Uno sguardo veneto sulla Liturgia, musica e arte sacra, le attualità romane e le novità dalle terre della Serenissima.
Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.

Etiam pro nobis


Venezia, Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari, Altare del Crocifisso.


Don Antonio Vivaldi, Credo RV 591, Crucifixus

Le Ceneri di Sua Santità, con quel po' di tecnologia








immagini da CORBIS

Non soltanto l'Ultima Cena



"Un arcaismo che volesse tornare a prima della Risurrezione e della sua dinamica ed imitare soltanto l'Ultima Cena, non corrisponderebbe affatto alla natura del dono che il Signore ha lasciato ai discepoli".
Lo scrive il Papa nella seconda parte del suo "Gesu' di Nazaret".
"Con l'Eucaristia - spiega - e' stata istituita la Chiesa che diventa se stessa a partire dal Corpo di Cristo e insieme, a partire dalla sua morte, e' resa aperta verso la vastita' del mondo e della storia". Dunque, spiega Benedetto XVI marcando una forte differenza con la concezione protestante della messa come "memoriale" della cena di Gesu' con i discepoli, "l'Eucaristia e' al contempo il visibile processo del riunirsi, un processo che nel luogo e attraverso tutti i luoghi e' un entrare in comunione con il Dio vivente che dall'interno avvicina gli uni agli altri.
La Chiesa si forma a partire dall'Eucaristia. Da essa riceve la sua unita' e la sua missione. La Chiesa deriva dall'Ultima Cena, ma proprio per questo deriva dalla Morte e Risurrezione di Cristo, anticipate da Lui nel dono del suo corpo e del suo sangue".
Dopo l'Ascensione, del resto, "il Signore viene mediante la sua parola; viene nei sacramenti, specialmente nella santissima Eucaristia; entra nella mia vita mediante parole o avvenimenti". Per il Papa "esistono, però, anche modi epocali di tale venuta" e cita in proposito "l’operare delle due grandi figure di Francesco e Domenico, tra il XII e il XIII secolo"; che "è stato un modo in cui Cristo è entrato nuovamente nella storia, facendo valere in modo nuovo la sua parola e il suo amore; un modo in cui Egli ha rinnovato la Chiesa e mosso la storia verso di sé. Una cosa analoga - secondo Ratzinger - possiamo dire delle figure dei santi del XVI secolo: Teresa d’Avila, Giovanni della Croce, Ignazio di Loyola, Francesco Saverio portano con sé nuove irruzioni del Signore nella storia confusa del loro secolo che andava alla deriva allontanandosi da Lui.
Il suo mistero, la sua figura appare nuovamente, e soprattutto: la sua forza, che trasforma gli uomini e plasma la storia, si rende presente in modo nuovo". 

© Copyright (AGI) 

di Salvatore Izzo, titolo originale LIBRO PAPA: LA MESSA NON SOLO MEMORIALE MA RINNOVA SACRIFICIO GESU'

immagine Corbis



La Quaresima è accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme




La Catechesi di Benedetto XVI in occasione dell'Udienza Generale nel Mercoledì delle Ceneri 2011.

Cari fratelli e sorelle,

Oggi, segnati dall’austero simbolo delle Ceneri, entriamo nel Tempo di Quaresima, iniziando un itinerario spirituale che ci prepara a celebrare degnamente i misteri pasquali. La cenere benedetta imposta sul nostro capo è un segno che ci ricorda la nostra condizione di creature, ci invita alla penitenza e ad intensificare l’impegno di conversione per seguire sempre di più il Signore.

La Quaresima è un cammino, è accompagnare Gesù che sale a Gerusalemme, luogo del compimento del suo mistero di passione, morte e risurrezione; ci ricorda che la vita cristiana è una "via" da percorrere, consistente non tanto in una legge da osservare, ma nella persona stessa di Cristo, da incontrare, da accogliere, da seguire. Gesù, infatti, ci dice: "Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua" (Lc 9,23). Ci dice, cioè, che per giungere con Lui alla luce e alla gioia della risurrezione, alla vittoria della vita, dell’amore, del bene, anche noi dobbiamo prendere la croce di ogni giorno, come ci esorta una bella pagina dell’Imitazione di Cristo: "Prendi, dunque, la tua croce e segui Gesù; così entrerai nella vita eterna. Ti ha preceduto lui stesso, portando la sua croce (Gv 19,17) ed è morto per te, affinché anche tu portassi la tua croce e desiderassi di essere anche tu crocifisso. Infatti, se sarai morto con lui, con lui e come lui vivrai. Se gli sarai stato compagno nella sofferenza, gli sarai compagno anche nella gloria" (L. 2, c. 12, n. 2). Nella Santa Messa della Prima Domenica di Quaresima pregheremo: "O Dio nostro Padre, con la celebrazione di questa Quaresima, segno sacramentale della nostra conversione, concedi ai tuoi fedeli di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo e di testimoniarlo con una degna condotta di vita" (Colletta). E’ un’invocazione che rivolgiamo a Dio perché sappiamo che solo Lui può convertire il nostro cuore. Ed è soprattutto nella Liturgia, nella partecipazione ai santi misteri, che noi siamo condotti a percorrere questo cammino con il Signore; è un metterci alla scuola di Gesù, ripercorrere gli eventi che ci hanno portato la salvezza, ma non come una semplice commemorazione, un ricordo di fatti passati. Nelle azioni liturgiche, Cristo si rende presente attraverso l’opera dello Spirito Santo, quegli avvenimenti salvifici diventano attuali. C’è una parola-chiave che ricorre spesso nella Liturgia per indicare questo: la parola "oggi"; ed essa va intesa in senso originario e concreto, non metaforico. Oggi Dio rivela la sua legge e a noi è dato di scegliere oggi tra il bene e il male, tra la vita e la morte (cfr Dt 30,19); oggi "il Regno di Dio è vicino. Convertitevi e credete al Vangelo" (Mc 1,15); oggi il Cristo è morto sul Calvario ed è risuscitato dai morti; è salito al cielo e siede alla destra del Padre; oggi ci è dato lo Spirito Santo; oggi è tempo favorevole. Partecipare alla Liturgia significa allora immergere la propria vita nel mistero di Cristo, nella sua permanente presenza, percorrere un cammino in cui entriamo nella sua morte e risurrezione per avere la vita.

Nelle domeniche di Quaresima, in modo del tutto particolare in quest’anno liturgico del ciclo A, siamo introdotti a vivere un itinerario battesimale, quasi a ripercorrere il cammino dei catecumeni, di coloro che si preparano a ricevere il Battesimo, per ravvivare in noi questo dono e per far in modo che la nostra vita recuperi le esigenze e gli impegni di questo Sacramento, che è alla base della nostra vita cristiana. Nel Messaggio che ho inviato per questa Quaresima, ho voluto richiamare il nesso particolare che lega il Tempo quaresimale al Battesimo. Da sempre la Chiesa associa la Veglia Pasquale alla celebrazione del Battesimo, passo per passo: in esso si realizza quel grande mistero per cui l’uomo, morto al peccato, è reso partecipe della vita nuova in Cristo Risorto e riceve lo Spirito di Dio che ha risuscitato Gesù dai morti (cfr Rm 8,11). Le Letture che ascolteremo nelle prossime domeniche e alle quali vi invito a prestare speciale attenzione, sono riprese proprio dalla tradizione antica, che accompagnava il catecumeno nella scoperta del Battesimo: sono il grande annuncio di ciò che Dio opera in questo Sacramento, una stupenda catechesi battesimale rivolta a ciascuno di noi. La Prima Domenica, chiamata Domenica della tentazione, perché presenta le tentazioni di Gesù nel deserto, ci invita a rinnovare la nostra decisione definitiva per Dio e ad affrontare con coraggio la lotta che ci attende per rimanergli fedeli. Sempre c'è di nuovo questa necessità di decisione, di resistere al male, di seguire Gesù. In questa Domenica la Chiesa, dopo aver udito la testimonianza dei padrini e dei catechisti, celebra l’elezione di coloro che sono ammessi ai Sacramenti pasquali. La Seconda Domenica è detta di Abramo e della Trasfigurazione. Il Battesimo è il sacramento della fede e della figliolanza divina; come Abramo, padre dei credenti, anche noi siamo invitati a partire, ad uscire dalla nostra terra, a lasciare le sicurezze che ci siamo costruite, per riporre la nostra fiducia in Dio; la meta si intravede nella trasfigurazione di Cristo, il Figlio amato, nel quale anche noi diventiamo "figli di Dio". Nelle Domeniche successive viene presentato il Battesimo nelle immagini dell’acqua, della luce e della vita. La Terza Domenica ci fa incontrare la Samaritana (cfr Gv 4,5-42). Come Israele nell’Esodo, anche noi nel Battesimo abbiamo ricevuto l’acqua che salva; Gesù, come dice alla Samaritana, ha un’acqua di vita, che estingue ogni sete; e quest’acqua è il suo stesso Spirito. La Chiesa in questa Domenica celebra il primo scrutinio dei catecumeni e durante la settimana consegna loro il Simbolo: la Professione della fede, il Credo. La Quarta Domenica ci fa riflettere sull’esperienza del "Cieco nato" (cfr Gv 9,1-41). Nel Battesimo veniamo liberati dalle tenebre del male e riceviamo la luce di Cristo per vivere da figli della luce. Anche noi dobbiamo imparare a vedere la presenza di Dio nel volto di Cristo e così la luce. Nel cammino dei catecumeni si celebra il secondo scrutinio. Infine, la Quinta Domenica ci presenta la risurrezione di Lazzaro (cfr Gv 11,1-45). Nel Battesimo noi siamo passati dalla morte alla vita e siamo resi capaci di piacere a Dio, di far morire l’uomo vecchio per vivere dello Spirito del Risorto. Per i catecumeni, si celebra il terzo scrutinio e durate la settimana viene consegnata loro l’orazione del Signore: il Padre nostro.

Questo itinerario della Quaresima che siamo invitati a percorre nella Quaresima è caratterizzato, nella tradizione della Chiesa, da alcune pratiche: il digiuno, l’elemosina e la preghiera. Il digiuno significa l’astinenza dal cibo, ma comprende altre forme di privazione per una vita più sobria. Tutto questo però non è ancora la realtà piena del digiuno: è il segno esterno di una realtà interiore, del nostro impegno, con l’aiuto di Dio, di astenerci dal male e di vivere del Vangelo. Non digiuna veramente chi non sa nutrirsi della Parola di Dio.

Il digiuno, nella tradizione cristiana, è legato poi strettamente all’elemosina. San Leone Magno insegnava in uno dei suoi discorsi sulla Quaresima: "Quanto ciascun cristiano è tenuto a fare in ogni tempo, deve ora praticarlo con maggiore sollecitudine e devozione, perché si adempia la norma apostolica del digiuno quaresimale consistente nell’astinenza non solo dai cibi, ma anche e soprattutto dai peccati. A questi doverosi e santi digiuni, poi, nessuna opera si può associare più utilmente dell’elemosina, la quale sotto il nome unico di ‘misericordia’ abbraccia molte opere buone. Immenso è il campo delle opere di misericordia. Non solo i ricchi e i facoltosi possono beneficare gli altri con l’elemosina, ma anche quelli di condizione modesta e povera. Così, disuguali nei beni di fortuna, tutti possono essere pari nei sentimenti di pietà dell’anima" (Discorso 6 sulla Quaresima, 2: PL 54, 286). San Gregorio Magno ricordava, nella sua Regola Pastorale, che il digiuno è reso santo dalle virtù che l’accompagnano, soprattutto dalla carità, da ogni gesto di generosità, che dona ai poveri e ai bisognosi il frutto di una nostra privazione (cfr 19,10-11).

La Quaresima, inoltre, è un tempo privilegiato per la preghiera. Sant’Agostino dice che il digiuno e l’elemosina sono "le due ali della preghiera", che le permettono di prendere più facilmente il suo slancio e di giungere sino a Dio. Egli afferma: "In tal modo la nostra preghiera, fatta in umiltà e carità, nel digiuno e nell’elemosina, nella temperanza e nel perdono delle offese, dando cose buone e non restituendo quelle cattive, allontanandosi dal male e facendo il bene, cerca la pace e la consegue. Con le ali di queste virtù la nostra preghiera vola sicura e più facilmente viene portata fino al cielo, dove Cristo nostra pace ci ha preceduto" (Sermone 206, 3 sulla Quaresima: PL 38,1042). La Chiesa sa che, per la nostra debolezza, è faticoso fare silenzio per mettersi davanti a Dio, e prendere consapevolezza della nostra condizione di creature che dipendono da Lui e di peccatori bisognosi del suo amore; per questo, in Quaresima, invita ad una preghiera più fedele ed intensa e ad una prolungata meditazione sulla Parola di Dio. San Giovanni Crisostomo esorta: "Abbellisci la tua casa di modestia e umiltà con la pratica della preghiera. Rendi splendida la tua abitazione con la luce della giustizia; orna le sue pareti con le opere buone come di una patina di oro puro e al posto dei muri e delle pietre preziose colloca la fede e la soprannaturale magnanimità, ponendo sopra ogni cosa, in alto sul fastigio, la preghiera a decoro di tutto il complesso. Così prepari per il Signore una degna dimora, così lo accogli in splendida reggia. Egli ti concederà di trasformare la tua anima in tempio della sua presenza" (Omelia 6 sulla Preghiera: PG 64,466).

Cari amici, in questo cammino quaresimale siamo attenti a cogliere l’invito di Cristo a seguirlo in modo più deciso e coerente, rinnovando la grazia e gli impegni del nostro Battesimo, per abbandonare l’uomo vecchio che è in noi e rivestirci di Cristo, per giungere rinnovati alla Pasqua e poter dire con san Paolo "non vivo più io, ma Cristo vive in me" (Gal 2,20). Buon cammino quaresimale a voi tutti! Grazie!


Testo da Sala Stampa della Santa Sede, immagini Corbis

Quia pulvis es


"Memento homo, quia pulvis es et in pulverem reverteris"

"Ricordati uomo, che sei polvere e polvere ritornerai"


Quaresima 2011
 immagini Corbis

Alla riscoperta di Oreste Ravanello


In gioventù fu costretto a ritirarsi dal Conservatorio di Venezia per "mancanza di attitudini musicali", uno dei più grandi organisti della sua epoca. L'Oreste Ravanello che sotto lo sguardo vigile del Patriarca di Venezia, l'allora Cardinal Sarto, duellava con Bossi e Perosi agli organi battenti della Basilica di San Marco compie centoquarant'anni e c'è chi lo festeggia riscoprendo la sua grandiosa figura, come la Cappella Antoniana, l'istituzione secolare guidata da Ravanello dal 1898 al 1939, dedica addirittura un'intero anno ad uno dei suoi più grandi direttori. 

Figlio di musicisti dilettanti, studiò pianoforte al Liceo Musicale «Benedetto Marcello» di Venezia, ma fu costretto a ritirarsi per mancanza di attitudini musicali. Studiò allora privatamente organo e composizione con Andrea Girardi, allora organista della Basilica di San Marco, e storia della musica e canto gregoriano con P. Angelo De Santi, diplomandosi a 16 anni alla commissione diocesana dell’Associazione Italiana Santa Cecilia.
Già all'età di 17 anni, nel 1889, divenne organista della Cappella Marciana a Venezia e, nel 1895, primo organista della Basilica, essendo, dal 1893, direttore della "Schola" Lorenzo Perosi, succeduto al Tebaldini. Contemporaneamente, Marco Enrico Bossi divenne direttore e insegnante d'organo al "Benedetto Marcello".
In questo periodo la collaborazione tra questi tre celebri musicisti, Bossi, Perosi e Ravanello, fu molto intensa, e i loro duelli d’improvvisazioni ai due organi di San Marco (Gaetano Callido, 1766 in Cornu Epistolae e William George Trice, 1893, in Cornu Evangelii), talvolta alla presenza del Cardinale Giuseppe Sarto, futuro Papa Pio X, divennero celebri anche fuori città.
Nel 1898 divenne direttore della Cappella Musicale della Basilica del Santo di Padova, incarico che tenne per 38 anni. Nel 1902 Bossi lo nominò suo successore alla cattedra d’organo. Dal 1912 al 1938 fu insegnante di composizione e direttore dell’Istituto musicale «Cesare Pollini» di Padova che, sotto la sua guida e grazie all'interessamento di Ottorino Respighi, ottenne il titolo di Conservatorio.
Morì a Padova, il 2 luglio 1939.

La maggior parte della sua produzione è rappresentata da brani destinati all'esecuzione vocale o strumentale di ambito liturgico. Un apprezzabile numero di composizioni per organo sono destinate all'esecuzione concertistica, composizioni che possono considerarsi a pieno titolo tra i capisaldi della musica organistica italiana del tempo. Oltre a queste, pubblicò anche due raccolte di studi pedagogici destinati all'apprendimento sistematico dello strumento, alcune opere teoriche sull'accompagnamento del canto gregoriano e sulla composizione e, in collaborazione con Luigi Bottazzo, un metodo intitolato "L'organista di chiesa".

Oreste Ravanello fu stimato come improvvisatore, organista e progettista strumentale, tanto da essere considerato con Bossi il più grande organista italiano dell'epoca.
Profondo studioso della polifonia antica (analizzò ad esempio l’opera completa di Palestrina) e fervente sostenitore del Movimento Ceciliano, rivolse prevalentemente la sua creatività alla musica liturgica.



 testo da wikipedia, immagini da g.immage

Berici tentativi d'autogestione

 
Una lettera alla Santa Sede firmata da un gruppo di venti sacerdoti «preoccupati del futuro della chiesa di Vicenza». Sono passati tre mesi dal trasferimento di Cesare Nosiglia all'Arcivescovado di Torino e più che l'incognita sui tempi della successione è il timore su chi arriverà a guidare la Diocesi a generare un certo stato d'animo tra il clero vicentino. La lettera al Santo Padre ha tutto il sapore di una petizione: un documento riservato, girato in realtà tra pochi autorevoli sacerdoti, tra cui diversi docenti del Seminario e una serie di preti in grado di alzare la loro voce critica, come hanno fatto anche in passato in situazioni cruciali come quella della base Usa al Dal Molin.
Al Papa hanno presentato la loro candidatura: quella di mons. Lodovico Furian, 70 anni, già vicario generale, che dopo la partenza di Nosiglia ha assunto l'incarico di amministratore diocesano, un sacerdote che il clero vicentino vedrebbe bene come vescovo della Diocesi per le sue caratteristiche di preparazione, cultura, intelligenza, umanità, già rettore del Seminario e parroco di San Pietro a Schio.
Un nome che in realtà incarna la figura a cui guarda con favore gran parte del clero vicentino: un vescovo pastore e non curiale. Questo è il messaggio fatto arrivare al Papa dopo che il toto-nomine ha portato il clero a voler difendere il futuro di una delle diocesi più importanti d'Italia per numero di abitanti, sacerdoti, tradizioni.
Un futuro che si vorrebbe finalmente più stabile. Mons. Nosiglia, genovese, è rimasto appena sette anni. Chiedono una guida che conosca la realtà e con uno spettro di tempo abbastanza lungo per portare avanti progetti, programmi di ampio respiro, visite pastorali complete, temi da sviluppare in maniera costante come la crisi vocazionale, il delicato rapporto con i giovani, le problematiche sociali. E invece i timori sono legati al rimpallo di una serie di "papabili" che non sembrerebbero garantire una certa affidabilità quanto alla possibilità di rimanere per un periodo sufficientemente lungo a Vicenza.
Nomi curiali appunto, alte personalità più vicine ai palazzi che non alla vita delle parrocchie, troppo giovani per fermarsi a lungo in una Diocesi che ha bisogno di punti fermi e non di essere un trampolino per incarichi più in vista. E così i preti vicentini hanno allargato le braccia quando, fin da subito, è rimbalzato il nome del "ciellino" mons. Livio Melina, tra i massimi esponenti di teologia morale e di bioetica in ambito cattolico. Ma un certo disappunto è girato anche al nome di due "ruiniani" di ferro come Claudio Giuliodori e Mauro Parmeggiani. Giuliodori, 53 anni, è vescovo di Macerata ed è stato addetto alle comunicazioni sociali dell'influente cardinal Ruini, già presidente della Cei. Parmeggiani, quasi 50 anni, è vescovo di Tivoli ed è stato segretario particolare di Ruini. Niente di personale, si sono detti i nostri sacerdoti, però appare loro lampante come due personaggi del genere non possano che prendere Vicenza come una palestra, giusto per farsi le ossa, sei-sette anni e poi spiccare il volo. "Foresti", che di Vicenza conoscono poco, il tempo di entrare in sintonia e poi nel più bello essere mandati a ricoprire altri incarichi.
Altra cosa sarebbe un veneto. Un personaggio come l'ausiliare di Venezia Beniamino Pizziol, 64 anni, o il trevigiano Francesco Giovanni Brugnaro, 67 anni, vescovo di Camerino. O magari il vicentino Adriano Tessarolo sul quale però difficile appare la chiamata: è stato nominato vescovo di Chioggia appena un anno fa e poi non è consuetudine che un vicentino diventi vescovo a casa sua. Diverso per Furian: è vero che la sua vita sacerdotale è legata a Vicenza però le sue origini sono padovane, di San Giorgio in Bosco.
Il messaggio al Papa è arrivato e la risposta potrebbe arrivare il 7 e l'8 maggio, quando Benedetto XVI sarà ad Aquileia e Venezia. C'è il patriarca di Venezia Angelo Scola in predicato di succedere al cardinal Dionigi Tettamanzi alla guida della Diocesi di Milano. C'è anche la possibile partenza del vescovo Antonio Mattiazzo da Padova. E la casella di Vicenza da riempire.

 

Articolo di Roberta Bassan I preti scrivono al Papa: «Furian vescovo» da www.ilgiornaledivicenza.it

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