è vivo! e con l'occasione dell'ascesa al Soglio di Sua Santità Francesco è in fase di aggiornamento e riflessione.
Presto lo spazio veneto per la liturgia, l'arte e la musica sacra tornerà a regime.
Più benedettiano che mai.
... sperando lavorino meglio di quei colleghi impegnati a fare gossip e "campagna elettorale" in questi giorni di cimento.
Alla riscoperta del Concilio (perduto?) in un ciclo di appuntamenti organizzati dalla Cappella Università di San Massimo in Padova...
Le novità sul pellegrinaggio "Una cum Papa nostro", le celebrazioni a Santa Trinità dei Pellegrini, il Pontificale in San Pietro celebrato dal Cardinale Prefetto della Congregazione per il Culto Divino.
-MERCOLEDI' 31 ott. - ore 19:15 (chiesa della Ss.ma Trinità dei Pellegrini) primi vespri solennei di Ognisanti
-GIOVEDI' 1° novembre TUTTI I SANTI - ore 10:30 (chiesa della Ss.ma Trinità dei Pellegrini) SANTA MESSA PONTIFICALE celebrata da S. Em.za Rev.ma il Sig. Cardinale Walter BRANDMüLLER; ore 17:30 secondi vespri solenni per Ognissanti e di seguito primi Vespri solenni per i defunti.
-VENERDI' 2 nov. COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI - ore 18:30 (chiesa della Ss.ma Trinità dei Pellegrini) S. MESSA PONTIFICALE da Requiem celebrara da S. Ec.za Rev.ma Mons. SCIACCA, Segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano
-SABATO 3 nov.
*chiesa di San Salvatore in Lauro, dalle ore 10:30 ADORAZIONE EUCARISTICA e ACCOGLIENZA dei pellegrini; ore 13:30 inizio della PROCESSIONE verso San Pietro:
*BASILICA DI SAN PIETRO IN VATICANO, ore 15:00 S. MESSA PONTIFICALE celebrata da S. Em.za Rev.ma il Sig. Cardinale Antonio Cañizares, prefetto della Congregazione per il Culto Divino.
Ai fedeli che assisteranno la S. Messa in San Pietro, sarà applicata, secondo le solite condizioni, l'INDULGENZA PLENARIA concessa dal Papa per l'ANNO DELLA FEDE .
(a coloro che non partecipano alla processione, si consiglia di arrivare almeno un ora prima dell'inizio della Messa per poter fare la coda per i controlli di sicurezza necessari per accedere alla Basilica).
*Centro Russia Ecumenica - Borgo Pio, 14. ore 17:30 Convegno organizzato dal Centro Culturale Lepanto "Hanno vissuto nell'attesa del "Summorum Pontificum": Card. Alfons Stickler (1910-2007) - Dott. Michael Davies (1936-2004)"Relatori: Leo Darroch (Presidente Foederatio Internationalis Una Voce), Mons. Ignacio Barreiro Carambula (Direttore ufficio di Roma Human Life International), Thomas Murphy (Segretario Foederatio Internationalis Una Voce). Introduce: Fabio Bernabei (Presidente Centro Culturale Lepanto).
Invitiamo i partecipanti del Triveneto a segnalare la propria presenza sulla pagina Fecebook di Sacris Solemniis o attraverso la mail del blog, così da rendere più agevole il conteggio delle presenze o organizzare un punto di ritrovo che potrebbe ipoteticamente essere la Basilica di San Marco al Campidoglio, storico riferimento dei pellegrini delle terre venete a Roma.
http://www.fsitaliane.it
http://www.italotreno.it
http://www.easyjet.com/it
I Minori e i Conventuali in processione per San Francesco. Da Fecebook, qualche immagine della Celebrazione del Transito a Padova, dalla Basilica Antoniana alla Chiesa di San Francesco Grande.
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| La Messa dei reazionari. |
La riscossa dell'Ancient Regime e dei nostalgici della partecipazione strutturata "sulla separazione clericale" continua a dar grane al liturgista Andrea Grillo che non finirebbe di "riformare" e di colpire a destra e a manca.
di Andrea Grillo per Adista notizie (n.32, 2012)
La Riforma Liturgica continua a far paura. Oggi, in pochi ambienti isolati ma molti influenti, si cerca di “disinnescarla”, di renderla “opzionale”. Le sfide che stanno aperte davanti a noi consistono anzitutto in questa forma di “ridimensionamento” del percorso con cui la Chiesa, a partire dalla fine degli anni ‘40 del ‘900, sotto il pontificato di Pio XII, ha compreso che poteva rispondere alla “questione liturgica” soltanto con un grande e strutturale intervento di riformulazione e di aggiornamento dei propri riti.
La “riforma liturgica”, infatti, è sì largamente “post-conciliare”, ma è già “pre-conciliare”. Su questo punto oggi è necessario avere idee chiare e non lasciarsi condizionare da parole troppo unilaterali. La liturgia cristiana conosce una crisi fin dagli inizi del 1800. Il movimento liturgico si sviluppa poi ufficialmente a partire dai primi anni del XX secolo, mentre negli stessi anni papa Pio X – antimodernista in filosofia e in teologia, ma modernista in diritto e in liturgia – progetta una serie di interventi di riforma liturgica (sul breviario, sulla comunione, ecc.); e successivamente Pio XII, a partire dal 1950, realizza prima la riforma della Veglia pasquale, poi dell’intera Settimana Santa. Nel 1960, Giovanni XXIII imposta una prima riforma del Messale romano, che vedrà la luce nel 1962, e che tuttavia egli considera inevitabilmente provvisoria in vista di quella Riforma che il Concilio Vaticano II – allora agli inizi – avrebbe realizzato stabilendone gli altiora principia. Tutto questo “pre” impedisce di pensare che il “post” possa essere letto adeguatamente con le categorie di “colpo di mano”, di “rivoluzione”, di “nuovo inizio”, ecc. La Riforma non è la causa della crisi, ma l’inizio di una risposta ad una crisi ben più antica. Per salvaguardare questa consapevolezza, propongo qui di considerare due diverse sfide alla Riforma Liturgica, intorno alle quali farò muovere la mia analisi.
Una argomentazione dura a morire: la “non necessità” della Riforma Liturgica (la sfida minore)
Siamo rimasti tutti molto sorpresi quando, nel luglio del 2007, con il motu proprio Summorum Pontificum, Benedetto XVI osava affermare che l’intero quadro della liturgia “pre-conciliare”, non solo il Messale, ma anche il Rituale e molti aspetti del Pontificale, non essendo mai stati abrogati, potevano essere legittimamente usati, sia pure a certe condizioni, nella Chiesa post-conciliare. Con quel documento la Riforma Liturgica sembrava perdere, d’un colpo, la propria necessità, poiché si ritrovava all'improvviso accanto proprio quei riti che si era ritenuto di dover cambiare, a causa dei loro difetti.Tale atteggiamento ha però illustri precedenti, poiché ciò che Benedetto XVI ha detto nel 2007 era stato già detto prima di lui, in altre circostanze e con altri scopi, al fine di ridimensionare pesantemente il valore e la portata della Riforma Liturgica.Il primo caso, assai significativo, di utilizzo di questa logica, che potremmo dire della “non necessità” della Riforma, è quello di mons. Marcel Lefebvre, il quale recepì sempre la Riforma Liturgica come un’altra possibilità (più o meno) legittima di celebrare la liturgia, che nulla toglieva agli ordines precedenti. In tal modo la Riforma Liturgica non veniva combattuta direttamente e frontalmente, ma aggirata, rendendola sostanzialmente superflua.Ma è curioso leggere qualcosa di molto simile nelle reazioni che il cardinale Siri manifestò ufficialmente all'indomani dell’approvazione, nel 1950, del nuovo rito per la Veglia pasquale, riportata alla notte del sabato e con restaurata ampiezza e solennità rituale. Di fronte alla riforma voluta da Pio XII, Giuseppe Siri manifestò le proprie difficoltà in modo molto significativo (sottolineando soprattutto problemi di carattere disciplinare, con la “sottrazione” di preti al duro lavoro delle confessioni per il “precetto pasquale” che la Veglia avrebbe causato). Ma sottolineò più volte che la riforma doveva restare una “possibilità”, che non impedisse a nessun prete di poter fare come se nulla fosse. Di fatto il parallelismo – preteso da Siri – tra veglia in mane (al mattino) e veglia in nocte (di notte) costituisce il precedente dell’attuale parallelismo tra rito ordinario e straordinario.Il cardinale Siri nel 1950, Marcel Lefebvre a metà degli anni ‘60 e oggi il motu proprio Summorum Pontificum prospettano una lettura strutturalmente riduttiva della Riforma Liturgica. Questa, a mio avviso, è la prima sfida che dobbiamo considerare, ossia quella di sottrarre alla Riforma la sua “necessità”. La “sfida minore” alla Riforma Liturgica è questa tentazione di renderla semplicemente accessoria e superflua.
Una evidenza da recuperare: la “non sufficienza” della Riforma Liturgica (la sfida maggiore)
Accanto alla negazione della necessità della Riforma, proposta dai molti volti con cui si esprime la resistenza (affettiva e/o istituzionale) da parte dell’ancien régime, la sfida parallela e non meno insidiosa è quella della presunzione di sufficienza della Riforma. Questa sfida non viene da “destra” – per così dire – ma da sinistra. E riguarda il fatto che si voglia difendere la Riforma limitandosi ad affermarne il valore “necessario”. Questo non basta oggi e non basterà mai. La Riforma si può “difendere” solo facendo diventare la liturgia principio di identità, lasciando la parola ai riti, lasciando che le celebrazioni strutturino rapporti, diano a pensare, istituiscano legami, ristrutturino testimonianze ecclesiali. Oggi occorre affermare, molto più di 50 anni fa, l’“insufficienza” della Riforma per rispondere alla “questione liturgica”. Da un certo punto di vista, questa è la sfida più insidiosa. E d’altra parte la risposta efficace a questa sfida permette, indirettamente, di rispondere anche alla sfida minore. Solo se la liturgia riformata sa generare vita, pensiero, azione, spiritualità, generosità, può avvalorarsi anche verso i tentativi di ridimensionamento che la sfida minore non cessa di opporle.
La “partecipazione attiva” è lo scopo della Riforma Liturgica
La Riforma Liturgica, per rispondere alla sfida minore e alla sfida maggiore, deve oggi ripensare se stessa come strumento per rendere possibile una “nuova forma” di partecipazione. Qui sta, a mio avviso, il vero nodo della questione. La fine del pontificato di Pio XII e poi quelli di Giovanni XXIII e Paolo VI hanno condiviso la profezia secondo la quale i riti cristiani possono diventare il linguaggio comune di tutta la Chiesa. Per questo al centro di Sacrosanctum Concilium brilla l’idea che tutti i battezzati possano accedere al senso del mistero pasquale per ritus et preces (SC 48). Dopo secoli di un regime di partecipazione strutturato sulla separazione clericale – che Rosmini già denunciava nel 1833, ma che Pio XII ha difeso fino al 1947 e che pochi isolati pretenderebbero ancor oggi di sostenere come via principe dell’accesso al rito cristiano – l’idea di far accedere tutti alla logica rituale aveva bisogno di un grande intervento di riforma dei riti. Ma questa Riforma, che ha prodotto i nuovi libri e le nuovi prassi, ha il solo scopo di generare “partecipazione attiva”. Con questo termine non si intende che tutti nella liturgia debbano fare qualcosa di diverso, ma che tutti compiono la stessa azione. Questo “agire comune” genera Chiesa, spiritualità, fede e carità. Nell'assumere questa prospettiva, la Chiesa affida ai riti la propria riforma più delicata. In questo modo, riaffidando la propria identità al Signore Gesù, presente non solo nella Eucaristia, ma anche nella Parola, nell'assemblea radunata, nella preghiera, nei ministri, la Chiesa ritrova se stessa all'interno del mistero di Dio.Riacquisendo una funzione “fontale” dei riti, assicurata appunto dalla actuosa participatio, è possibile scoprire che il termine Riforma Liturgica può significare due cose diverse: la riforma che la Chiesa fa (strumentalmente) della liturgia, perché la liturgia possa riformare, convertire e riconciliare la Chiesa. Soggetto della Riforma non è tanto la Chiesa quanto piuttosto i riti, i misteri, che donano alla Chiesa la sua identità originaria.
In ultima analisi la Riforma Liturgica, prima di subire sfide, rappresenta come tale una grande sfida per la tradizione. In quanto servizio profondo alla tradizione, essa ha la pretesa, piena di speranza, di permetterne la continuità solo al prezzo di una grande conversione, di cui i riti sono piuttosto il fine che non il mezzo. Questo punto sfida ancora profondamente la tradizione ecclesiale, mettendone a nudo virtù e vizi.
Andrea Grillo insegna Teologia dei sacramenti e Filosofia della religione presso il Pontificio Ateneo S. Anselmo di Roma. è docente di Liturgia presso l'Istituto di Liturgia pastorale di Padova.
Da oggi su Sacris Solemniis si potrà commentare liberamente, per permettere una più agevole possibilità di confronto senza obbligare alla preventiva moderazione la Redazione del blog.
La Redazione, che non si fa responsabile dei commenti che compariranno sul libero spazio di Sacris Solemniis, si prenderà la libertà di eliminare e censurare commenti irriverenti ed offensivi, ed eccessivamente provocatori.
Buona continuazione.
Qualche simpatica "pasquinata veneta" ad opera dei commentatori di Sacris Solemniis:
di Anonimo (31 gennaio 2012)
di Federico Tedeschini (31 gennaio 2012)
Il Patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia riceve il pallio dalle mano del Santo Padre alla Cappella Papale dei Santi Pietro e Paolo, nella Basilica Vaticana: le immagini dall'album Flickr del Patriarcato.
Meglio tardi che mai. Infatti, con un po’ di ritardo pubblichiamo alcune fotografie (tratte da Facebook) del Pontificale celebrato nella festa di San Giorgio (23 aprile), dal Patriarca Francesco Moraglia presso l’Abbazia di San Giorgio Maggiore in Venezia.
Ha concelebrato anche Dom Norberto Villa O.S.B, Abate dell'Abbazia di Praglia di cui San Giorgio Maggiore è dipendente dal 2007. Il Pontificale è stato servito dai monaci benedettini dell’Abbazia e dai seminaristi del Patriarcato.
Intanto Venezia si aggiudica un'altra liturgia Coram Deo nel panorama liturgico "ordinario" della città...
Una stoccata in piena regola quella mossa dai Vescovi del Triveneto ai responsabili delle celebrazioni liturgiche della visita di Papa Benedetto XVI e del secondo Convegno Ecclesiale Triveneto: proprio durante la chiusura di quest'ultimo, al momento dei ringraziamenti, Mons. De Antoni ha precisato che i curatori delle celebrazioni sono stati raggiunti dalla richiesta di rendere la liturgia "prossima al popolo di Dio" provocando il plauso plateale dei partecipanti (Vescovi compresi). Proseguendo, l'Arcivescovo ha precisato che nel celebrare "vogliamo riconoscere il primato di Dio nella nostra vita". L'accaduto -di cui, sinceramente, non c'eravamo nemmeno accorti- ci è stato segnalato da un attento lettore.
A voi l'imperdibile video (da 3:04:19), :
L'omelia pronunciata dal Cardinal Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, alla Celebrazione Liturgica nella Basilica di Santa Maria Assunta ad Aquileia a conclusione del Convegno Ecclesiale Triveneto
Cari Confratelli nell'Episcopato e nel Sacerdozio
Autorità
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
1. Sono lieto di essere con voi per celebrare la conclusione di un significativo cammino pastorale delle Diocesi del Triveneto. Le comunità cristiane che, con i loro Pastori, si interrogano su come annunciare il Vangelo all’uomo contemporaneo, sono motivo di gioia e di fiducia, poiché manifestano la passione di annunciare Gesù, consapevoli che “è l’amore di Cristo che colma i nostri cuori e ci spinge ad evangelizzare”, come ricorda il Santo Padre Benedetto XVI (Porta fidei, 7). Fin dall’inizio del suo ministero petrino, egli ha richiamato l’attenzione sulla fede che si presenta oggi come il problema più urgente: la fede non di chi non crede, ma di chi crede. Una fede a volte tiepida e stanca, poco consapevole, non è in grado di riscaldare il mondo moderno che, dopo tante illusioni, spera di ritrovare il cielo e di scoprire che non è disabitato. Sono molti i deserti che assediano il cuore degli uomini, forse anche il nostro: ma – così mi sembra – il deserto più grande e temuto è la paura di essere soli, orfani, gettati nel caso di un universo vuoto e freddo; spinti a ritirarsi dentro ad una cinta che rassicuri ma che non ripara dalle intemperie. Dove sto andando? - l’uomo si chiede -, che cosa mi attende dopo il muro del tempo? Che senso hanno le gioie che stringo come l’acqua tra le mani, le fatiche che affronto, il dolore mio e di tanti, specialmente di chi è innocente? Perché tanto grande e diffuso è l’istinto del dominio? Dove ho fondato l’edificio dei miei giorni? Illusioni o realtà, sabbia o solida roccia? Cari Amici, parliamo dell’uomo moderno, ci interroghiamo su come è fatto per comunicare con lui, per offrire la lieta notizia di Gesù; cerchiamo le vie di accesso al suo cuore. Ed giusto! Ma, non dimentichiamo: Sant’Agostino ci insegna che l’uomo, nel fondo di se stesso, è sempre uguale nel suo anelito alla felicità e alla vita. Le situazioni mutano, e con esse subentrano sollecitazioni nuove che dobbiamo conoscere, e che poco o tanto conosciamo perché viviamo nel tempo, ma il cuore umano resta ferito, segnato da un’inguaribile nostalgia di cielo, di bene, di verità, di gioia. E’ vero che la polvere è un grande nemico: su tutto si deposita e si accumula, rende opaco lo sguardo e attenua le voci dell’anima, ma l’uomo resta uguale a se stesso, come una freccia posta verso il cielo. Ed è in questo costitutivo e provvidenziale paradosso che Dio aspetta le sue creature. Le attende come un padre i suoi figli riottosi e dimentichi, forse ingrati e ribelli. Ma li attende, e la sua attesa non è inoperosa, ma ci precede sempre; arriva prima dei suoi stessi messaggeri, tanto da farci commuovere quando scopriamo che Lui, il Signore, aveva già posto i suoi semi di inquietudine e di ricerca.2. Ma come possiamo corrispondere meglio alle attese del mondo? Attese di trascendenza, di qualcosa che rompa il cerchio soffocante del materialismo e liberi lo spirito, perché possa librarsi verso l’alto e così meglio vivere il tempo? Sicuramente le vostre riflessioni vi hanno portato a delle indicazioni pertinenti, vi hanno confermato in cammini pastorali antichi, e incoraggiato verso strade nuove. La fantasia dello Spirito, che il Risorto ha inviato alla sua Chiesa, ispira la passione per le anime. Il Vangelo appena ascoltato, però, arricchisce il vostro convenire ecclesiale e sospinge verso alcuni lidi mai esauriti o scontati.I discepoli sono riuniti, il Risorto entra a porte chiuse augurando la pace, ed essi gioiscono al vedere il Signore. Le porte chiuse evocano un certo timore dei discepoli che ancora non sanno di Gesù; ciò che sembra unirli è la paura del mondo esterno e la comune esperienza della delusione e della tristezza. Ma Gesù risorto irrompe, e apre non solo il luogo del raduno, ma i loro cuori, e con l’augurio della pace placa il turbinio dei sentimenti e dei discorsi: l’augurio pacifica i loro animi perché non è solo un auspicio ma un dono. E così nasce la gioia, non quella traditrice che consegue al successo, ma quella che è generata dal vedere Gesù, che nasce dalla sua presenza, dall’accorgersi che Lui è lì con loro e che li abbraccia con il suo sguardo. Ecco la prima risposta che ci viene dal Vangelo: il mondo ha bisogno di vedere attraverso la comunità cristiana unita e gioiosa il volto del Risorto, il cielo. Ma le nostre comunità sanno vedere il Signore, sanno aiutarsi a vederlo nei solchi dei cuori, nella vita della gente, nella storia? Oppure sono dei luoghi chiusi per timidezza, per rispetto umano, per poca convinzione? La gioia cristiana è tanto più vera quanto più si trova in mezzo alle difficoltà, più vera perché riposa solo nella presenza del Signore e non sulla nostra efficienza. Allora cresce “un più convinto impegno ecclesiale – come scrive il Papa – a favore di una nuova evangelizzazione per riscoprire la gioia nel credere e ritrovare l’entusiasmo nel comunicare la fede” (ib). Quell’aggettivo “nuova”, non può riferirsi innanzitutto ad una rinnovata comunità cristiana, capace di vedere il Risorto e quindi di vivere e di comunicare la gioia?Ma il Vangelo mette in rilievo un altro elemento che va ad approfondire quell’aggettivo che da anni circola sulle nostre labbra. Tommaso, assente durante la prima apparizione, non si fida della parola dei suoi compagni. Gesù, paziente, ritorna e dolcemente lo rimprovera: un monito che sale dai secoli fino a noi. La comunità dei discepoli deve essere una comunità di fiducia e di affidamento: “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. E’ dunque una comunità solida quella che il Signore vuole, una comunità centrata su di Lui, ma dove i rapporti reciproci sono fluidi e affidabili, le diffidenze e i primaziati sono dissolti anche se rinascono ogni giorno in un dinamismo umano che viene vinto dalla grazia rovente dello Spirito. Una comunità dove la fede degli uni sostiene l’incredulità di altri, e così la preghiera e l’amore.Infine, non possiamo tacere del dono dello Spirito per il perdono dei peccati: è l’amore misericordioso di Dio che si fa perdono e grazia. In questa seconda domenica di Pasqua, dedicata alla divina misericordia, ci viene ricordato che abbiamo bisogno del perdono come della luce. Ma anche che il mondo vuole incontrare uno sguardo di misericordia e di perdono per sentirsi riabilitato ai suoi stessi occhi, per poter riconoscere la sua presunzione di voler fare a meno di Dio. L’uomo, ogni uomo ha bisogno di sentirsi rigenerato per guardare al domani con fiducia, per ricominciare la vita. Tanta violenza nasce dal non sapersi perdonati, fissati nei propri errori, e quindi senza futuro, come se il tempo dovesse essere un continuo ritorno del male e della vergogna. Ma così non è, e il mondo deve sapere che dove c’è Dio c’è futuro. Deve sapere che la gioia è possibile, e devono leggerla sul volto dei cristiani, sul nostro volto. “Solo credendo (…) la fede cresce e si rafforza”, dice Benedetto XVI (ib) rifacendosi a Sant’Agostino: “ i credenti <si fortificano credendo> ” (ib).3. Cari Confratelli, cari fratelli e sorelle! Nella sera che avanza, in questo splendido cenacolo, anche noi facciamo l’esperienza dei primi discepoli: anche qui il Risorto è entrato con la sua parola che pacifica i cuori e ci chiama a conversione; anche noi, guardando a Lui, ci affidiamo gli uni agli altri perché la nostra fede cresca, la comunione si rafforzi, la gioia cristiana sia rinnovata e contagi le nostre terre, i borghi, le città e i mari. E cammini veloce sulle ali libere della verità di Dio che è amore. In questa preghiera, mentre celebriamo Cristo, luce che non tramonta, vogliamo abbracciare il Santo Padre Benedetto XVI con i suoi 85 anni di vita. A lui guardiamo con gratitudine e affetto grandi, con docilità di mente e di vita. Vogliamo seguirlo – lui il Vicario di Gesù – mentre con serenità e forza ci conduce in un cammino di interiore riforma, prima forma di ogni evangelizzazione. Lo raggiungiamo sulle ali della preghiera perché il Signore, che lo ha scelto, lo sostenga con la forza dolce e gentile del suo Spirito.
Qualche bella immagine dalla Basilica di Sant'Eufemia in Grado: la messa con i vescovi della conferenza episcopale triveneta e i primi vespri, presieduti dal Patriarca di Venezia.
Poche ore, ormai, al momento inaugurale del secondo convegno ecclesiale delle diocesi del Nordest.La tre giorni si snoderà tra Grado, dove si terranno l’apertura, le sessioni assembleari e i lavori di gruppo, e Aquileia, dove, alle 15.30 di domenica 15 aprile, il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, celebrerà la Santa Messa conclusiva.Presenti 580 delegati, i 15 vescovi titolari delle singole diocesi, alcuni vescovi emeriti e il vescovo thailandese di Chiang Mai, mons. Francis Xavier Vira Arpondratana, nella cui diocesi si trova la missione triveneta.A 22 anni di distanza dal primo convegno di Aquileia si è avvertita la necessità, per le Chiese del Nordest, alla luce delle trasformazioni di questi decenni, ritrovarsi per capire, nella riflessione e nella preghiera, cosa lo Spirito domanda oggi loro.Tre le dimensioni su cui è lavorato: la memoria del percorso fatto in questi vent'anni, il discernimento sulle sfide dell’oggi, la profezia, per trovare piste pastorali da percorrere insieme, per una rinnovata evangelizzazione nelle terre del nordest.
Il convegno si aprirà venerdì 13 aprile, alle 15.15, al Pala-congressi di Grado, con l’accoglienza dei convegnisti e i saluti delle autorità. Nel pomeriggio verrà ricordato il primo convegno di Aquileia, seguiranno l’introduzione generale da parte di mons. Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova e vicepresidente del comitato preparatorio, tre comunicazioni sul cammino di preparazione da parte di tre membri del consiglio di presidenza del comitato preparatorio (Margherita Debertol, Francesco Longo e don Franco Gismano) e l’introduzione ai lavori dei gruppi di mons. Lucio Soravito, vescovo di Adria Rovigo e vicepresidente del comitato preparatorio e di mons. Renato Marangoni, segretario generale del convegno. Alle 19 in Pala-congressi si celebreranno i Vespri presieduti dal mons. Luigi Bressan, arcivescovo di Trento.In serata, dalle ore 21, sempre al Pala-congressi, Telechiara proporrà una diretta del programma Fatti nostri, condotta da Alberto Feltrin, sul tema del bene comune. Il dibattito vedrà la partecipazione di mons. Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova, Alessandro Calligaris presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia, Daniele Marini, direttore della Fondazione Nord Est, Roberto Molinaro, assessore regionale all’istruzione, famiglia, cooperazione e associazionismo del Friuli Venezia Giulia, Mario Pezzetta, presidente di Anci Friuli Venezia Giulia, Franca Porto, segretario generale Cisl Veneto.Fino alle 23 sarà inoltre possibile la preghiera di adorazione in una chiesetta del centro storico di Grado.
La giornata di sabato 14 aprile sarà invece dedicata ai lavori di gruppo, riservati ai convegnisti. Saranno ben trenta i gruppi che opereranno sui temi : Una nuova evangelizzazione nel Nordest, In dialogo con la cultura, Impegnati per il “bene comune”.I lavori inizieranno dopo la Santa Messa delle 8.30, presieduta nella basilica di Grado da mons. Dino de Antoni, arcivescovo di Gorizia e presidente della Conferenza Episcopale Triveneta. Al termine, alle ore 19, in basilica di Grado, il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, presiederà i Primi Vespri, mentre in serata, a partire dalle ore 21.30 si terrà una processione con preghiera mariana nel centro storico di Grado.
Nella mattinata di domenica 15 aprile avranno termine i lavori, dopo le Lodi presiedute, alle ore 8.45, da mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine. L’assemblea conclusiva, a partire dalle 9.30, vedrà la presentazione delle sintesi dei lavori di gruppo, le comunicazioni dei vicepresidenti del Comitato preparatorio e la lettura del messaggio alle comunità cristiane e alla popolazione del Nordest. La conclusione della mattinata sarà affidata a mons. Dino De Antoni, presidente della Conferenza episcopale Triveneta.Nel pomeriggio, infine, alle 15.30, nella basilica di Aquileia, sarà celebrata l’Eucaristia dal Cardinale Angelo Bagnasco. Nel corso della celebrazione, valida per la domenica in Albis, le persone battezzate nelle diocesi del nordest nel corso della Veglia Pasquale deporranno le “albe”. Le offerte raccolte nel corso della liturgia eucaristica saranno devolute alla missione triveneta in Thailandia.La celebrazione sarà proposta in diretta da Telechiara (visibile in Veneto e Friuli Venezia Giulia sul canale 14, sul 74 a Trento e sul 612 a Bolzano) e da Bluradioveneto.
http://aquileia2.it/notizie/convegno-blocchi-partenza
È raggiungibile all’indirizzo www.aquileia2.it il sito scelto come strumento di contatto e collegamento tra le 15 diocesi del Triveneto per accompagnare il cammino di preparazione al Convegno ecclesiale che si terrà ad Aquileia e Grado dal 13 al 15 aprile 2012.
Il portale - realizzato secondo le più moderne regole di programmazione per il web - contiene informazioni, vari materiali e notizie utili sull’appuntamento che sta coinvolgendo le comunità cristiane del Nordest, le “testimonianze” offerte in questi mesi dalle Diocesi, i comunicati dell’Ufficio stampa e i contributi multimediali realizzati dalla redazione del sito.
Grazie ad una procedura automatica in www.aquileia2.it si possono incorporare testi e foto provenienti dai siti dei settimanali diocesani del Nordest, restituendo in tempo reale un quadro complessivo di quanto prodotto dalle singole redazioni. E in modo analogo si possono inglobare e rendere subito disponibili i contributi multimediali provenienti da Tv e radio legate alle Diocesi trivenete. Utilizzando poi una funzionalità del sistema di traduzione istantanea di Google tutte le pagine del sito possono essere convertite in tedesco e in sloveno con un semplice clic.Il portale gode, inoltre, interagisce con i social network: Facebook, Twitter (il sistema di microblogging da 140 caratteri per volta), Flickr (foto) e Youtube (video).
Il profilo Facebook “Chiese Nordest”, in particolare, può costituire un punto di ascolto e dialogo privilegiato del comitato organizzatore del convegno di Aquileia con gli utenti della Rete, visto il gran numero di giovani e adulti che utilizzano quotidianamente il popolare social network come mezzo per alimentare le relazioni personali e professionali.
L’email di contatto con la redazione del portale è: web@aquileia2.it
E' disponibile sul web ormai da quindici giorni, il nuovo sito della Diocesi di Treviso. Inaugurato il primo dicembre direttamente dal mouse del Arcivescovo-Vescovo Gardin, è ricco di notizie e documenti, nuove sezioni, l'elenco delle parrocchie e un nuovo spazio riservato all'arte (in fase di allestimento). E' presente anche un motore di ricerca completamente dedicato alle Celebrazioni Liturgiche in territorio diocesano, con informazioni ed orari ed un servizio newsletter. Il referente per il sito è don Pierluigi Guidolin.
Quando l'ecumenismo traballa tra templi (meditativi) abusivi e pseudo sette: a coronare le fiabesche vicissitudini della "piramide di luce" si aggiunge un don Tarsillo con l'aspersorio.
Oltre la scomoda ed errata etichetta di «setta», verso la direzione del sincretismo spirituale. Ricerca energetica e religione cristiana si sono unite, domenica scorsa [28 agosto], alla Piramide di Luce di Valnogaredo. La struttura, gestita dall’omonima associazione vicentina e destinata alla demolizione in quanto abuso, è stata al centro di una suggestiva celebrazione culminata con la benedizione cristiana di don Tarsillo Bernardi, sacerdote nativo di Zovon di Vo’. Parroco a Lamon, nella diocesi di Feltre, il religioso di 65 anni ha contattato i responsabili della piramide: «La piramide non è legata ad alcun credo religioso - sottolinea il presidente dell’associazione Mauro Lando - Accogliamo ogni genere di chiesa e di fede. Don Tarsillo ha voluto incontrarci e ha condiviso alcune delle nostre idee, soprattutto in seno alla ricerca spirituale ed energetica. Al termine di questo piacevole dialogo si è proposto di benedire la piramide». Don Tarsillo ha letto un brano di San Paolo dedicato all’ecumenismo: alla lettura sono poi seguite alcune preghiere spontanee dei presenti e la benedizione. A maggio nella piramide si era invece celebrato il wesak, festa che si lega molto alla tradizione buddista.