Uno sguardo veneto sulla Liturgia, musica e arte sacra, le attualità romane e le novità dalle terre della Serenissima.
Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.

Avviso sacro: l'appuntamento coi campanili veneziani



Giovedì 1 dicembre - ore 18:00

Campo San Tomà - Scoletta dei Calegheri

La Venezia dei campanili e dai campanili
presentazione di immagini veneziane da una prospettiva inusuale

Presenta: Fausto Maroder, Sergio Piovesan


L'Avvento, l'umana attesa



"L’attesa, l’attendere è una dimensione che attraversa tutta la nostra esistenza personale, familiare e sociale. L’attesa è presente in mille situazioni, da quelle più piccole e banali fino alle più importanti, che ci coinvolgono totalmente e nel profondo. Pensiamo, tra queste, all’attesa di un figlio da parte di due sposi; a quella di un parente o di un amico che viene a visitarci da lontano; pensiamo, per un giovane, all’attesa dell’esito di un esame decisivo, o di un colloquio di lavoro; nelle relazioni affettive, all’attesa dell’incontro con la persona amata, della risposta ad una lettera, o dell’accoglimento di un perdono… Si potrebbe dire che l’uomo è vivo finché attende, finché nel suo cuore è viva la speranza. E dalle sue attese l’uomo si riconosce: la nostra “statura” morale e spirituale si può misurare da ciò che attendiamo, da ciò in cui speriamo."

BENEDICTUS PP. XVI
Angelus, 28 novembre 2010

Arte e musica sacra: a Roma qualcosa si muove



di Andrea Tornielli (per Vatican Insider)
Un’equipe per dire basta alle chiese-garage, a quelle ardite architetture che rischiano di snaturare tanti moderni luoghi di culto cattolici. E per promuovere un canto che aiuti davvero la celebrazione della messa. Nelle prossime settimane sarà istituita presso la Congregazione del culto divino la «Commissione per l’arte e la musica sacra per la liturgia». Non un semplice ufficio, ma una vera e propria squadra che avrà il compito di collaborare con le commissioni incaricate di valutare i progetti delle nuove chiese nelle diocesi, come pure di approfondire il tema della musica e del canto che accompagnano la celebrazione.
Il cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto del culto Divino, in accordo con Benedetto XVI, considera questo lavoro come «molto urgente». La realtà è sotto gli occhi di tutti: negli ultimi decenni, la chiese sono state sostituite da costruzioni che assomigliano più a saloni multiuso. E troppo spesso gli architetti, anche quelli di grido, nelle loro realizzazioni non sono partiti da ciò che è la liturgia cattolica, finendo per realizzare costruzioni d’avanguardia, che assomigliano a tutto, tranne che a una chiesa. Cubi di cemento, scatole di vetro, forme azzardate, spazi confusi, entrando nei quali si è richiamati a tutto tranne che al senso del sacro e del mistero, dove il tabernacolo risulta seminascosto e talora richiede una vera e propria caccia al tesoro, o dove le immagini sacre sono praticamente bandite. La nuova commissione, il cui regolamento viene redatto in questi giorni, darà indicazioni precise alle diocesi, occupandosi soltanto dell’arte per la liturgia, non dell’arte sacra in generale; come pure della musica e del canto per la liturgia. E agirà i poteri giuridici della Congregazione del culto.

Com’è noto, lo scorso 27 settembre, Benedetto XVI, con il motu proprio Quaerit semper, aveva trasferito alla Rota Romana, che è il tribunale d’appello della Santa Sede, la competenza su due materie fino a questo momento trattate dalla Congregazione per il culto. La prima di queste riguarda la nullità dell’ordinazione sacerdotale che, come accade per il matrimonio, può essere nulla a causa di vizi di materia e di forma, di consenso e di intenzione, sia da parte del vescovo ordinante sia del chierico che viene ordinato prete. La seconda materia è la dispensa nei casi di matrimoni contratti ma non consumati. Pratiche che impegnavano non poco il dicastero guidato da Cañizares.
Nel motu proprio il Papa spiegava: «Nelle presenti circostanze è parso conveniente che la Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti si dedichi principalmente a dare nuovo impulso alla promozione della sacra liturgia nella Chiesa, secondo il rinnovamento voluto dal Concilio Vaticano II a partire dalla costituzione Sacrosanctum Concilium». Il dicastero deve dunque dedicarsi «a dare nuovo impulso» alla promozione della liturgia, secondo quella centralità sulla quale Papa Ratzinger insiste, anche e soprattutto con l’esempio. Da questo punto di vista, rispetto ai progetti iniziali, sembra tramontare l’idea di una «riforma della riforma» liturgica (espressione usata dallo stesso Ratzinger quando era cardinale), e prevale invece un progetto di ampio respiro che senza proporsi di introdurre modifiche nella messa, si occupi di favorire l’ars celebrandi, e la fedeltà ai dettami e alle istruzioni del nuovo messale.
Vale la pena infatti di ricordare che gli abusi liturgici, verificatisi negli ultimi decenni e in qualche caso divenuti prassi comune, vengono compiuti non in accordo, ma in contrasto con le norme stabilite dalla riforma liturgica di Paolo VI. Non è quindi la riforma da ritoccare, ma è il senso della liturgia bene celebrata da approfondire e in qualche caso da recuperare. Per questo, la Congregazione del culto intende promuovere un lavoro di formazione dal basso, che coinvolga sacerdoti, religiosi e catechisti. Seguendo l’esempio e il magistero di Benedetto XVI favorisca il recupero del senso del sacro e del mistero nella liturgia.
Alcuni testi liturgici sono da rivedere, perché datati, come nel caso del rituale della penitenza, pubblicato nel 1974: negli anni successivi sono seguite infatti un’istruzione apostolica, un motu proprio, il nuovo Codice di diritto canonico e il nuovo Catechismo. Un aggiornamento e un’attualizzazione, in questo come in qualche altro caso, sarà necessario. L’idea alla quale lavora il cardinale Cañizare è quella di riaffermare il primato della grazia sull’azione umana, della necessità di dare spazio all’azione di Dio nella liturgia rispetto a quello lasciato alla creatività dell’uomo. Le occasioni per riflettere su questi temi saranno molteplici. L’anno prossimo, 2012, ricorrono i cinquant’anni dall’inizio del Concilio Vaticano II e l’anno successivo si celebreranno i cinquant’anni del primo testo conciliare approvato, la costituzione sulla liturgia Sacrosanctum Concilium.

 immagine da Daylife

Ave, salus infirmorum



Vergine gloriosa, salute degli infermi, che scacciasti il pestifero morbo, 
intercedi per Venezia, il Veneto e il mondo intero.




Splendori patavini: il ritorno della Biblioteca di San Francesco Grande



Dopo sedici anni, torna a splendere uno dei gioielli della città patavina e uno dei maggiori centri della cultura ecclesiastica dei tempi della Serenissima. La Biblioteca del Convento di San Francesco Grande, l'enorme complesso francescano quattrocentesco nato per volere di Baldo De'Bonafari e la moglie Sibilla Da Cetto per ospitare il nuovo ospedale cittadino, si lega indissolubilmente alla figura di Padre Michelangelo Carmeli (1705-1766) che riorganizzò in modo moderno la vecchia istituzione del XV secolo. Padre Carmeli, Teologo e insegnante di Lingue Orientali allo Studio Patavino pose la grande biblioteca sotto la giurisdizione dell'Università che durante il periodo delle soppressioni napoleoniche si appropriò di tutto il capitale librario della bibioteca: ventiduemila volumi a stampa e 177 preziosi volumi manoscritti (altri dispersi tra Bologna, Treviso, Chicago e Boston).



Progettata dal veneziano Andrea Camarata nel 1753 e portata a compimento nel 1761, la grande sala fu decorata con tematiche mitologiche dal veronese Giuseppe Gru e ammobiliata dai Frati Andrea da Volta Mantovana, Bernardo da Brescia e Antonio da Sambruson. Gru dipinse al centro della volta il monte Parnaso da cui si diparte il cavallo Pegaso, l'Apollo con la cetra, attorniato da geni volanti. Nelle quattro lunette agli angoli proseguì con allegorie in sembianza di putti: l'Architettura, la Pittura, la Musica, la Scultura. Negli altri medaglioni la Rettorica, la Filosofia, l'Amor di Virtù, lo Studio, la Matematica, la Teologia. E ancora la Grammatica, la Poesia, l'Intelletto, l'Ingegno, l'Istoria e l'Etica.

La biblioteca prima dei lavori di restauro
Chiusa e confiscata nel 1811 con decreto del regno italico, la biblioteca fu svuotata e utilizzata per altri scopi, e dagli anni'80 dello scorso secolo, come aula magna dell'Istituto Statale Duca d'Aosta. La ribattezzata "Sala Carmeli" subì un duro colpo il 10 giugno 1995 quando durante un temporale un fulmine colpì la copertura scatenando un incendio che danneggiò volta e ballatoio.

La volta risanata
Dopo i restauri, lo stabile, che avrà un ingresso autonomo rispetto all'istituto Duca d'Aosta di via del Santo, non riaprirà però come biblioteca (la normativa antincendio lo vieta), ma come spazio per riunioni (può ospitare fino a 200 persone) e per concerti. Probabilmente l'Orchestra di Padova e del Veneto potrà utilizzarlo per alcune prove. La Sala Carmeli potrebbe, pertanto, essere dotata di un book-shop ed entrare a pieno titolo nel circuito turistico della città.  Il restauro conservativo è costato 1 milione 700 mila euro: 1 milione è stato stanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo; 175 mila arrivano dalla Provincia e 325 mila dal Comune. Un ulteriore contributo di 250 mila euro è stato concesso dalla Regione.
 
Noi speriamo torni parte integrante del complesso francescano di San Francesco Grande, tutt'ora in restauro e futuro museo della medicina.




Info e testi da Il Mattino, Duca d'Aosta, La Difesa del Popolo
Immagini de google im.
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