisse ai Romani? Pietro, provenendo da Antiochia, sua prima sede, si diresse a Roma, sua sede definitiva. Una sede resa definitiva attraverso il martirio con cui legò per sempre la sua successione a Roma. Ignazio, da parte sua, restando Vescovo di Antiochia, era diretto verso il martirio che avrebbe dovuto subire in Roma. Nella sua lettera ai Romani si riferisce alla Chiesa di Roma come a "Colei che presiede nell’amore", espressione assai significativa. Non sappiamo con certezza che cosa Ignazio avesse davvero in mente usando queste parole. Ma per l’antica Chiesa, la parola amore, agape, accennava al mistero dell’Eucaristia. In questo Mistero l’amore di Cristo si fa sempre tangibile in mezzo a noi. Qui, Egli si dona sempre di nuovo. Qui, Egli si fa trafiggere il cuore sempre di nuovo; qui, Egli mantiene la Sua promessa, la promessa che, dalla Croce, avrebbe attirato tutto a sé. Nell’Eucaristia, noi stessi impariamo l’amore di Cristo. E’ stato grazie a questo centro e cuore, grazie all’Eucaristia, che i santi hanno vissuto, portando l’amore di Dio nel mondo in modi e in forme sempre nuove. Grazie all’Eucaristia la Chiesa rinasce sempre di nuovo! La Chiesa non è altro che quella rete - la comunità eucaristica! - in cui tutti noi, ricevendo il medesimo Signore, diventiamo un solo corpo e abbracciamo tutto il mondo. Presiedere nella dottrina e presiedere nell’amore, alla fine, devono essere una cosa sola: tutta la dottrina della Chiesa, alla fine, conduce all’amore. E l’Eucaristia, quale amore presente di Gesù Cristo, è il criterio di ogni dottrina. Dall’amore dipendono tutta la Legge e i Profeti, dice il Signore (Mt 22, 40). L’amore è il compimento della legge, scriveva San Paolo ai Romani (13, 10).

BENEDICTUS PP. XVI 

Celebrazione Eucaristica e insediamento sulla Cattedra Romana, 7 maggio 2005 

Curie venete: le nomine estive




Giro di nomine nell'arsa estate veneta. Riportiamo gli elenchi comparsi nei giornali e nei siti delle Diocesi di Venezia, Verona e Trevisto.
a Venezia:
Don Valentino Cagnin
Vicario parrocchiale di “S. Maria Ausiliatrice” (Mestre-Gazzera), trasferito dall’ufficio di Vicario parrocchiale di “S. Ignazio di Loyola” (Venezia-Lido).  
Don Stefano Cannizzaro
Vicario parrocchiale di “S. Barbara” (Mestre), trasferito dall’ufficio di Vicario parrocchiale di “Ss. Gervasio e Protasio” (Carpenedo).  
Don Francesco Marchesi
Vicario parrocchiale di “S. Stefano” (Caorle) e Collaboratore pastorale di “Regina della Pace” (Castello di Caorle) e di “S. Bartolomeo” (Brussa di Caorle).  
Don Mauro Margagliotti
Vicario parrocchiale di “S. Nicolò” (Mira Taglio).  
Don Marco De Rossi
Amministratore parrocchiale di “SS. Risurrezione” (Marghera). Mantiene l’ufficio di Parroco di “Ss. Francesco e Chiara di Assisi” (Marghera).  
Don Fabrizio Favaro
Amministratore parrocchiale di “S. Antonio di Padova” (Lido), trasferito dall’ufficio di Vicario parrocchiale di “S. Maria Elisabetta” (Lido).  
Don Piotr Mikulski
Amministratore parrocchiale di “Purificazione di Maria (S. Maria Formosa)” (Venezia), trasferito dall’ufficio di Vicario parrocchiale di “S. Maria Concetta” (Eraclea).  
Don Alessandro Rosin
Amministratore parrocchiale di “Ss. Maria Assunta, Donato e Cipriano” (Murano) e di “S. Pietro” (Murano), trasferito dall’ufficio di vicario parrocchiale di “S. Nicolò” (Mira Taglio).  
Mons. Giuseppe Manzato
Amministratore parrocchiale di “Regina della Pace” (Castello di Caorle) e di “S. Bartolomeo” (Brussa di Caorle). Mantiene l’ufficio di Parroco Arciprete di “S. Stefano” (Caorle).  
Don Carlo Gusso
Parroco Arciprete di “S. Maria Assunta” (Borbiago), trasferito dagli uffici di Parroco Arciprete di “Ss. Maria Assunta, Donato e Cipriano” (Murano) e di “S. Pietro” (Murano).  
Don Renzo Mazzuia
Parroco di “S. Simeon Profeta (S. Simon Grande)” (Venezia), trasferito dagli uffici di Parroco Arciprete di “S. Martino” (Burano) e Amministratore parrocchiale di San Pietro e Santa Caterina di Mazzorbo.  
Don Raffaele Muresu
Parroco di “S. Maria del Rosario (Gesuati)” (Venezia). Mantiene gli incarichi precedenti.  
Don Mirco (Marco) Pasini
Parroco di “S. Maria Immacolata di Lourdes” (Mestre), trasferito dagli uffici di Amministratore parrocchiale di “Regina della Pace” (Castello di Caorle) e di “S. Bartolomeo” (Brussa di Caorle).  
Don Enzo Piasentin
Parroco Arciprete di “S. Martino” (Burano) e Amministratore parrocchiale di “Ss. Pietro e Caterina” (Mazzorbo), trasferito dall’ufficio di Parroco Arciprete di “S. Maria Assunta” (Borbiago).  
Don Paolo Socal
Parroco di “S. Felice” (Venezia) e Rettore di “S. Sofia” (Venezia), trasferito dall’ufficio di Parroco di “SS. Resurrezione” (Marghera).  
Don Nandino Capovilla
Collaboratore pastorale delle parrocchie “SS. Risurrezione” (Marghera) e “Ss. Francesco e Chiara (Marghera).  
Don Diego Sartorelli
Cappellano delle Residenze per anziani “San Lorenzo”, “Ca’ di Dio”, “Zitelle” e “San Giovanni e Paolo” di Venezia e Notaio di curia addetto all’Ufficio Matrimoni di Mestre, trasferito dagli uffici di Pro-Cancelliere Patriarcale e Aiuto del moderator curiae. Mantiene gli uffici di Direttore dell’Archivio Storico Diocesano e di Incaricato Diocesano FACI.  
Don Gilberto Sabbadin
Responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria e Assistente Spirituale del “Centro di Pastorale Universitaria S. Fosca” nonché Amministratore parrocchiale dei Tolentini. 
Don Marco Scarpa
cessa da questi uffici e mantiene tutti gli altri incarichi.  
Don Luigi Vitturi
Rettore di “S. Maria del Giglio” (Venezia), trasferito dall’ufficio di Parroco di “S. Antonio di Padova” (Lido).  
Mons. Giovanni Favaretto
Cappellano dell’Ospedale “Ss. Giovanni e Paolo” (Venezia). Mantiene l’ufficio di Parroco di “S. Giovanni Battista in Bragora” (Venezia).  
Don Marino Gallina
Canonico penitenziere della Basilica Cattedrale di San Marco (Venezia), trasferito dall’ufficio di Parroco di “S. Maria Immacolata di Lourdes” (Mestre).  
Don Angelo Pagan
Cancelliere Patriarcale. Mantiene gli uffici di Vicario giudiziale aggiunto e Rettore del Convitto Internazionale “Beato Giovanni XXIII”.  
Mons. Dino Pistolato
Delegato del Patriarca per gli affari economici, con funzione di vigilanza e controllo sull’amministrazione di beni ecclesiastici non sottratti alla potestà di governo del Vescovo diocesano, salve le competenze attribuite – ipso iure o dal Patriarca – all’Economo diocesano o ad altra Persona o Ufficio e la funzione di concedere le licenze previste della vigente legislazione canonica in materia amministrativa. Mantiene gli uffici già conferiti.
Il Patriarca ha riservato a sé stesso il compito di supplenza ai sensi dei canoni 1278 e 1279 § 2.   
Diac. Gianfranco Fiorin
Pro-direttore della Caritas Diocesana. Mantiene gli uffici già attribuiti.  
Mons. Guido Scattolin
Il Patriarca ha disposto che mantenendo gli uffici di Economo Diocesano, con tutte le funzioni annesse ipso iure all’ufficio, di Direttore dell’Ufficio Amministrativo Diocesano e gli altri uffici, incarichi e competenze, venga così formulato l’incarico di vigilanza attribuitogli ai sensi dei canoni 1278 e 1276 § 1: vigilanza sull’amministrazione dei beni appartenenti alle parrocchie, rettorie e realtà analoghe ai sensi dei canoni 1278 e 1276 § 1.
Il Patriarca ha riservato a sé stesso il compito di supplenza ai sensi dei canoni 1278 e 1279 § 2.   
Mons. Mario Ronzini
Il Patriarca lo ha incaricato, in quanto Delegato del Patriarca “ad universitatem negotiorum”, della vigilanza sulla Caritas Diocesana ai sensi del canone 1276 § 1.  
Don Umberto Bertola
Il Patriarca ha accettato la rinuncia all’ufficio di parroco di “S. Simeon Profeta” (Venezia) presentata ai sensi del canone 538 § 1.  
Mons. Giacinto Danieli
Il Patriarca lo ha incaricato di Collaborare con il Patriarca Emerito Marco Cè e con mons. Valerio Comin nella gestione degli Esercizi Spirituali Diocesani. Mantiene l’ufficio di Padre Spirituale in Seminario. Cessa dall’ufficio di parroco di “S. Maria del Rosario (Gesuati)”. 






A Verona: 
ANDRIOLO mons. Giuseppe Andriolo è nominato canonico onorario e trasferito dall’ufficio di Parroco di Legnago-Duomo all’ufficio di Parroco di Cerea  
BATTISTIN don Gabriele è trasferito dall’ufficio di segretario particolare del Vescovo e inviato per lo studio del Diritto Canonico a Venezia, assumendo nel contempo l’ufficio di Vicario parrocchiale di Raldon  
BELLINAZZO dom Nicola, n.d. è trasferito dall’ufficio di Collaboratore a Sant’Anastasia in Verona all’ufficio di Collaboratore del Parroco di Casaleone-Venera per Venera  
BONI don Federico Sacerdote novello, è nominato Segretario particolare del Vescovo  
BREDA don Stefano Sacerdote novello, è nominato Collaboratore a Croce Bianca in Verona  
DALLA VERDE don Carlo Sacerdote novello, è nominato Vicario parrocchiale di San Massimo in Verona  
FERRARI mons. Matteo è trasferito dall’ufficio di Parroco di Lugo e incaricato dell’insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole superiori, proseguendo gli studi in Teologia dogmatica
GIOVANNELLI don Paolo Sacerdote novello, è nominato Vicario parrocchiale di Gesù Divino Lavoratore in Verona 
GIRADI don Andrea è nominato anche Vice-assistente dell’Azione Cattolica diocesana per il settore giovani  
LUCCHI don Massimiliano è trasferito dall’ufficio di Vicario parrocchiale di San Massimo in Verona al monastero di Pra’d Mill (Cuneo) per un’esperienza monastica  
MARCHESI mons. Giorgio è nominato canonico onorario e trasferito dall’ufficio di Parroco di Cerea all’ufficio di Parroco di Bovolone  
MATTUZZI don Andrea Sacerdote novello, è nominato Vicario parrocchiale di Domegliara, Ponton e Volargne 
PASETTO don Paolo Sacerdote novello, è nominato Vicario parrocchiale di Pozzo  
RADIVO mons. Giacomo è nominato Direttore spirituale in Seminario Maggiore  
RIGHETTI don Diego è trasferito dall’ufficio di Direttore spirituale del Seminario Maggiore all’ufficio di Parroco di Legnago-Duomo, e nominato delegato vescovile per l’Ecumeniscmo e il dialogo interreligioso  
TRESSINO don Michele è trasferito dall’ufficio di Vicario Parrocchiale di Porto di Legnago all’ufficio di Parroco di Lugo  
TURCO don Tarcisio è trasferito dall’ufficio di Parroco di Ponton all’ufficio di Collaboratore a Domegliara, Ponton e Volargne  
TURRI don Marco Sacerdote novello, è nominato Vicario parrocchiale dell’UP Caprino-Lubiara-Pazzon  
UGOLINI mons. Luciano Sono accolte le sue dimissioni. E’ incaricato del ministro pastorale a Ospedaletto di Pescantina  
ZANOLA don Davide Sacerdote novello, è nominato vicario parrocchiale di Tomba Extra in Verona





a Treviso: 
Sacerdoti che concludono il ministero di parroci o altri servizi pastorali per raggiunti limiti di età o per trasferimento ad altro ministero 
Padre Saverio Fabiano, OMI, parroco di Onè di Fonte
Don Domenico Trivellin, arciprete di Marcon
Don Giorgio Morlin, parroco di Mazzocco di Mogliano
Mons. Vittorio Simeoni, arciprete di Mogliano
Don Elio Girotto, parroco di S. Liberale di Marcon
Don Umberto Modulo, parroco di Sambughè
Don Angelo Faliva, parroco di Negrisia
Don Adolfo Giacomelli, arciprete di Padernello
Don Lino Michieletto, cappellano dell’Ospedale di S. Donà di Piave

Nuovi parroci o parroci trasferiti ad altra parrocchia
 
Don Giuseppe Durigon, finora arciprete di Monigo, è nominato parroco di Mazzocco di Mogliano.

Don Giuseppe Mazzocato, finora amministratore parrocchiale di Scandolara è nominato arciprete di Monigo.

Don Daniele Michieli, finora arciprete di Zero Branco e parroco di S. Alberto, è nominato parroco di Onè di Fonte.

Don Mario Basso, finora arciprete di Castelcucco e parroco di Monfumo , è nominato arciprete di Zero Branco e parroco di S. Alberto e Scandolara.

Don Marco Cagnin, finora parroco di Loreggiola, è nominato arciprete di Castelcucco e parroco di Monfumo.

Don Piergiorgio Guarnier, finora arciprete di Cavaso e amministratore parrocchiale di Possagno, è nominato arciprete di Padernello.

Don Pierangelo Salviato, finora parroco di Camalò è nominato arciprete di Possagno e di Cavaso.

Don Giovanni Kirschner, parroco di Santandrà e di Povegliano, e don Corrado Cazzin, arciprete di Arcade, sono nominati parroci “in solido” di Arcade, Camalò, Povegliano e Santandrà.

Mons. Leone Cecchetto, arciprete di Loreggia, è nominato anche parroco di Loreggiola.

Don Samuele Facci, finora arciprete di Ponte di Piave e parroco di Campobernardo, è nominato arciprete di Mogliano e di S. Marco in Ronzinella di Mogliano.

Don Giampaolo Bano, finora parroco di Massanzago, è nominato arciprete di Ponte di Piave e parroco di Campobernardo.

Don Germino Zamprogna, finora parroco di Lovadina, è nominato parroco di Massanzago.

Don Giovanni Stasi, finora vicario parrocchiale di Silea è nominato parroco di Lovadina.

Don Silvano Filippetto, finora arciprete di Ormelle e di Roncadelle, è nominato arciprete di Marcon.

Don Silvano Perissinotto, parroco di Gaggio e Direttore dell’Ufficio missionario è nominato anche amministratore parrocchiale di S. Liberale di Marcon.

Don Gianni Biasi, finora vicario parrocchiale di Riese-Spineda-Poggiana, e don Alberto Gasparini, finora vicario parrocchiale di Mirano, sono nominati parroci “in solido” di Ormelle, Roncadelle, Negrisia

Don Fervido Cauzzo, arciprete di Preganziol e don Graziano Santolin, vicario parrocchiale della stessa parrocchia, sono nominati parroci “in solido”di Preganziol e Sambughè.

Altri ministeri e servizi pastorali
 
Don Michele Marcato, docente dell’Istituto Teologico interdiocesano e Segretario Istituto Superiore di Scienze religiose, viene nominato anche pro-Direttore dell’Istituto Teologico Interdiocesano, succedendo a don Giuseppe Mazzocato

Don Eros Pellizzari, che rientra da un tempo di servizio presso le comunità italiane in Australia, viene nominato cappellano dell’Ospedale di S.Donà

Nomina nuovi Vicari Foranei ad tempus
 
Don Edmondo Lanciarotta è nominato Vicario foraneo del Vicariato di Mogliano Veneto in sostituzione di don Domenico Trivellin.

Mons. Maurizio De Pieri è nominato Vicario foraneo del Vicariato di Monastier in sostituzione di don Samuele Facci.

Don Artemio Favaro è nominato Vicario foraneo del Vicariato di Paese in sostituzione di don Daniele Michieli.


Scandalo a Villaregia, rimozioni e commissariamento

I fondatori della Comunità Missionaria di Villaregia




Dopo lo scandalo che ha coinvolto i fondatori della celebre comunità missionaria chioggiotta (don Luigi Prandin e Maria Luigia Corona), arrivano i provvedimenti da Roma...

In data 22 maggio 2012, il Pontificio Consiglio per i Laici, dopo approfondita indagine, ha decretato la rimozione dalla carica di presidenti dei fondatori della Comunità Missionaria di Villaregia, padre Luigi Prandin e Maria Luigia Corona, e ha disposto la loro dimissione da membri dell’Associazione con l’ingiunzione di non risiedere in futuro in nessuna casa della medesima. Il provvedimento è avvenuto a seguito di numerose denunce firmate, pervenute al Pontificio consiglio per i laici, riguardanti gravi comportamenti immorali perpetrati nel passato da padre Luigi Prandin nei confronti di alcune missionarie maggiorenni. Tale azione disciplinare colpisce anche la fondatrice, Maria Luigia Corona, perché, pur essendo a conoscenza dei fatti, ha coperto e mentito. Il Dicastero, con il suo intervento, ha inteso assolvere a un dovere di giustizia e dare una risposta fedele alle ripetute esortazioni del Santo Padre Benedetto XVI, che chiede di stabilire la verità di ciò che è accaduto in passato, prestando al contempo una particolare attenzione alle vittime e prendendo tutte le misure atte ad evitare che si ripeta in futuro (Cf. Discorso ai Vescovi dell’Irlanda, 28 ottobre 2006). All'allontanamento definitivo dei fondatori ha fatto seguito la nomina di un Commissario Pontificio nella persona di padre Amedeo Cencini, religioso canossiano, che guiderà la CMV nella fase di ristrutturazione e risanamento sollecitata dalla Santa Sede. Il Commissario, che ha assunto in spirito di obbedienza alla Chiesa l’oneroso incarico, sarà coadiuvato da quattro consiglieri di sua nomina, scelti tra gli stessi membri della Comunità. Il provvedimento della Chiesa è grave, ma oltre a porsi nella linea della verità, con il coraggio e la sofferenza che ciò comporta, è e vuole essere anche un atto di grande fiducia e stima nei confronti della comunità di Villaregia e delle persone, missionarie, missionari, coppie di sposati e tutti quei volontari, che in gran numero e in modi diversi, hanno collaborato in questi anni per l’ideale missionario. La comunità missionaria chiede perdono per tutto ciò e per il turbamento che questo potrebbe provocare in tante persone; essa stessa è profondamente addolorata. Al tempo stesso chiede il rispetto per questa sua sofferenza, mentre riafferma la sua volontà, pur nella consapevolezza della propria fragilità, di continuare a servire il Signore e ad annunciare il Regno di Dio. Il Pontificio Consiglio per i Laici, in questo momento, mentre riconosce in pieno la validità del carisma della Comunità Missionaria di Villaregia, incoraggia dunque i suoi membri a vivere in spirito di fede e di filiale obbedienza alla Chiesa questo doloroso momento e a proseguire con dedizione la loro azione missionaria ed evangelizzatrice. Tale invito si estende anche ai membri aggregati, che a vari livelli collaborano con l’Associazione, secondo i suoi fini.  
Commissario pontificio Padre Amedeo Cencini e Consiglio di Presidenza

Adieu Scola: «gratitudine al Signore per questo decennio»

 

Non è mancata la «gratitudine al Signore per questo decennio». Né la richiesta di «perdono, a coloro che volontariamente o involontariamente avessi potuto offendere in questo cammino. Se ho peccato contro questa Chiesa ho soprattutto peccato di omissione». Né poteva mancare la rilettura di quanto sta avvenendo a questa Chiesa – e a lui, chiamato ad essere il nuovo arcivescovo di Milano – secondo il filtro della Parola di Dio: «Perché Cristo è la nostra vita siamo qui questa sera. Perché Cristo è la nostra vita noi ci disponiamo a seguire un disegno che ci supera». E ancora: «Ogni prova, compreso il distacco, è per un di più, è per il nostro bene».
«Questa Venezia è un messaggio all'umanità». Ma l'ultima omelia del card. Angelo Scola, pronunciata mercoledì sera dal pulpito della Cattedrale di San Marco, è stata anche l'occasione per rilanciare ancora una volta la missione affidata a questa città dell'umanità, alla «Serenissima nostra città che tanta luce ha avuto dalla nostra Chiesa e che tanta ancora se ne aspetta». Colpito, quasi stregato dal «prorompere della bellezza della nostra Venezia, assolutamente indicibile, indescrivibile», assaporata durante il viaggio nella “disdotona” offertogli poco prima dalle remiere, il card. Scola sottolinea: «Questa Venezia è un messaggio all'umanità, perché il suo popolo la vive in modo tale da renderla un messaggio per l'umanità. E' una responsabiltà per la Chiesa, una responsabiltà per tutti gli abitanti della società civile plurale, un compito per l'umanità in un tempo di grande travaglio».
La lode ai presbiteri. Ha lodato ancora, il card. Scola, il «presbiterio solido, ricco, pluriforme ma unito. Questa è, assieme all'apporto dei religiosi e delle religiose, la grande eredità, la ricchezza della Chiesa di Venezia che il Patriarca Angelo lascia al suo successore. Per la potenza di Cristo questa Chiesa ha un grande futuro, come ce l'ha la città serenissima».
«Che bella Chiesa locale è la Chiesa di Venezia. Realmente è un luogo di pluriformità nell'unità», ha aggiunto. «Una Chiesa ben radicata in Marco, nei suoi successori, in san Lorenzo Giustiniani, nei grandi papi santi e beati, nei patriarchi che ci hanno preceduto, nei tanti santi che hanno vissuto nella nostra terra e hanno seminato i carismi del rinnovamento della vita». Si incrina la voce quando cita anche «i nostri cari che ci hanno già preceduto all'altra riva».
«Nessun distacco è propriamente un distacco», ha rimarcato. «Nessuna partenza è una partenza per chi è incamminato verso un'unica meta: Cristo nostra vita, Cristo tutto in tutti».

Paolo Fusco
Tratto da GENTE VENETA, n.35/2011


 


immagini Flickr

Scola Arcivescovo di Milano: l'ultimo atto veneziano


Angelo Scola, Amministratore apostolico del Patriarcato, in citta'. Nel pomeriggio - alle ore 15.30 e con inizio presso la Basilica della Salute - il card. Scola e il rettore mons. Lucio Cilia hanno invitato tutti i sacerdoti e i diaconi della diocesi per un incontro a loro riservato di congedo e saluto. A margine dell'incontro, che vedra' la partecipazione anche di numerosi vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto, sara' presentata la sede del Seminario Patriarcale giunta quasi al termine dei lavori di restauro. Alle ore 17.15 il card. Scola sara' accolto, davanti alla basilica della Salute, da una rappresentanza del Coordinamento delle Remiere cittadine che, in questa straordinaria occasione, mettera' in acqua la ''disdotona'', suggestiva e speciale gondola da parata con 18 vogatori, per accompagnare il card. Scola nell'ultimo giro sul Canal Grande: dalla Salute raggiungera' Ca' Foscari per poi imboccare il Rio Novo; giunto a Piazzale Roma, risalira' tutto il Canale Grande fino al Molo di S. Marco (arrivo previsto intorno alle ore 18.00). Il card. Scola verra' qui accolto dai gondolieri e dal sindaco di Venezia Orsoni per essere, infine, accompagnato dai canonici nella basilica di S. Marco attraverso l'ingresso centrale. Entrato in cattedrale sostera' brevemente in preghiera davanti alla Nicopeia e alla Pala d'Oro poco prima dell'inizio - fissato alle ore 18.30 - della solenne concelebrazione eucaristica di congedo che e' aperta alla partecipazione di tutti (l'ingresso, infatti, e' libero fino a disponibilita' di posti). Il momento culminante di saluto da parte della Chiesa veneziana verra' ripreso e trasmesso in diretta da Bluradio Veneto (fm 88.70 - 94.60) e da Telechiara (canale 14 del digitale terrestre) che si colleghera' con la cattedrale marciana gia' a partire dalle ore 18.00. Al termine della messa sono previsti, in particolare, i saluti al card. Scola da parte del Patriarca emerito card. Marco Ce', di un sacerdote (mons. Orlando Barbaro) e di due laici (un adulto, Giampaolo Rossi, e un giovane, Filippo Toso); subito dopo il neoarcivescovo di Milano avra' modo anche di salutare informalmente, in Piazzetta dei Leoncini, tutti coloro che lo desidereranno. Il card. Scola ha esplicitamente chiesto che tutti coloro che avessero l'intenzione di fargli un regalo devolvano l'offerta al fondo destinato a sostenere un'opera di carita' decisa dal Patriarcato in occasione della chiusura della visita pastorale e della visita di Benedetto XVI dello scorso maggio.
fdm/gc (Asca)

Scola Arcivescovo di Milano: le dinamiche di una nomina


In attesa della nomina del nuovo Patriarca di Venezia, riviamo le tappe (pur sempre presunte) che hanno portato il Cardinal Scola sulla Cattedra di Ambrogio.

di Marco Tosatti (Vatican Insider)
Non c’è estate senza il suo tormentone, e quello del 2011, almeno per quanto riguarda il nostro mondo vaticano sembra incentrato su Benedetto XVI, la diocesi di Milano e la nomina del cardinale Angelo Scola, già patriarca di Venezia a succedere a Dionigi Tettamanzi. Benedetto XVI, dicono alcuni illustri colleghi, avrebbe deciso di scegliere Scola a causa di una sapiente campagna mediatica, e non in base a convinzioni personali. Ne hanno scritto Andrea Tornielli (per confutare la tesi) Aldo Maria Valli, Giancarlo Zizola e don Filippo di Giacomo, last but not least. Dal momento che non c’è niente di più affascinante che partecipare alla nascita di una leggenda mi permetto di portare anch’io il mio contributo, basato sugli appunti di una serie di conversazioni avute negli ultimi dieci mesi al di là del Portone di Bronzo.
La prima volta che mi è stato indicato che Benedetto XVI avrebbe gradito affidare l’eredità ambrosiana al patriarca di Venezia è stato agli inizi del dicembre 2010. Una fonte molto vicina all’Appartamento mi informava del fatto che “alla fine di febbraio verrà annunciato il successore del cardinale Dionigi Tettamanzi”. Tettamanzi avrebbe, sempre secondo questa fonte, inutilmente tentato di ottenere da Benedetto XVI un’ulteriore proroga al suo mandato a Milano. Tettamanzi era ufficialmente scaduto il 14 marzo 2009; era ancora arcivescovo di Milano, per cui si trovava oltre un anno e mezzo dalla sua scadenza ufficiale, e aveva suggerito a papa Ratzinger un altro periodo di prorogatio.
Benedetto XVI non aveva apprezzato; tanto che ha dato disposizione di informare in maniera un po’ fredda e formale, visti gli usi vaticani, l’arcivescovo. Ha suggerito che il Nunzio in Italia annunciasse con lettera all’arcivescovo il pensionamento nei primi mesi del 2011. Sin da quel momento mi è stato fatto il nome di Scola come candidato preferito e “in pectore” di Benedetto XVI; e mi è stato chiesto di non rivelare questa preferenza, proprio per non correre il rischio di bruciare un candidato che avrebbe certamente ricevuto un’accoglie mista, quanto a calore….
Intanto partiva la corsa per la successione. E in realtà l’ha aperta ufficialmente Tettamanzi, in realtà, chiedendo al neo cardinale presidente del pontificio Consiglio per la Cultura, Gianfranco Ravasi, di tenere un pontificale nel duomo di Milano. In pratica, l’ha “lanciato” come suo successore. L'arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi gli ha rivolto questo saluto in duomo: "Molti tra i presenti, o forse tutti, sacerdoti, persone consacrate, fedeli laici e anche non credenti - ha detto - hanno trovato in te, direttamente o tramite i tuoi scritti, un autentico maestro della Parola. Tu ci hai insegnato a vedere la Parola di Dio come il Verbo che si fa carne nella cultura dell'uomo. Partendo dalle parole, dai concetti, dai simboli, dai sentimenti, persino dai sogni degli uomini - con tutte le infinite sfumature che l'esperienza umana assume nel corso del tempo e nello spazio - Dio si è rivelato con la potenza della sua Parola”.
Ravasi per un po’ ha accarezzato l’idea, e in quella che è stata la sua prima uscita pubblica da cardinale, Ravasi ha voluto ricordare il suo legame con la città e la diocesi ambrosiana. «Sono felice di essere oggi qui in Duomo dove ho mosso i miei primi passi da sacerdote», ha detto parlando a braccio dal pulpito e ringraziando Tettamanzi per le parole di affetto che gli ha rivolto all'inizio della celebrazione. “La mia diletta città potrebbe fare benissimo a meno di me, ma sono io che non posso fare a meno di essa perché mi pulsa nelle vene e nel sangue”. 
Ma il 24 febbraio scrivevo ( e quindi le informazioni erano relative a qualche giorno prima) che l’ipotesi Ravasi era stata affossata in maniera definitiva da Benedetto XVI, nonostante la suadente sponsorizzazione del cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone (sempre secondole fonti). “Ubi est, maneat”: con questa frase latina Benedetto XVI avrebbe risposto al suo segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone, che in una conversazione faceva emergere il nome dell’illustre biblista come successore del card. Tettamanzi alla diocesi ambrosiana.

E scrivevo: “Il Papa avrebbe infatti escluso anche un trasferimento a Venezia, nel caso che si rendesse libero il seggio patriarcale. Che potrebbe, eventualmente, rendersi disponibile se il Pontefice decidesse di chiedere al Patriarca, il card. Angelo Scola, di assumere il non facile compito di gestire la diocesi ambrosiana. L’esclusione di Ravasi, che sembrava un candidato “naturale” sotto la Madonnina, e che godeva appunto della simpatia del braccio destro di Benedetto XVI, rende più complicato il puzzle della sostituzione”.
In realtà la battaglia per Milano è cominciata allora. Ed è consistita soprattutto nel “come” far giungere il patriarca di Venezia sotto la Madonnina, senza che sembrasse un gesto d’imperio di un Papa ben deciso, ma prudente, e desideroso di far arrivare in porto un candidato che sapeva non ben voluto da tutti nella capitale economica. Anche perché nella questione di Milano entravano in parecchi, a cominciare dal nunzio in Italia e a finire a cordate diplomatiche in Curia. In questa luce è da leggere l’allargamento della Plenaria della Congregazione per i Vescovi a un bouquet di nuovi membri, cardinali e non, destinati a rinforzare la candidatura di Scola. Allargamento giunto proprio, e non per caso, alla vigilia della “Plenaria” da cui poi è uscita la candidatura immediatamente accolta – e come poteva essere diversamente? – da papa Ratzinger. Nei giorni trascorsi fra la Plenaria e l’annuncio ufficiale tutti coloro che non amavano un candidato “conservatore” a succedere a Martini e Tettamanzi si sono dati da fare con parole opere e voci. Compresa quella di un possibile “gran rifiuto” dell’ultimo minuto del futuro arcivescovo di Milano. E, a parte questo, l’ipotesi di Benedetto XVI che si fa condizionare dai giornali (che sappiamo quanto ama e stima….) nella scelta di un vescovo, e del presule della più grande diocesi del mondo, mi sembra un tantino irreale. Ma è solo un’opinione personale.

Scola Arcivescovo di Milano: il discorso alla nomina


Eminenza, Eccellenza, Fratelli nel sacerdozio, Carissimi fedeli, Vi ho convocato in questa preziosa Sala del Tintoretto per comunicarVi la decisione del Santo Padre, portata a mia conoscenza qualche giorno fa, di nominarmi Arcivescovo di Milano.
Potete ben capire come non sia facile per me darVi questa notizia. E proprio per questo saprete essere magnanimi nei miei confronti.
Vi dico semplicemente che ho accolto in obbedienza la decisione del Papa perché è il Papa.
Con sincerità debbo riconoscere che in questo momento il mio cuore è un po’ travagliato. Da una parte, ci sono il fascino della splendida avventura vissuta nelle terre di Marco che dura ormai quasi da un decennio, e il dolore per il distacco da Voi che, per dirlo con l’Apostolo Paolo, «mi siete diventati cari» (1Ts 2,8); dall’altra, mi aspetta la Chiesa di Milano, quella in cui sono stato svezzato contemporaneamente alla vita e alla fede.
Tuttavia molto di più che questi argomenti di carattere personale, conta la disposizione ad accogliere il disegno di Dio nella mia vita. Sono certo che questo disegno passa dall’azione dello Spirito Santo nella Chiesa e in essa, in modo speciale, dal ministero del Santo Padre. Nonostante i miei limiti, grazie all’educazione ricevuta fin dall’infanzia, ho imparato che Dio è sempre più grande e il Suo disegno su di noi, quando è accolto con animo aperto, è sempre il più conveniente, non solo per la propria persona ma anche per quanti ci sono stati affidati.
Siamo quindi chiamati a guardare il disegno del Padre, Voi ed io insieme, con gli occhi ed il cuore di chi ama la Chiesa nella sua splendente universalità che poggia su un’incessante comunione tra le Chiese particolari: da Marco ad Ambrogio, da San Lorenzo Giustiniani a San Carlo, per limitarmi alle radici profonde delle Chiese che sono in Venezia e in Milano.
Voglio vivere questa nomina come uno scambio di amore. Mi ha confortato in questi giorni una bella affermazione del nostro Proto-Patriarca contenuta ne “Il capitolo dell’amore” (XI, 1): «Nessuno è mai avvinto più ardentemente di quanto è avvinto dall’amore. E non si può non amare, quando si sa di essere amati. E che si è amati e si ama, lo si intende dai doni che ci si scambia in testimonianza di questo amore». Con questo spirito accolgo la decisione del Santo Padre e chiedo a Voi di fare parimenti.

Tengo a dirVi che lascio la vita del Patriarcato in ottime mani. La simultanea partenza di S.E. Mons. Beniamino Pizziol e la mia possono, di primo acchito, creare qualche sconcerto. Eppure, esaminate le cose con il realismo della fede, sono certo che il popolo cristiano e, soprattutto, il presbiterio veneziano, sono garanzia di un futuro pieno di speranza. La Visita Pastorale e il modo con cui tutta la Diocesi e la società civile hanno vissuto e stanno cominciando a mettere a frutto il dono della presenza del Papa tra noi ne sono solida conferma.
I mesi che ci separano dalla nomina del nuovo Patriarca non lasceranno la Diocesi senza guida. Il Santo Padre mi ha nominato Amministratore Apostolico, con le facoltà di Vescovo diocesano, fino al giorno 7 settembre. Inoltre, già da ora posso comunicare di aver chiesto che S.E. Mons. Beniamino Pizziol mi succeda come Amministratore Apostolico dal giorno 8 settembre fino alla presa di possesso del nuovo Patriarca.
A tenore di quanto stabilito dalle norme della Chiesa, non è possibile procedere alla nomina del Vicario Generale. È mia intenzione, tuttavia, portare a termine la consultazione perché possa essere di aiuto per il futuro. Inoltre, da oggi cessano le facoltà dei Vicari Episcopali, così come le funzioni dei Consigli Presbiterale e Pastorale. Tuttavia, per assicurare il normale svolgimento della vita nel Patriarcato, mi è consentito di procedere alla nomina di Delegati (cf. canoni 416-417 e Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi Apostolorum successores, Appendice nn. 233-247).
Invito i sacerdoti, le comunità parrocchiali e religiose, ad elevare ferventi preghiere per la nomina del nuovo Patriarca e per le necessità del Patriarcato. Nella Basilica Cattedrale di San Marco e in tutte le altre chiese della Diocesi si celebrino Sante Messe con il formulario previsto dal Messale romano per l’elezione del Vescovo (cf. Apostolorum successores n. 247).
Avremo modo in occasione della Festa del Redentore e degli atti di congedo, agli inizi di settembre, di ritornare sul cammino di questi anni, sul futuro della nostra Chiesa e della nostra amata Venezia di terra e di mare. Potrò così ringraziare debitamente della comunione e della collaborazione che mi è stata offerta in questi anni, a cominciare dalla discreta e preziosa amicizia del Cardinale Marco.
Voglio rivolgere un saluto molto intenso a quanti stanno partecipando ai Grest, ai campi scuola, alle vacanze estive. Ho nel cuore in modo speciale e chiedo la preghiera dei bambini, degli anziani, degli ammalati e dei più poveri ed emarginati. Così come mi affido particolarmente alla preghiera dei monasteri del nostro Patriarcato.
Per ora rinnoviamo il nostro affidamento alla tenera protezione della Vergine Nicopeia che anche in questa occasione ci accompagnerà alla vittoria della fede, della speranza e della carità.

Angelo Card. Scola


da GENTE VENETA, immagine da flickr

La nomina: adieu Scola!


RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI MILANO (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Milano (Italia), presentata da Sua Eminenza il Card. Dionigi Tettamanzi, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di Milano (Italia) Sua Eminenza il Card. Angelo Scola, finora Patriarca di Venezia.
[01020-01.01]

Scola resta a Venezia?


 di Zita Dazzi

Il Cardinale Angelo Scola - il cui nome viene speso da mesi come quello del più probabile successore dell'arcivescovo Dionigi Tettamanzi - avrebbe manifestato la sua intenzione di restare a Venezia, città della quale è patriarca dal 2002. La notizia trapela da ambienti vaticani ed è inutile cercarne conferme sia col diretto interessato sia in Curia a Milano, dove tutti aspettano le decisioni di Ratzinger, attese per fine giugno. Pare comunque confermato che il Papa farà la sua scelta entro quella data e che Tettamanzi resterà in diocesi fino alla fine dell'estate per dare modo al successore di insediarsi a settembre, per l'inizio del nuovo anno pastorale. A quel punto Tettamanzi si trasferirà nel seminario di Triuggio, dove già i muratori sono all'opera per sistemare il suo appartamento. Ma se fosse confermata la rinuncia da parte di Scola, che pare fosse in cima alle preferenze di Benedetto XVI, si dovrebbe andare di nuovo a scavare fra le altre candidature di cui si è parlato a fine gennaio, cioè da quando sono cominciate le consultazioni fra i vescovi del nord Italia per arrivare a una prima selezione dei «papabili». Dalle prime indicazioni dei vescovi e dei cardinali interpellati, invece di una terzina di nomi, pare sia uscita una cinquina. Oltre al nome di Scola, ci sarebbe quello di Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio per la cultura. Ma anche lui ha fatto intendere in più di un'occasione che preferirebbe continuare la sua missione che ha risvolti internazionali importanti.
I nomi nuovi di cui si discute sono quelli di Francesco Lambiasi, vescovo di Rimini, Pietro Parolin, nunzio apostolico in Venezuela, e Aldo Giordano, osservatore permanente della santa Sede presso il Consiglio d'Europa. Sul nome di quest'ultimo si concentrano le simpatie di molti nel mondo cattolico ambrosiano.
Spiegano i ben informati che non è affatto detto che Ratzinger sceglierà fra i cinque nomi indicati, o che rispetterà le volontà dei diretti interessati. Esiste la concreta possibilità che il Papa faccia tutta un'altra scelta, mettendo sulla cattedra di Ambrogio un outsider, come fece Wojtyla con Carlo Maria Martini nel 1979.
I nomi che sono circolati nelle scorse settimane sono quelli di Gianni Ambrosio, vescovo di Piacenza - favorito del segretario di Stato Tarcisio Bertone - Luciano Monari di Brescia e Francesco Bechi di Bergamo. Contro Scola giocano anche altri fattori. Primo fra tutti la non giovane età: nato a Malgrate (nel lecchese) 70 anni fa, avrebbe di fronte un episcopato molto breve e già fra sei anni sarebbe "pensionabile" come il 75enne Tettamanzi. Inoltre Scola, noto per la sua vicinanza al movimento di Comunione e liberazione ma di profilo tutto intellettuale e spirituale, potrebbe non essere gradito all'ala concreta e più operativa del suo gruppo ecclesiale di riferimento e della Compagnia delle Opere.
Insomma, molti delicati nodi da sciogliere e molte incognite per conoscere chi prenderà il posto di Tettamanzi che, esattamente come successe per Martini, lascia un'eredità pesante da raccogliere. Due convocazioni per la congregazione dei cardinali sono già state indette da Benedetto XVI per arrivare alla scelta. Ma, come dicono in Vaticano, «il Papa, ascolterà tutti e poi deciderà da solo».
da la Repubblica, immagine da angeloscola.it

Berici tentativi d'autogestione

 
Una lettera alla Santa Sede firmata da un gruppo di venti sacerdoti «preoccupati del futuro della chiesa di Vicenza». Sono passati tre mesi dal trasferimento di Cesare Nosiglia all'Arcivescovado di Torino e più che l'incognita sui tempi della successione è il timore su chi arriverà a guidare la Diocesi a generare un certo stato d'animo tra il clero vicentino. La lettera al Santo Padre ha tutto il sapore di una petizione: un documento riservato, girato in realtà tra pochi autorevoli sacerdoti, tra cui diversi docenti del Seminario e una serie di preti in grado di alzare la loro voce critica, come hanno fatto anche in passato in situazioni cruciali come quella della base Usa al Dal Molin.
Al Papa hanno presentato la loro candidatura: quella di mons. Lodovico Furian, 70 anni, già vicario generale, che dopo la partenza di Nosiglia ha assunto l'incarico di amministratore diocesano, un sacerdote che il clero vicentino vedrebbe bene come vescovo della Diocesi per le sue caratteristiche di preparazione, cultura, intelligenza, umanità, già rettore del Seminario e parroco di San Pietro a Schio.
Un nome che in realtà incarna la figura a cui guarda con favore gran parte del clero vicentino: un vescovo pastore e non curiale. Questo è il messaggio fatto arrivare al Papa dopo che il toto-nomine ha portato il clero a voler difendere il futuro di una delle diocesi più importanti d'Italia per numero di abitanti, sacerdoti, tradizioni.
Un futuro che si vorrebbe finalmente più stabile. Mons. Nosiglia, genovese, è rimasto appena sette anni. Chiedono una guida che conosca la realtà e con uno spettro di tempo abbastanza lungo per portare avanti progetti, programmi di ampio respiro, visite pastorali complete, temi da sviluppare in maniera costante come la crisi vocazionale, il delicato rapporto con i giovani, le problematiche sociali. E invece i timori sono legati al rimpallo di una serie di "papabili" che non sembrerebbero garantire una certa affidabilità quanto alla possibilità di rimanere per un periodo sufficientemente lungo a Vicenza.
Nomi curiali appunto, alte personalità più vicine ai palazzi che non alla vita delle parrocchie, troppo giovani per fermarsi a lungo in una Diocesi che ha bisogno di punti fermi e non di essere un trampolino per incarichi più in vista. E così i preti vicentini hanno allargato le braccia quando, fin da subito, è rimbalzato il nome del "ciellino" mons. Livio Melina, tra i massimi esponenti di teologia morale e di bioetica in ambito cattolico. Ma un certo disappunto è girato anche al nome di due "ruiniani" di ferro come Claudio Giuliodori e Mauro Parmeggiani. Giuliodori, 53 anni, è vescovo di Macerata ed è stato addetto alle comunicazioni sociali dell'influente cardinal Ruini, già presidente della Cei. Parmeggiani, quasi 50 anni, è vescovo di Tivoli ed è stato segretario particolare di Ruini. Niente di personale, si sono detti i nostri sacerdoti, però appare loro lampante come due personaggi del genere non possano che prendere Vicenza come una palestra, giusto per farsi le ossa, sei-sette anni e poi spiccare il volo. "Foresti", che di Vicenza conoscono poco, il tempo di entrare in sintonia e poi nel più bello essere mandati a ricoprire altri incarichi.
Altra cosa sarebbe un veneto. Un personaggio come l'ausiliare di Venezia Beniamino Pizziol, 64 anni, o il trevigiano Francesco Giovanni Brugnaro, 67 anni, vescovo di Camerino. O magari il vicentino Adriano Tessarolo sul quale però difficile appare la chiamata: è stato nominato vescovo di Chioggia appena un anno fa e poi non è consuetudine che un vicentino diventi vescovo a casa sua. Diverso per Furian: è vero che la sua vita sacerdotale è legata a Vicenza però le sue origini sono padovane, di San Giorgio in Bosco.
Il messaggio al Papa è arrivato e la risposta potrebbe arrivare il 7 e l'8 maggio, quando Benedetto XVI sarà ad Aquileia e Venezia. C'è il patriarca di Venezia Angelo Scola in predicato di succedere al cardinal Dionigi Tettamanzi alla guida della Diocesi di Milano. C'è anche la possibile partenza del vescovo Antonio Mattiazzo da Padova. E la casella di Vicenza da riempire.

 

Articolo di Roberta Bassan I preti scrivono al Papa: «Furian vescovo» da www.ilgiornaledivicenza.it

immagini Corbis

"Rinunce e Nomine": una calda estate



Come è noto a tutti, durante il periodo estivo di riposo per il Santo Padre (e per l’intera Curia Romana), giornali e media sono soliti occuparsi quasi esclusivamente delle vacanze papali e degli eventi autunnali, trascurando spesso il fatto che, in realtà, l’estate è probabilmente il periodo in cui si discute più ampiamente, nei palazzi di Castelgandolfo, di nomine ed avvicendamenti. Già la settimana scorsa ce ne dava notizia il buon Rodari, scrivendo che effettivamente ogni giorno “una valigia” piena di documentazione arriva e riparte dalla cittadella laziale diretta in Vaticano. Aldilà, comunque, delle future nomine, di cui parleremo ampiamente, è ancor più interessante gettare uno sguardo indietro, all’inizio dell’estate, quando la Curia è stata decisamente riformata da alcune novità molto importanti.
Ecco il punto della situazione:
Il Prefetto canadese Com’è naturale, la questione del cambio della guida alla potente Congregazione per i Vescovi ha tenuto occupati i vaticanisti per un bel po’ di tempo. Il classico speteguless comincia nel gennaio del 2009 quando l’allora prefetto, il cardinale bresciano Giovanni Battista Re, compie i fatidici 75 anni. Immediatamente inizia a delinearsi quale candidato apparentemente sicuro il Cardinale George Pell, combattivo Arcivescovo di Sydney, notoriamente ratzingeriano e decisamente conservatore. Il pressing mediatico sulla sua candidatura si prolungò per più di un anno, fino al giugno 2010, quando però tutti i vaticanisti fecero un brusco dietrofront: il porporato avrebbe infatti rifiutato la nomina (cui mancava solo la firma pontificia) per motivi di età e salute. Dopo un iniziale smarrimento, fu Tornielli ad indicare per primo il possibile sostituto: il cardinale Marc Ouellet, Arcivescovo di Quèbec. La nomina fu effettivamente pubblicata il 30 giugno. Ma chi è il nuovo Prefetto della “fabbrica dei Vescovi”, che da adesso in avanti avrà il delicato compito di selezionare, approntare e “modificare” le terne di candidati da presentare al Pontefice? Nato 66 anni fa a Lamotte, sulpiziano, Ouellet iniziò il proprio cursus honorum nientemeno che nella Curia Romana, dove Giovanni Paolo II lo chiamò nel 2001 nel ruolo di Segretario del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Consacrato arcivescovo, una volta insediatosi nel dicastero, sin dall’inizio vide cozzare le proprie vedute, decisamente moderate e conservatrici (è infatti una vera e propria “creatura di Ratzinger”, teologicamente figlio di Von Balthasar e della rivista Communio), con quelle dell’allora Presidente del medesimo Consiglio, il Card. Walter Kasper, che nel panorama teologico internazionale notoriamente funge da “anti-Ratzinger”, in quanto a formazione e visione teologica. Perciò, dopo appena un anno, Kasper ne chiese la sostituzione al Papa. Giovanni Paolo II, però, apprezzava molto Ouellet, e riuscì ad “allontanarlo” dalla Curia con una promozione: lo nominò infatti Arcivescovo di Quèbec e Primate del Canada, e nel 2003 lo elevò alla porpora cardinalizia. Per essere un amoveatur, insomma, si trattò decisamente di un ottimo promoveatur. Negli anni seguenti i media europei ignorarono il ruolo svolto dal neo-Cardinale in Canada. Che qui, invece, scatenò un putiferio fin dall’inizio, combattendo aspramente la secolarizzazione ed il laicismo imperanti in una nazione un tempo profondamente cattolica: le sue posizioni anti-abortiste ed anti-laiciste gli valsero la totale inimicizia dei media (ci ricorda qualcuno, eh?) ma l’affetto incondizionato dei fedeli. Il nostro Arcivescovo, inoltre, ha compiuto alcuni atti davvero notevoli, specie se calati nel contesto della società canadese: ha consacrato la propria diocesi al Cuore Immacolato di Maria, accolto con favore il Summorum Pontificum ed acconsentito all’insediamento di fraternità che seguono la Forma Straordinaria in comunione con Roma.
Notevole è anche il fatto che, come riportato da alcuni vaticanisti, appena insediatosi in Curia, Ouellet abbia immediatamente chiesto un azzeramento della complicata “pratica torinese” circa la successione del Card. Poletto sulla cattedra di San Massimo, su cui a quanto pare il Card. Re e il Card. Bertone avevano già apposto i loro sigilli: il neo-Prefetto ha richiesto un nuovo dossier, da cui ha escluso i bertoniani Versaldi (Vescovo di Alessandria) e Bertello (Nunzio in Italia), sostituendoli con i nomi del Vescovo di Rimini Lambiasi e dell’Osservatore della Santa Sede a Strasburgo, Mons. Aldo Giordano, diplomatico cuneese 56enne. Vedremo come si svilupperà la vicenda: certo, anche il “colpo di mano” alla terna sabauda non può che farci ben sperare nel porporato canadese.
Da Kasper a Koch Quasi a dimostrare il celebre detto “la ruota gira”, il giorno successivo alla promozione di Ouellet il Papa ha proceduto ad un’altra importante sostituzione: quella del Card. Kasper (proprio lui, che fece allontanare il canadese dalla Curia). Al suo posto il Santo Padre ha chiamato Mons. Kurt Koch, 60enne, Vescovo della grande diocesi di Basilea in Svizzera. Anche questa new entry fa ben sperare: decisamente allineato a Benedetto XVI, Koch si è fatto notare in questi anni per aver celebrato più di una volta nella Forma Straordinaria (avvenimento eccezionale nel disastrato panorama svizzero) , e per aver sonoramente messo a tacere i varii “fanta-liturgisti” del suo paese con una fiera lettera in difesa dell’uso del latino, della musica sacra e della solennità dei riti sacri. Per lui, in prospettiva, un lungo mandato e, con tutta probabilità, la berretta rossa.
Sedi Vacanti Al momento restano ancora vacanti, in Italia e nel mondo, alcune sedi particolarmente importanti. Nel bel paese ricordiamo in particolare la Diocesi di Civitavecchia-Tarquinia, vacante dopo la precocissima morte del Vescovo Carlo Chenis; per lo stesso motivo è ancora priva di un pastore la diocesi pugliese di Ugento-Santa Maria di Leuca, dopo la dipartita di Mons. Vito De Grisantis. Per motivi ben diversi invece sono ancora vacanti la sede di Alghero-Bosa, per il trasferimento di Mons. Giacomo Lanzetti alla diocesi piemontese di Alba, nonché l’importante ufficio di Vicegerente della Diocesi di Roma. Ha invece raggiunto l’età pensionabile, nel Triveneto, Mons. Ovidio Poletto, Vescovo di Concordia-Pordenone. Nel resto del mondo vanno infine menzionate le sedi di Basilea e Quèbec, dopo la chiamata a Roma dei rispettivi pastori, e l’arcidiocesi di Port-au-Prince ad Haiti, popolosa sede caraibica (quasi 3 milioni di battezzati) rimasta vacante dopo la tragica morte dell’Arcivescovo Serge Miot nel catastrofico sisma dello scorso gennaio. 
Affidiamo alla preghiera i Vescovi defunti, e speriamo che il Card. Ouellet possa aiutare bene il Santo Padre nella scelta dei nuovi pastori.
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...