Il Concilio e la sua Riforma Liturgica? Monsignor Paolo Magnani, Vescovo emerito di Treviso, risponde. Da La vita del popolo.
Lei ha una grande competenza in ambito liturgico. Quali sono i tratti salienti della riforma introdotta dal Concilio e il significato che hanno assunto?
Quanto alla mia competenza in fatto di Liturgia, non mi considero un grande protagonista, ma piuttosto un discepolo del tempo ecclesiale che ho vissuto. Durante i miei studi alla Gregoriana la Liturgia aveva un ruolo molto modesto, quasi irrilevante. Basti rileggere le cento tesi che si dovevano studiare per la licenza in Teologia. Più che gli studi, in particolare quelli radicati sulla Ecclesiologia del Concilio Vaticano I, furono le Encicliche “Mystici Corporis” e la “Mediator Dei” di Pio XII, ad offrirmi un quadro sulla Liturgia nella Chiesa. Queste Encicliche e il Movimento liturgico, allora in atto, hanno preparato la strada al Concilio. Personalmente mi è stato molto di aiuto la fioritura della Liturgia operata a Pavia dal futuro cardinale Virgilio Noè, negli anni Sessanta. Il nuovo interesse poi, sulla Liturgia si è fatto più vivo con una ricerca sul “Messale in lingua Italiana nell’edizione di Pavia dell’anno 1805”, pubblicato nel 1965. Quanto ai tratti salienti della Costituzione sulla Liturgia, “Sacrosanctum Concilium” promulgata il 4 dicembre 1963, ci portano a considerare la liturgia come il momento più significativo in cui la Chiesa si manifesta: la Chiesa totale, cioè Cristo e il suo Corpo, quale Chiesa della Parola di Dio, della preghiera, operando la Salvezza degli uomini. Mentre si glorifica il Padre in Cristo, si salvano gli uomini. La Liturgia è per la santificazione dell’umanità e quindi, per sua essenza, è pastorale. A proposito, ricordo un principio tradizionale della morale cattolica e della Pastorale: “Sacramenta propter homines”, i Sacramenti esistono per la salvezza degli uomini! Ecco perché la Liturgia ha una dimensione pastorale. A me pare che il senso della riforma liturgica è quello di rendere in modo più espressivo, e vorrei dire a portata di mano, l’azione di Dio Padre, attraverso Gesù Cristo che agisce nella Chiesa per la salvezza dell’umanità intera. Nella Costituzione conciliare Sacrosanctum Conciluim possiamo dire che c’è più Bibbia, più preghiera, più comprensione e più partecipazione. Direi, “più”, non significa che la Liturgia precedente fosse ritualmente e sostanzialmente di “meno”. È un “più” per così dire pastorale, che peraltro si deve misurare anche con la cultura del tempo. E legato a questo “più”, va messo in evidenza l’uso della lingua parlata nelle celebrazioni, che ha permesso ai fedeli una partecipazione più consapevole e più attiva.
In che misura quella riforma è ancora “in fieri” come sostengono alcuni esperti?
La Liturgia è sempre in essere ed è sempre “in fieri”, in divenire, proprio come la Chiesa. Sia l’esistente che il “fieri”, dipendono notevolmente dalle Liturgie parrocchiali, dal parroco, dalla partecipazione dei fedeli, dai lettori, dai ministranti e dalle corali. Se la Liturgia è “lex credendi”, cioè norma della fede, questo è vero per tutta la storia e la vita della Chiesa; alcune formule rituali cambiano ma non nel loro significato di fede. La riforma conciliare recita sempre lo stesso “Credo”. L’evoluzione storica di alcuni riti sacramentali non ha mutato la loro sostanza salvifica e il magistero della Chiesa ce lo garantisce. Secondo me ci potrebbero essere anche aspetti che possono rischiare di distogliere i fedeli dal centro dei riti propriamente liturgici e sacramentali, centro che è sempre Gesù Cristo, realmente presente. Mi riferisco all'introduzione nelle celebrazioni eucaristiche, ordinariamente corrette, preparate e vivaci, di strumenti catechistici, sia grafici che luminosi, pur lodevoli, che possono creare una sovrapposizione didattica al mistero celebrato. E’ forse il caso di precisare che l’azione liturgica è innanzitutto “Opus Dei”, Opera di Dio! Poi ci sono alcuni aspetti marginali che dipendono dai gusti, quelli dei “prelati” ma anche quelli dei “parroci”. La riforma liturgica, con Paolo VI, aveva introdotto, per le cotte e per i camici, uno stile all'insegna della semplicità, ma questo stile sta cambiando e si va verso il trionfo del ricamo. Così pure riaffiorano vesti liturgiche che sembravano desuete, eppure legittime.
Quali gli aspetti che più hanno favorito la partecipazione attiva e consapevole del popolo di Dio all’azione liturgica?
Per favorire la partecipazione attiva e consapevole alla Liturgia, occorre inculcare la convinzione che Gesù Cristo il Risorto è il centro dinamico della Liturgia, e ci vuole uniti a Lui anche con i gesti corporali. Nella Liturgia, Cristo non è solo, ma con la sua Chiesa, viva. Il cristiano nella Liturgia non è un semplice spettatore ma uno che partecipa e condivide. Senza il Cristo vivente non c’è Liturgia, e senza la Chiesa non c’è Liturgia. Certo che per una corretta partecipazione liturgica il cristiano deve presentarsi con la sua fede, con il suo vivere in Cristo, con la sua totale adesione a Lui. La qualità del cristiano, membro di un popolo sacerdotale, si misura con l’atto della sua fede, professata e testimoniata. Non illudiamoci, il pericolo di un nuovo ritualismo esteriore è sempre in agguato.
Come ha accompagnato la riforma liturgica a Lodi e a Treviso, riandando ai suoi scritti liturgici durante il suo episcopato più che trentennale?
Durante il mio Episcopato mi sono impegnato per applicare la Riforma della “Sacrosanctum Concilium”. Quando sono diventato vescovo, cioè nel 1977, erano già promulgati la maggior parte dei testi liturgici: il Messale Romano, tutti i Sacramenti e la nuova Liturgia delle ore. Il mio compito era quello di aiutare la diocesi ad attuare la riforma, sia a Lodi che a Treviso. Diventato vescovo di Treviso ho potuto usufruire del Sinodo diocesano del 1987, promulgato da mons. Antonio Mistrorigo, che dedica una significativa parte delle Costituzioni al culto divino. E sempre a Treviso ho avuto l’opportunità di promulgare un “Direttorio liturgico pastorale”, grazie alla collaborazione intelligente e operosa dell’Ufficio Liturgico diocesano. La consegna di questo Direttorio alla comunità diocesana è stato l’ultimo gesto, forse il più simbolico. Sempre nella scia della riforma liturgica ho realizzato l’adeguamento del presbiterio della Cattedrale di Treviso, e con il posizionamento del nuovo organo si è permesso alla corale di essere accanto all'assemblea per animarla, e condurla ad una partecipazione attiva nella lode al Signore, attraverso il canto. Quanto ai miei scritti liturgici ho in progetto di riunirli in un solo volume, in occasione del 50° anniversario della promulgazione della “Sacrosanctum Concilium”. Rileggendoli mi sono reso conto come il Concilio abbia influito sulla mia spiritualità liturgica, e quanto il mio lungo esercizio liturgico episcopale mi abbia plasmato insieme al popolo nello spirito della Costituzione “Sacrosanctum Concilium”.