Uno sguardo veneto sulla Liturgia, musica e arte sacra, le attualità romane e le novità dalle terre della Serenissima.
Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.

Vivaldi secondo Benedetto XVI



"“Credo”, “Amen”: sono le due parole con cui inizia e si conclude il “Credo”, la “Professione di fede” della Chiesa, che abbiamo ascoltato. Che cosa vuol dire credo? E’ una parola che ha vari significati: indica accogliere qualcosa tra le proprie convinzioni, prestare fiducia a qualcuno, essere certi. Quando, però, la diciamo nel “Credo”, essa assume un significato più profondo: è affermare con fiducia il senso vero della realtà che ci sostiene, che sostiene il mondo; significa accogliere questo senso come il solido terreno su cui possiamo stare senza timore; è sapere che il fondamento di tutto, di noi stessi, non può essere fatto da noi, ma può essere solo ricevuto. E la fede cristiana non dice “Io credo in qualcosa”, bensì “Io credo in Qualcuno”, nel Dio che si è rivelato in Gesù, in Lui percepisco il vero senso del mondo; e questo credere coinvolge tutta la persona, che è in cammino verso di Lui. La parola “Amen”, poi, che in ebraico ha la stessa radice della parola “fede”, riprende lo stesso concetto: il fiducioso poggiare sulla base solida, Dio. 
E veniamo al brano di Vivaldi, grande rappresentante del Settecento veneziano. Purtroppo di lui si conosce poco la musica sacra, che racchiude tesori preziosi: ne abbiamo avuto un esempio nel brano di stasera, composto probabilmente nel 1715. Vorrei fare tre annotazioni. Anzitutto un fatto anomalo nella produzione vocale vivaldiana: l’assenza dei solisti, c’è solo il coro. In questo modo, Vivaldi vuole esprimere il “noi” della fede. Il “Credo” è il “noi” della Chiesa che canta, nello spazio e nel tempo, come comunità di credenti, la sua fede; il “mio” affermare “credo” è inserito nel “noi” della comunità. Poi vorrei rilevare i due splendidi quadri centrali: Et incarnatus est e Crucifixus. Vivaldi si sofferma, come era prassi, sul momento in cui il Dio che sembrava lontano si fa vicino, si incarna e dona se stesso sulla Croce. Qui il ripetersi delle parole, le modulazioni continue rendono il senso profondo dello stupore di fronte a questo Mistero e ci invitano alla meditazione, alla preghiera. Un’ultima osservazione. Carlo Goldoni, grande esponente del teatro veneziano, nel suo primo incontro con Vivaldi notava: “Lo trovai circondato di musica e con il Breviario in mano”. Vivaldi era sacerdote e la sua musica nasce dalla sua fede."


 
testo da Maranatha.it, immagine da Daylife.

Il Papa in arrivo: il tessuto per i paramenti del Santo Padre


Ringraziando R. Z., con grande piacere vi proponiamo una sicura ed interessante anteprima: alcune immagini e informazioni sul tessuto con cui si parerà Sua Santità alla grande Messa a Parco San Giuliano in Mestre. 


Scheda del tessuto per i paramenti del Papa Benedetto XVI


Tessuto per casula e dalmatiche

Disegno Rapporto cm 17.5x 18

Tessuto per le stole

Disegno Rapporto cm 8.75x 9

Per entrambi i disegni è stata impiegata la tecnica del Damasco in Seta 100%. La qualità prevede 100 fili seta organzino al cm. e 40 trame seta al cm.


Il tessuto prodotto dalla Rubelli Spa per casula e dalmatiche è un damasco in seta decorato da rotae che racchiudono al centro delle croci gigliate, e si alternano a volute e foglie d’acanto stilizzate. Il motivo delle “rotae”, d’ascendenza paleocristiana, si diffonde in tutta l’arte decorativa altomedievale e verrà declinato anche in varie versioni locali. Una vera e propria rinascita di questo motivo si registra in epoca di “Revival degli Stili” collocabile nella seconda metà del XIX sec. A partire da questo periodo infatti la decorazione a “ Rotae” verrà molto spesso impiegata nell’abbigliamento liturgico.
Il damasco è stato prodotto anche in una versione più piccola utilizzata per la confezione delle stole.


Un razionale per il Papa


Un prezioso e significativo “razionale” in argento, l’ornamento che chiude sul petto il Piviale del Sommo Pontefice, appositamente realizzato a mano dagli Argentieri Calegaro di Padova in forma totalmente gratuita. E’ questo il dono della Regione del Veneto che il presidente Luca Zaia farà pervenire al Papa Benedetto XVI in visita pastorale ad Aquileia e Venezia sabato e domenica. L’opera sarà consegnata venerdì nelle mani del Patriarca di Venezia Angelo Scola. Il fermaglio raffigura l’Apostolo Pietro che approva il Vangelo di Marco, secondo un’iconografia riprodotta nella Basilica Marciana, in un mosaico del XIII secolo nella cappella Zen e in un paliotto argenteo del XIV secolo, ed il soggetto risale al testo “Gli uomini illustri, VIII, 1” del Padre della Chiesa Girolamo. La scena illustra il legame antico e profondo tra la Chiesa di Roma, quella di Aquileia, che secondo la leggenda altomedievale faceva risalire i suoi inizi a Marco stesso, e quella di Venezia, che continua l’eredità di Aquileia e custodisce da secoli le spoglie dell’Evangelista. Sulla parte alta del razionale è incisa la frase “Allora San Pietro approva il Vangelo di San Marco e lo consegna perché sia letto”. Il prezioso ornamento è stato realizzato utilizzando tecniche estremamente sofisticate: le forme, la prospettiva, i singoli particolari sin nei minimi dettagli sono stati definiti attraverso un’analisi preliminare su carta. La mano di un esperto incisore ha quindi disegnato con una punta d’acciaio su lastra le forme del soggetto, riproponendone i contorni, le parti in luce e quelle in ombra. Il metallo è stato quindi cesellato su entrambi i lati: così, quelli che su una foto erano particolari, sono divenuti sporgenze e rientranze e sono nate forme, spessori e volumi. Un semplice pennino ha quindi contornato queste forme, creando suggestivi effetti chiaroscurali. Il tocco finale è stato dato utilizzando i colori ad olio, che hanno perfezionato l’oggetto dandogli vita.



dal Sito ufficiale della Regione Veneto, via La Vigna del Signore

La prima Messa sulla tomba del Papa (neo) Beato


Immagini della prima Messa sull'Altare che accoglie le spoglie del Beato Giovanni Paolo II nella Basilica Vaticana. La Celebrazione è presieduta dal Cardinale Stanislaw Dziwisz, già segretario del neo beato.


«Deus, dives in misericórdia,
qui beátum Ioánnem Paulum, papam,
univérsæ Ecclésiæ tuæ præésse voluísti,
præsta, quǽsumus, ut, eius institútis edócti,
corda nostra salutíferæ grátiæ Christi,
uníus redemptóris hóminis, fidénter aperiámus».

«O Dio, ricco di misericordia,
che hai chiamato il beato Giovanni Paolo II, papa,
a guidare l’intera tua Chiesa,
concedi a noi, forti del suo insegnamento,
di aprire con fiducia i nostri cuori
alla grazia salvifica di Cristo,
unico Redentore dell’uomo».



immagini da Corbis, colletta da Cantuale Antonianum.

Il Papa in arrivo: i momenti chiave

Nel pomeriggio di sabato 7 maggio il Papa sarà ad Aquileia, luogo di “nascita” delle Chiese del Nordest perché da qui partì e si diffuse, ad opera dell’evangelista Marco, il primo annuncio della fede cristiana.

La visita di Benedetto XVI avviene in occasione di una tappa importante nel cammino delle comunità di quest’area che si preparano a vivere - dal 13 al 15 aprile 2012 - il secondo Convegno ecclesiale del Nordest (denominato in breve “Aquileia 2”), indetto a distanza di poco più di vent’anni dal primo appuntamento svoltosi nel 1990 e sempre nei luoghi di questa “Chiesa madre”.

Il prossimo Convegno punta ora a “riconoscere quello che il Signore ha operato in questi anni e condividerlo, discernere ciò che «lo Spirito dice alle Chiese» attraverso le sfide e i cambiamenti in atto nel nostro Triveneto, delineare un cammino di rinnovamento e di rilancio dell’azione pastorale da proseguire insieme, assumere con disponibilità e passione l’impegno di operare per il bene comune nel territorio del Nordest” (cfr. Lettera dei Vescovi delle Chiese del Triveneto alle comunità cristiane, 1 novembre 2010).

Il Papa incontrerà nella basilica di Aquileia tutti i Vescovi, i Consigli pastorali diocesani e i rappresentanti delle Chiese del Nordest – assieme ai Vescovi delle Chiese di altre nazioni europee anch’esse sorte da Aquileia - per vivere con loro un momento di preghiera liturgica ed aprire quindi la seconda e decisiva fase del percorso di preparazione verso “Aquileia 2”.

Sarà il momento culminante della visita del Papa a Nordest: la messa nel Parco di S. Giuliano a Mestre in programma la mattina di domenica 8 maggio alle ore 10.00 - aperta a tutti - rappresenterà infatti, anche visivamente, l’abbraccio delle genti del Nordest a Benedetto XVI.

“Esserci di persona non sarà come guardare in tv”recita il volantino diffuso in questi giorni nelle parrocchie e distribuito anche davanti alle chiese o nelle piazze, grazie all’impegno di associazioni e movimenti ecclesiali, per portare a tutti l’annuncio dell’arrivo del Santo Padre ad Aquileia e a Venezia e, soprattutto, per invitare alla messa domenicale.

All’area liturgica di S. Giuliano si potrà accedere liberamente, già a partire dal mattino molto presto (ore 5.30) e fino alle 9.00.
Anche chi deciderà di venire all’ultimo momento o la mattina stessa potrà farlo, presentandosi direttamente ai varchi di S. Giuliano.

 Per favorire l’organizzazione dei servizi d’ordine e di sicurezza si è chiesto di preannunciare la presenza con il sistema dell’ “adesione” secondo le modalità indicate sul sito www.ilpapaanordest.it o rivolgendosi ai referenti diocesani / parrocchiali e alla segreteria della visita (info: 041/5464417-20).

Tale adesione permette di ottenere, in anticipo, il pass gratuito d’ingresso al Parco che verrà distribuito, insieme al “kit del pellegrino” a partire da martedì 26 aprile. Per chi ha inviato l’adesione entro venerdì 15 aprile la distribuzione avviene presso la sede del Comitato Organizzatore al Centro pastorale card. Urbani in via Visinoni 4/c a Zelarino per la diocesi di Venezia e nelle strutture segnalate dalle altre diocesi per il resto del Triveneto (v. l’elenco su www.ilpapaanordest.it ). Per le adesioni successive al 15 aprile il punto di riferimento è il Centro pastorale di Zelarino o, direttamente domenica 8 maggio, la segreteria operativa posta all’ingresso del Parco.

Dal 26 aprile la segreteria organizzativa di Zelarino osserva i seguenti orari di apertura: dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 19.00; il sabato dalle ore 9.00 alle 12.00. Recapiti: tel. 041/5464417-20 – sito web – www.ilpapaanordest.it – email: info@ilpapaanordest.it . che verrà distribuito subito dopo Pasqua.
Contestualmente alla consegna del pass – per chi arriverà in bus o auto – sarà assegnato il parcheggio di riferimento da cui raggiungere il Parco con le navette o a piedi.  E’ prevista anche un’ampia area per il posteggio delle biciclette. In molti, in particolare dalle parrocchie della terraferma mestrina, giungeranno direttamente a piedi.

A supporto dei pellegrini saranno presenti a S. Giuliano oltre mille volontari che cureranno il servizio d’ordine e permetteranno che le celebrazione si svolga nel migliore dei modi: più della metà arriva dal mondo scout del Veneto (Agesci, Masci e Scout d’Europa), duecento dai gruppi triveneti di Comunione e Liberazione, altri da singole parrocchie o gruppi ecclesiali.
Al termine della messa, previsto per le ore 12.15 circa i fedeli potranno uscire dal Parco e ripartire verso casa o fermarsi nell’area verde fino a pomeriggio inoltrato. Qui sarà allestito, da 150 volontari dell’associazione Noi, uno spazio giochi e di animazione per bambini, ragazzi e famiglie.

Indicazioni logistiche

La viabilità dell’area intorno al Parco San Giuliano e i servizi di trasporto pubblico subiranno delle modifiche nelle ore immediatamente precedenti e seguenti la celebrazione della messa a San Giuliano. Tali variazioni sono disponibili su www.comune.venezia.it e www.ilpapaanordest.it.

Per chi arriva in treno (mezzo consigliato): dalla stazione di Mestre sarà possibile raggiungere il Parco a piedi - tempo di percorrenza 40 minuti circa - o con bus navetta gratuito. Sono previsti anche alcuni treni speciali (per informazioni contattare la segreteria organizzativa).
Per chi arriva in autobus: al momento della consegna del pass saranno assegnate le aree di parcheggio.
a) Dai parcheggi più vicini si potrà arrivare a piedi al parco (tempo di percorrenza 15-20 minuti circa).
b) Gli autobus destinati ai parcheggi più distanti potranno, all’arrivo, scaricare i pellegrini in prossimità del Parco, per poi raggiungere il parcheggio assegnato. I pellegrini di questi autobus, al termine della messa, raggiungeranno tali parcheggi con i bus navetta gratuiti.

Sul sito www.asmvenezia.it alla sezione “ticket on-line” è già possibile acquistare i pass ZTL per l’ingresso nel Comune di Venezia in occasione della messa. Il pedaggio ZTL (pari a 150 euro) potrà, altresì, essere pagato direttamente nel parcheggio di riferimento assegnato a ciascun bus, subito dopo aver lasciato i pellegrini nelle vicinanze del Parco.

Per chi arriverà in auto: al momento della consegna del pass saranno assegnate le aree di parcheggio, collegate al Parco con bus navetta gratuiti. Chi deciderà all’ultimo momento (e quindi non avrà il pass) e verrà in auto, potrà ricevere informazioni utili e aggiornate sul sito www.ilpapaanordest.it e troverà inoltre indicazioni sui parcheggi disponibili lungo le principali vie di accesso a Mestre.

Per chi arriverà in bicicletta (altro mezzo particolarmente consigliato): nelle vicinanze del parco sarà riservata un’area per il posteggio.

Per i fedeli che arriveranno da Venezia: per tutti i mezzi pubblici di linea vi sarà una speciale fermata ai piedi del cavalcavia di S. Giuliano; alcune parrocchie si stanno, inoltre, attrezzando - in accordo con la segreteria organizzativa - per giungere alla messa via acqua ed utilizzando mezzi privati.

Orari e indicazioni in breve
  • la messa avrà inizio alle ore 10.00.
  • i fedeli sono invitati a raggiungere il Parco entro le ore 9.00, orario per il quale tutto dovrà essere pronto per accogliere il Santo Padre.
  • dato il notevole afflusso di fedeli previsto si consiglia di arrivare con largo anticipo. Il parco sarà aperto a partire dalle ore 5.30.
  • dalla porta d’ingresso del Parco all’area liturgica il tempo di percorrenza a piedi è di circa 15 minuti.
  • i fedeli che giungeranno dopo le ore 9.00 saranno ammessi nei settori più esterni.
  • la messa, seguita dal Regina Coeli, terminerà attorno alle ore 12.15.
  • al termine della messa i fedeli potranno uscire dal parco e riprendere la via di casa oppure fermarsi nell’area verde fino a pomeriggio inoltrato. Qui sarà allestita, a cura di volontari, un’area giochi e di animazione per bambini, ragazzi e famiglie.
  • I fedeli che dovranno raggiungere le aree di parcheggio o la stazione di Mestre avranno poi a disposizione le navette gratuite dalla fine della messa alle ore 17.00 (ultima corsa). Sarà, perciò, importante che i pellegrini prendano nota del parcheggio assegnato e dei tempi necessari per gli spostamenti.  

Nella prima parte del pomeriggio di domenica 8 maggio, presso la Basilica di San Marco a Venezia, il Papa presiederà la terza Assemblea ecclesiale del Patriarcato di Venezia indetta per la chiusura della Visita pastorale del Patriarca e dei suoi principali collaboratori alle parrocchie e alle varie realtà del territorio diocesano.

La prima Assemblea diocesana, tenutasi il 10 aprile 2004, avviò la Visita pastorale del card. Angelo Scola segnata dall’immagine evangelica dell’incontro di Gesù con Zaccheo. La seconda Assemblea, dell’11 ottobre 2009, insieme alle tante “soste pastorali” ha scandito il procedere della Visita che ha attraversato l’intero territorio della diocesi, sia negli ambiti ecclesiali, sia in moltissimi segmenti della vita civile del Patriarcato.
La diocesi di Venezia presenterà a Benedetto XVI il cammino compiuto sinora, all’insegna di quattro grandi finalità e dimensioni della vita e della comunità cristiana: “rigenerazione del popolo cristiano perché sia tutto teso alla missione, attraverso comunità dall’appartenenza forte; formazione di cristiani adulti, capaci di dare ragione della propria speranza (educazione al pensiero di Cristo); educazione al gratuito; apertura alle dimensioni del mondo che giunge fino a farsi carico dell’annuncio di Cristo a tutti i popoli” (cfr. Lettera di indizione della Visita Pastorale “Oggi devo fermarmi a casa tua. In fretta scese e lo accolse con gioia”).
Saranno presenti nella cattedrale marciana circa mille rappresentanti delle parrocchie del Patriarcato, dei vari movimenti e delle associazioni ecclesiali, dei religiosi e delle religiose nonché delle diverse Chiese cristiane presenti in diocesi. E’ prevista anche una significativa presenza dei giovani del Patriarcato.

L’ingresso in basilica è perciò espressamente riservato ai delegati delle varie realtà del Patriarcato invitate all’Assemblea ecclesiale.

A seguire, il Santo Padre uscirà all’esterno della basilica - dove potrà, così, ricevere e ricambiare il saluto dei fedeli e degli abitanti della città - e si recherà presso la Piazzetta di S. Marco per il successivo trasferimento al complesso della Salute.

Nella seconda parte del pomeriggio di domenica 8 maggio, il Papa sosterà alla Basilica della Salute, dove si trovano lo Studium Generale Marcianum, cioè il polo pedagogico-accademico e di ricerca promosso dal Patriarcato di Venezia e che conta oltre un migliaio di studenti di scuola primaria, secondaria, universitari e post-laurea, e il Seminario patriarcale.
Qui il Santo Padre terrà il discorso alla città di Venezia, città dell’umanità, rivolgendosi in particolare ai rappresentanti del mondo culturale, artistico, socioeconomico della città crocevia del Nordest.

In seguito visiterà e benedirà la rinnovata Cappella della SS. Trinità, che verrà poi stabilmente aperta al pubblico, e la biblioteca dello Studium Generale Marcianum, ormai al termine del restauro pluriennale.

L’ingresso in basilica, per tale occasione, sarà riservato alle persone espressamente invitate.


immagini da Corbis

Un incontro bello, quello col Papa


Il papa beato è passato per le nostre strade, le nostre calli, le nostre chiese, le nostre piazze; ha incontrato i lavoratori, gli universitari, i giovani, i poveri, i malati, i carcerati e migliaia e migliaia di persone delle nostre parrocchie e di questo territorio. E' nel ricordo del viaggio di Giovanni Paolo II a Venezia, il 16 e 17 giugno 1985, che il Patriarca emerito Marco Cè fa memoria del pontefice che ora viene elevato alla gloria degli altari.
 
Patriarca Marco, come venne l'idea di invitare papa Giovanni Paolo II a Venezia?
In quegli anni il Papa stava visitando molte diocesi italiane. In Veneto aveva già visitato Vicenza e Padova. Quando l’ho invitato ha accettato subito. Gli ho fatto due proposte: la festa di San Giuseppe, pensando soprattutto ai lavoratori di Marghera, o il Corpus Domini. Ha scelto il Corpus Domini.
 
La preparazione della visita fu molto impegnativa?
Abbiamo subito organizzato un comitato e, lavorando per tempo, siamo arrivati alla visita tutto sommato con tranquillità. Naturalmente c’è sempre un po’ di tensione nel momento in cui arriva il Papa, ma alla fine tutto è andato bene. Il tempo non ci ha aiutato in tutto: la notte tra il sabato e la domenica è piovuto e questo ci ha costretto a cambiare all’ultimo la sede dell’incontro con gli operai, perché il luogo stabilito era un mare di fango. Siamo perciò dovuti andare alla chiesa di Gesù Lavoratore.
 
Quali furono le maggiori attenzioni in sede di preparazione?
Il nostro intento immediato è stato di dare all’evento un significato profondamente religioso. Mi pare che, da questo punto di vista, ci sia una grande sintonia tra il significato che noi volevamo dare alla visita di Giovanni Paolo II e quello che si sta facendo oggi in diocesi per la visita di Benedetto XVI in maggio. “Pietro e Marco, una sola fede” è stato lo slogan di quella visita e il motivo che ci ha guidato durante la preparazione. Volevamo poi che fosse un incontro bello, quello col Papa, perché Giovanni Paolo II nei primi anni di pontificato aveva suscitato anche alcune forti contraddizioni, come è naturale che sia per un Papa. Volevamo che la gente gli volesse bene e la gente gli ha voluto bene, lo ha accolto con gioia.
 
Giovanni Paolo II ha incontrato molte realtà nella nostra diocesi…
Ripensando oggi al programma di quella visita, mi sembra sia stato davvero un po’ folle: mi sento in colpa per aver sottoposto il Papa ad una fatica così grande. Quando è arrivato da noi era già stato a Vittorio Veneto per ricordare papa Luciani e a Riese per i 150 anni della nascita di Pio X. E’ arrivato già affaticato. Si è fermato anzitutto alla Madonna della Salute. Al molo di San Marco c’è stato il saluto delle istituzioni. Poi subito l’incontro col clero. La concelebrazione eucaristica, la processione del Corpus Domini, la benedizione alla città. La sera il concerto alla Fenice. Il giorno dopo abbiamo iniziato con la visita al carcere femminile. Quindi l’incontro con le religiose. L’incontro con i professori e i giovani dell’Università di Ca’ Foscari. Dopo pranzo il Papa si è dedicato a Marghera e a Mestre. C’è stato l’incontro con gli operai sul sagrato della chiesa di Gesù Lavoratore, la visita all’Ospedale, alla Mensa dei poveri di Ca’ Letizia.
 
Mai stanco il Papa?
A Ca’ Letizia ha avuto un piccolo crollo dovuto certamente alla stanchezza: ha chiesto di potersi fermare venti minuti nella cappella delle suore di Maria Bambina che allora risiedevano a Ca’ Letizia a pregare. Dopo questa breve sosta siamo andati in piazza Ferretto e lì, di fronte ai giovani che lo hanno accolto festosamente, si è ravvivato. Nel viaggio di ritorno all’aeroporto di Tessera ci sono stati altri due incontri brevi ma molto intensi: uno con un gruppo di cassaintegrati che gli hanno consegnato una lettera e uno con la comunità del Ceis di don Franco De Pieri che allora era in via Orlanda.
 
C'è qualche incontro di più intensa umanità e fede che spicca fra gli altri?
Il Papa si è emozionato molto al carcere femminile: è stato di una dolcezza straordinaria. Ha salutato le detenute ad una ad una con molto amore. C’erano le zingare con i loro bambini. Lui li ha presi e tenuti in braccio. Giovanni Paolo II era molto espansivo: esprimeva in modo molto forte i suoi sentimenti. Al carcere è stato di una dolcezza immensa.
 
Cosa significò quella visita per la vita civile cittadina? Quali segni lasciò?
Io credo che in quella occasione la città abbia scoperto il Papa. In fondo il Papa è pur sempre una figura lontana, che si conosce non direttamente ma dai giornali, dai media. La visita è stata un incontro reale con la persona del Papa: tra l’altro una persona così aperta, cordiale, capace di sintonizzarsi con la gente e con le diverse situazioni. Sì, in quell’occasione gente ha scoperto il Papa.
 
Nei colloqui più informali che lei ha avuto con il Papa durante il suo soggiorno, durante un trasferimento o durante la sua permanenza in palazzo patriarcale, ricorda qualche osservazione fatta dal Pontefice sulla città di Venezia, i suoi abitanti, le sue bellezze artistiche o ambientali?
Una cosa mi ha stupito del Papa: nei vari trasferimenti in genere non parlava, si raccoglieva sempre in preghiera. Se poi c’era un passaggio un po’ più lungo, come quando abbiamo percorso in motoscafo il canale della Giudecca, il segretario gli dava un libro e lui si immergeva nella preghiera. Se c’era un minuto di tempo, il Papa lo utilizzava per pregare. Quanto ai suoi commenti sulla città, anzitutto ha mostrato di conoscere molto bene la storia di Venezia. Poi ha manifestato spesso la meraviglia per la sua bellezza.
 
Ricorda cosa le disse il Papa durante il viaggio in gondola?
Era una bella giornata e il viaggio in gondola è stato spettacolare. Il Papa l’ha soprattutto goduto.
 
Come mai coi giovani Giovanni Paolo II si sentiva tanto a casa sua?
Toccava il loro cuore. Era capace di parlare al loro cuore. Faceva proposte anche molto dure, molto severe. Ricordo che una volta a Parigi, in uno stadio pieno, i giovani gli hanno posto domande forti e lui a riposto senza mezzi termini, con chiarezza, chiedendo a giovani scelte forti. Eppure i giovani lo ascoltavano.
 
Giovanni Paolo II l'ha voluta a Venezia, l'ha creata cardinale: che ricordi personali ha di lui?
Uno dei primi ricordi risale ad un mese dopo la sua elezione. Io ero assistente nazionale dell’Azione cattolica. C’era l’assemblea nazionale. Lui era invitato, mi ha preso a braccetto molto semplicemente e mi ha accompagnato nella sala dell’assemblea. Poco dopo mi ha inviato a Venezia e dopo alcuni mesi mi ha fatto cardinale. Ho avuto molte occasioni di incontrarlo negli anni di Venezia, perché sono stato per undici anni nella Presidenza della Conferenza episcopale italiana. Erano gli anni della riforma del codice di Diritto canonico, della riforma del Concordato e del rinnovamento delle strutture istituzionali della Chiesa. Invitava spesso a colazione la Presidenza della Cei e lì, mentre pranzavamo, ci interrogava sui problemi che emergevano, sui quali lui dopo doveva decidere. Voleva conoscere il nostro parere.
 
Oggi Venezia attende la venuta di Benedetto XVI: può indicare ai fedeli il modo per vivere con intensità questo momento così importante, anche alla luce dell'esperienza della visita di Giovanni Paolo II?
Vi state preparando bene! Io ammiro l’afflato spirituale che è stato dato alla visita di Benedetto XVI. A me colpisce l’insistenza nel voler far emergere l’incontro di fede, la conferma della fede. E’ stato il leitmotiv che ha proposto lo stesso patriarca Angelo fin dall’inizio. Il legame tra Pietro e Marco, poi, è fondamentale.

Sandro Vigani
da Gente Veneta
 


"Fratelli e Sorelle! Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la sua potestà! 
Aiutate il Papa e tutti quanti vogliono servire Cristo e, con la potestà di Cristo, servire l’uomo e l’umanità intera! 
Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! 
Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa “cosa è dentro l’uomo”. Solo lui lo sa! 
Oggi così spesso l’uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. È invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione. Permettete, quindi – vi prego, vi imploro con umiltà e con fiducia – permettete a Cristo di parlare all’uomo. Solo lui ha parole di vita, sì! di vita eterna."

    Beatus Ioannes Paulus PP. II
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