Carlo Zinato, veneziano, dottore in diritto canonico, Vescovo di Vicenza dal 1943 al 1971.
In Festo Sancti Rochi Montepessulanensis
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| Bartolomeo Vivarini, San Rocco, Chiesa di Sant'Eufemia alla Giudecca in Venezia, 1480. |
Ave, Roche sanctissime,
Nobili natus sanguine,
Crucis signaris schemate,
Sinistro tuo latere.
Roche peregre profectus,
Pestiferae mortis actus
Curavisti mirifice,
Tangendo salutifere.
Vale, Roche Angelice,
Vocis citatus flamine,
Obtinuisti Deifice,
A cunctis pestem pellere.
Sit, Christe Rex piissime,
Tibi Patrique gloria,
Cum Spiritu Paraclito,
Et nunc et in perpetuum. Amen.
In Festo Assumptionis Mariæ
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| Lorenzo Lotto, Santa Maria Assunta in cielo e i Santi Antonio e Ludovico, Duomo di Asolo, 1509. |
Ma in modo più splendido e universale questa fede dei sacri Pastori e dei fedeli cristiani è manifestata dal fatto che fin dall'antichità si celebra in Oriente e in Occidente una solenne festa liturgica: di qui infatti i santi padri e i dottori della chiesa non mancarono mai di attingere luce, poiché, come è ben noto, la sacra liturgia, «essendo anche una professione delle celesti verità, sottoposta al supremo magistero della chiesa, può offrire argomenti e testimonianze di non piccolo rilievo, per determinare qualche punto particolare della dottrina cristiana».(7)Nei libri liturgici, che riportano la festa sia della Dormizione sia dell'Assunzione di santa Maria, si hanno espressioni in qualche modo concordanti nel dire che quando la vergine Madre di Dio salì al cielo da questo esilio, al suo sacro corpo, per disposizione della divina Provvidenza, accaddero cose consentanee alla sua dignità di Madre del Verbo incarnato e agli altri privilegi a lei elargiti. Ciò è asserito, per portarne un esempio insigne, in quel Sacramentario che il Nostro predecessore Adriano I, d'immortale memoria, mandò all'imperatore Carlo Magno. In esso infatti si legge: «Degna di venerazione è per noi, o Signore, la festività di questo giorno, in cui la santa Madre di Dio subì la morte temporale, ma non poté essere umiliata dai vincoli della morte colei che generò il tuo Figlio, nostro Signore, incarnato da lei».(8)Ciò che qui è indicato con la sobrietà consueta della Liturgia romana, nei libri delle altre antiche liturgie, sia orientali, sia occidentali, è espressa più diffusamente e con maggior chiarezza. Il Sacramentario gallicano, per esempio, definisce questo privilegio di Maria «inspiegabile mistero, tanto più ammirabile, quanto più è singolare tra gli uomini». E nella liturgia bizantina viene ripetutamente collegata l'assunzione corporea di Maria non solo con la sua dignità di Madre di Dio, ma anche con altri suoi privilegi, specialmente con la sua maternità verginale, prestabilita da un disegno singolare della Provvidenza divina: «A te Dio, re dell'universo, concesse cose che sono al disopra della natura; poiché come nel parto ti conservò vergine, così nel sepolcro conservò incorrotto il tuo corpo, e con la divina traslazione lo conglorificò».(9)
Il fatto poi che la sede apostolica, erede dell'ufficio affidato al Principe degli apostoli di confermare nella fede i fratelli (cf. Lc 22, 32), con la sua autorità rese sempre più solenne questa festa, stimolò efficacemente i fedeli ad apprezzare sempre più la grandezza di questo mistero. Così la festa dell'Assunzione dal posto onorevole che ebbe fin dall'inizio tra le altre celebrazioni mariane, fu portata in seguito fra le più solenni di tutto il ciclo liturgico. Il Nostro predecessore s. Sergio I, prescrivendo la litania o processione stazionale per le quattro feste mariane, enumera insieme la Natività, l'Annunciazione, la Purificazione e la Dormizione di Maria.(10) In seguito s. Leone IV volle aggiungere alla festa, che già si celebrava sotto il titolo dell'Assunzione della beata Genitrice di Dio, una maggiore solennità, prescrivendone la vigilia e l'ottava; e in tale circostanza volle partecipare personalmente alla celebrazione in mezzo a una grande moltitudine di fedeli.(11) Inoltre che già anticamente questa festa fosse preceduta dall'obbligo del digiuno appare chiaro da ciò che attesta il Nostro predecessore s. Niccolò I, ove parla dei principali digiuni «che la santa chiesa romana ricevette dall'antichità ed osserva tuttora».(12)Ma poiché la liturgia della chiesa non crea la fede cattolica, ma la suppone, e da questa derivano, come frutti dall'albero, le pratiche del culto, i santi padri e i grandi dottori nelle omelie e nei discorsi rivolti al popolo in occasione di questa festa non vi attinsero come da prima sorgente la dottrina; ma parlarono di questa come di cosa nota e ammessa dai fedeli; la chiarirono meglio; ne precisarono e approfondirono il senso e l'oggetto, dichiarando specialmente ciò che spesso i libri liturgici avevano soltanto fugacemente accennato: cioè che oggetto della festa non era soltanto l'incorruzione del corpo esanime della beata vergine Maria, ma anche il suo trionfo sulla morte e la sua celeste «glorificazione», a somiglianza del suo unigenito Gesù Cristo.
PIUS PP. XII, Const. apost. Munificentissimus Deus qua fidei dogma definitur Deiparam Virginem Mariam corpore et anima fuisse ad caelestem gloriam assumptam, 1 novembris 1950
In Ispagna e Germania, arriva Benedetto
Due ragazze "testano" uno dei nuovi 200 confessionali (tradizionali) plasmati per il Parco del Retiro di Madrid dove lo stesso Papa Benedetto XVI avrà occasione di confessare alcuni giovani, il 20 agosto. Il Parco si trasformerà per una settimana in una grande "penitenzieria" per accogliere "la Festa del Perdono".
L'aerodromo di Cuarto Vientos, poco distante da Madrid, dove il Papa presiederà la Veglia con i giovani convenuti da tutto il mondo, sabato 20 agosto a partire dalle ore 20.30. Nel perimetro della base saranno predisposte 17 cappelle eucaristiche. Si partirà con la processione che porterà all'Altare la croce della GMG, seguirà poi un approfondimento sulla Parola di Dio. Si concluderà con l'adorazione e la benedizione col Santissimo Sacramento e la consacrazione al Sacro Cuore di Gesù. Per l'occasione varrà utilizzato il monumentale ostensorio della Cattedrale di Toledo, opera dell’orafo Enrique de Arfe commissionata dal Cardinal Cisneros nel XVI secolo. Al mattino, la grande Messa conclusiva.
Una sarta confeziona una delle centinaia di mitrie per la grande Messa a Cuarto Vientos, presieduta dal Santo Padre domenica 21 agosto.
Larissa Brudt tesse a telaio il tessuto che rivestirà una delle sedi liturgiche che il Papa utilizzerà nel suo viaggio in Germania, dal 22 al 25 settembre.
Suor Benita e Suor Viola posano con la casula da loro confezionata per Benedetto XVI. Il paramento sarà indossato il 25 settembre, alla grande Celebrazione in Friburgo.
Proseguono i preparativi del campo che accoglierà i pellegrini ad Etzelsbach, dove il Pontefice presiederà i Vespri mariani presso la Wallfahrtskapelle, nella serata di venerdì 23 settembre.
immagini da Daylife, Corbis
Storie di ordinaria contabilità: i Croati non mollano
La saga continua...
Il ministro della Giustizia croato ha annunciato di aver approvato delle misure che impediranno al Vaticano di restituire un monastero e un'area sulla costa adriatica ad una Abbazia benedettina, ordinando di fatto la restituzione dell'immobile allo Stato croato. Il ministro ha annullato diverse decisioni adottate dalle autorita' locali tra il 1997 e il 2002, che approvarono l'assegnazione di queste proprieta', valutate dalla stampa croata circa 30 milioni di euro, alla Chiesa cattolica croata.''Questa decisione del Dipartimento di Giustizia - spiega una nota del ministero - consentira' alla Croazia di ritornare in possesso del bene''.Il convento di Dajla, risalente al 18* secolo, situato in Istria, una regione della parte occidentale della Croazia che e' stata italiana fino alla seconda guerra mondiale, e' diventato recentemente oggetto della discordia tra il Vaticano e la Croazia cattolica. Si tratta di proprieta' che appartenevano all'Abbazia benedettina di Praglia, che si trova nel nord Italia, che erano state espropriate dopo la seconda guerra mondiale dal regime del leader jugoslavo Josip Broz Tito.Nel dicembre dello scorso anno, una commissione speciale istituita da papa Benedetto XVI aveva ordinato alla diocesi croata di restituire la proprieta' ai benedettini e di pagare sei milioni di euro di compensazione. Il vescovo locale croato Ivan Milovan, ha protestato contro la decisione della commissione del Vaticano e ha chiesto alle autorita' di Zagabria di essere coinvolte nel contenzioso.
ASCA
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Dichiarazione di padre Lombardi sulle notizie relative alla restituzione di beni alla Parrocchia di Dajla in Croazia
Il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi, rispondendo a domande dei giornalisti, è intervenuto oggi sulle notizie circa un annullamento o “costatazione di nullità”, da parte del Ministero della Giustizia croato, di decisioni già approvate negli anni scorsi dall’Ufficio di amministrazione statale nella Regione istriana di Buie sulle restituzioni di beni alla Parrocchia di Dajla. Si tratta di una controversia, di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi, tra la Diocesi di Parenzo e Pola, in Croazia, e il Monastero Benedettino di Praglia, in Italia.
Tali notizie – afferma padre Lombardi – “suscitano vivo stupore, sia per la straordinarietà della decisione adottata e perché il Primo Ministro croato aveva manifestato l’intenzione di affrontare in spirito di collaborazione un problema che sta a cuore sia alla Croazia sia alla Santa Sede, sia perché un tale modo di procedere non sembra coerente con il principio fondamentale della certezza del diritto. Ovviamente – conclude il direttore della Sala Stampa - sarà doveroso dare ai soggetti interessati la possibilità di una verifica di questo provvedimento nelle sedi opportune”.
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Per Venezia? Un Forte napoletano!
Dopo che il suo nome era stato inserito tra i 'papabili' per la successione di Dionigi Tettamanzi a Milano ecco che per Bruno Forte si fa strada anche la possibilità di diventare nuovo Patriarca di Venezia, al posto di Angelo Scola che, alla fine, è stato scelto come nuova guida della diocesi milanese.
Per il vescovo di Chieti-Vasto, monsignor Bruno Forte, insomma, le 'luci' dei riflettori sono sempre accese. Ed a caldeggiare questa possibilità c'è anche il parere favorevole del filosofo ed ex sindaco di Venezia Massimo Cacciari, che ha affermato che vedrebbe bene nel ruolo di Patriarca di Venezia, consigliandolo a Papa Benedetto XVI, proprio Bruno Forte. Per Cacciari il profilo del vescovo Forte corrisponderebbe all'identikit ideale per il ruolo grazie alla vicinanza ad Angelo Scola, ex patriarca della diocesi veneziana e nominato recentemente nuovo arcivescovo di Milano, per quanto concerne la capacità organizzativa e all'analogia con la forza pastorale di Marco Cè, ex Patriarca della diocesi di Venezia.
Forte, nativo di Napoli, 62 anni da compiere il 1° agosto, è stato ordinato sacerdote dal cardinale Corrado Ursi il 18 aprile 1973 ed incardinato nel clero dell'arcidiocesi di Napoli prestando servizio pastorale presso le parrocchie di Nostra Signora del Sacro Cuore, San Maria della Sanità e Santa Maria del Soccorso. Nel 1974 ha conseguito il dottorato in Teologia presso la Facoltà Teologica di Napoli-Capodimonte, ha approfondito gli studi a Tubinga e a Parigi e nel 1977 si è laureato in Filosofia presso l'Università di Napoli. E' membro ordinario della Pontificia Accademia di Teologia e della Commissione Teologica Internazionale; membro del Pontificio Consiglio della Cultura e Consultore di quello per l'Unità dei cristiani. La nomina ad arcivescovo di Chieti-Vasto c'è stata il 26 giugno 2004 da Giovanni Paolo II; è stato ordinato dal cardinale Joseph Ratzinger l'8 settembre dello stesso anno e ha preso possesso dell'arcidiocesi il 25 settembre successivo, succedendo a monsignor Edoardo Menichelli. E' stato presidente della Commissione Episcopale per la Dottrina della Fede, l'Annuncio e la Catechesi della CEI per il quinquennio 2005-2010 ed è attualmente membro della Conferenza Episcopale Abruzzese e Molisana. Nel 2010 è stato nominato membro della Commissione Episcopale per l'ecumenismo e il dialogo per il quinquennio 2010-2015 ed il 15 gennaio scorso è stato nominato membro del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.
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Fiato sospeso per don Giorgio, a Padova un'estate nera
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| La Chiesa di Santa Sofia |
Dopo l'incidente in cui ha perso la vita don Renato Renaldin, schiantatosi contro un'autocisterna a fine giugno, il sinistro che ha ridotto in gravi condizioni don Gianluigi Buischio, parroco di Cavino, rovinato durante un giro in bicicletta, si aggiunge lo schianto di don Giorgio Ronzoni, parroco di Santa Sofia in Padova e Docente alla Facoltà teologica del Trivento. Non possiamo che assicurare vicinanza e preghiera.
Don Giorgio Ronzoni parroco dell'antica chiesa di Santa Sofia, attualmente in restauro, docente della Facoltà teologica del Triveneto, è rimasto gravemente ferito in un incidente stradale accaduto ieri poco dopo le 14 lungo la statale 47 della Valsugana, in territorio comunale di Cismon del Grappa. Il sacerdote, che da poco tempo ha festeggiato i 25 anni di sacerdozio, è stato trasportato con un velivolo dell'elisoccorso di Trento all'ospedale di Vicenza, dove ora è ricoverato nel reparto di Rianimazione.
Le sue condizioni destano ugualmente molta preoccupazione, a causa delle gravi lesioni riportate alla colonna vertebrale: don Giorgio rischia di restare paralizzato.
Il sacerdote stava percorrendo la statale diretto in Trentino quando, giunto a circa 200 metri dal forte Tombion, per cause in via di accertamento ha perso il controllo della propria Fiat Punto. L'auto è sbandata ed è finita fuori strada sulla propria destra. Dopo aver centrato un terrapieno, si è ribaltata un paio di volte, terminando la paurosa carambola sulle quattro ruote, alcune decine di metri più avanti, in uno spiazzo adibito a parcheggio che fiancheggia la Statale.
La Punto, ridotta ad un ammasso di lamiere con il parroco imprigionato nell'abitacolo, è stata notata da alcuni automobilisti di passaggio che hanno allertato il 118. A quel punto sono partiti i sanitari, che a loro volta hanno chiamato i vigili del fuoco il cui intervento si è reso necessario per liberare don Giorgio dalle lamiere. I pompieri hanno tagliato entrambe le porte di sinistra e il piantone della punto.
Il sacerdote, pur traumatizzato, era cosciente. I medici, valutata l'entità delle lesioni, hanno allertato l'elisoccorso e da Trento si è alzato un velivolo, che è atterrato sulla Valsugana. Il ferito è stato quindi trasportato all'ospedale di Vicenza, dov'è stato ricoverato in Rianimazione.
A Padova, la mazzata è giunta poco prima delle 19, quando il sacrestano stava allestendo la parrocchia per la celebrezione serale. Il vicario della Diocesi di Padova ha informato telefonicamente don Cesare Morosinotto, il parroco «anziano» di San Gaetano, delle condizioni di don Giorgio. Da circa due anni, da quando la parrocchia di Santa Sofia è in fase di restauro, don Giorgio assiste il 96enne prelato nell'altra chiesa di via Altinate, suddividendosi tra l'insegnamento (il sacerdote vittima dell'incidente, originario di Montegrotto, ha una cattedra di Catechesi alla facoltà di Teologia) e la passione della sua vita: la montagna. Don Giorgio è, infatti, un esperto rocciatore. In vacanza da pochi giorni, doveva rientrare in città il prossimo Ferragosto.
«Bravo, bravo ragazzo - commenta don Cesare - ha sempre avuto la vitalità e la passione per scalare le montagne. Quando può, parte con l'equipaggiamento in spalla, spesso si reca a Cortina d'Ampezzo, una delle sue mete preferite». «E' molto attivo e seguito tra i ragazzi - continua don Cesare - sia come parroco che come insegnante, e per questo ha molti amici che lo seguono anche nelle escursioni. Questa sera (ieri, ndr), durante la messa raccoglierò i nostri fedeli e pregheremo tutti insieme per la sua salute».
testo de Il mattino di Padova
immagine da g.immage
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