Uno sguardo veneto sulla Liturgia, musica e arte sacra, le attualità romane e le novità dalle terre della Serenissima.
Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.

Epifania in sede vacante



Un po' in ritardo, vi proponiamo qualche immagine del Pontificale della solennità dell'Epifania presieduto da Mons. Pizziol, vescovo di Vicenza ed amministratore apostolico per Venezia in sede vacante. Presente anche Mons. Gualberti, arcivescovo coadiutore de Santa Cruz de la Sierra. Durante la celebrazione liturgica è stato consegnato al diacono Tiziano Scatto un simbolico crocifisso che lo accompagnerà in Bolivia, dove sarà inviato fidei donum del Patriarcato.






La Cappella Marciana ha eseguito la Messa O magnum Misteryum di Tomàs Luis de Victoria.



Se ne va il decano dei vescovi italiani, mons. Mistrorigo

Lo stemma del vescovo Antonio Mistrorigo.



Sabato 14 gennaio 2012, verso le ore 20:00 il Signore ha chiamato a sé S.E. mons. Antonio Mistrorigo, vescovo emerito di Treviso. La notizia è stata comunicata dal vicario generale, mons. Giuseppe Rizzo.  
Ordinato presbitero il 7 luglio del 1935 a Vicenza venne eletto vescovo titolare di Troia il 9 marzo 1955 e consacrato il 25 aprile successivo per l'imposizione delle mani di mons. Carlo Zinato. Il 25 giugno 1958 fu inviato alla Diocesi di Treviso.
Partecipò a tutte le sessioni del Concilio Ecumenico Vaticano II. Durante il suo episcopato furono fatti i processi canonici per la beatificazione del vescovo di Treviso Andrea Giacinto Longhin, cappuccino (1964 e 1982), di fratel Federico Cionchi, laico somasco (1981); di padre Basilio Martinelli dell'Istituto Cavanis (1985). Tenne il Sinodo diocesano del post-concilio (1984-1987). Molto conosciuto come esperto divulgatore di pastorale e spiritualità liturgica, scrisse numerosi volumi e articoli su questi temi. Per anni fu presidente dell'Associazione Italiana Santa Cecilia. Il 20 settembre 1980 ricevette il titolo di Assistente al Soglio Pontificio. Si ritirò il 19 novembre 1988 per sopraggiunti limiti di età.  
A marzo avrebbe compiuto un secolo e ad aprile cinquantasei anni di consacrazione episcopale. 


Il vescovo Mistrorigo consegna la parrocchia del Duomo di San Donà di Piave a Mons. Dal Bò.


Concistoro a febbraio con cerimoniale semplificato



Nuovi anelli e rito rivisto dall'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice per il prossimo Concistoro pubblico.

de L'Osservatore Romano 
Novità nei Concistori ordinari pubblici per la creazione di nuovi cardinali. Il rito in vigore fino a oggi viene rivisto e semplificato, con l’approvazione del Santo Padre Benedetto XVI: in sostanza si unificano i tre momenti dell’imposizione della berretta, della consegna dell’anello cardinalizio e dell’assegnazione del titolo o della diaconia; cambiano le orazioni colletta e conclusiva; e assume una forma più breve la proclamazione della Parola di Dio. Va premesso, come spiega l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, che la riforma liturgica avviata dal Concilio Vaticano II ha riguardato anche i riti concistoriali di imposizione della berretta e di assegnazione del titolo ai nuovi porporati, e che il testo rinnovato della celebrazione, pubblicato in "Notitiae" 5, 1969, pp. 289-291, è stato usato per la prima volta da Paolo VI nell’aprile 1969. Il criterio principale che guidò la redazione del nuovo rituale fu l’inserimento in un ambito liturgico di ciò che di per sé non ne faceva parte in senso proprio: la creazione di nuovi cardinali doveva essere collocata in un contesto di preghiera, evitando però al contempo ogni elemento che potesse dare l’idea di un "sacramento del cardinalato". Il Concistoro, infatti, storicamente non era mai stato considerato un rito liturgico, bensì una riunione del Papa con i cardinali in relazione al governo della Chiesa e, pertanto, espressione del 'munus regendi', non del 'munus sanctificandi'. Tenendo presenti tali aspetti della storia passata e recente, in una linea di continuità con l’attuale forma del Concistoro e dei suoi elementi principali, si è quindi rivista e semplificata la prassi vigente. Anzitutto vengono riprese dal rito del 1969 l’orazione colletta e l’orazione conclusiva, perché molto ricche nel contenuto e provenienti dalla grande tradizione eucologica romana. Le due preghiere, infatti, parlano esplicitamente dei poteri affidati dal Signore alla Chiesa, in particolare di quello di Pietro: il Pontefice prega anche in modo diretto per se stesso, per svolgere bene il suo ufficio. Anche la proclamazione della Parola di Dio assume di nuovo la forma più breve, propria del rito del 1969, con la sola pericope evangelica (Marco 10, 32-45), che è la stessa nei due rituali. Infine, si integra la consegna dell’anello cardinalizio nello stesso rito, mentre prima della riforma del 1969 l’imposizione del cappello rosso avveniva nel Concistoro pubblico, seguito da quello segreto, nel quale si svolgevano anche la consegna dell’anello e l’assegnazione della chiesa titolare o della diaconia. Oggi tale distinzione fra Concistoro pubblico e segreto di fatto non viene più osservata e di conseguenza appare più coerente includere i tre momenti significativi della creazione dei nuovi cardinali nel medesimo rito. Si conserva invece la concelebrazione del Papa con i nuovi cardinali nella Messa del giorno seguente, che si apre con l’indirizzo di omaggio e di gratitudine che il primo dei porporati rivolge al Pontefice a nome di tutti gli altri.

Curia romana, cambi in vista




di Marco Tosatti (per La Stampa)
E dopo l’annuncio del Concistoro, ci si attendono – e secondo alcune voci sono imminenti – grandi novità in Curia. La più importante riguarda la Congregazione per la Dottrina della Fede. L’attuale titolare,William Joseph Levada nato nel 1936, desidera lasciare; oltre ad essere oltre il limite dei 75 anni, ha qualche problema di salute, e preferisce una vita più tranquilla di quella a capo del dicastero dottrinale. Qualche settimana fa sembrava che la scelta di Benedetto XVI fosse diretta verso un presule di cui ha grande stima, Gerhard Ludwig Müller, titolare di Ratisbona. Sembra però che nel frattempo l’orientamento sia mutato.Alla Congregazione per la Dottrina della Fede andrebbe un cardinale di Curia che papa Ratzinger conosce molto bene: il salesiano Angelo Amato, già segretario della ex “Suprema” e attualmente responsabile della Congregazione per la cause dei santi. A rimpiazzarlo ai santi andrebbe invece un altro cardinale di cui si è parlato molto nelle ultime settimane, e cioè Angelo Comastri, Arciprete della basilica di San Pietro in Vaticano. Se ne è parlato – e secondo i maligni egli stesso non sarebbe totalmente estraneo al fenomeno – perché il suo nome è circolato come possibile successore del cardinale Angelo Scola a Venezia. Per quanto ci risulta, la candidatura non avrebbe riscosso troppo favore in alto loco. L’ipotesi di una congregazione per l’Arciprete, giovane (è del 1943) e desideroso di fare e di mettersi in luce potrebbe soddisfare il suo desiderio di contribuire in maniera più fattiva alle sorti della Chiesa universale.
E Müller? Per il 64nne arcivescovo di Ratisbona, docente e studioso, e vero cui il prof. Ratzinger ha grande stima, si apre un panorama romano ben in linea con quelle che sono le sue linee di interesse, così delineate da una biografia: “I campi di ricerca di G. L. Müller comprendono l’ecumene, la teologia dell’era moderna, la comprensione cristiana della rivelazione, l’ermeneutica teologica e l’ecclesiologia (sacerdozio e diaconato). Come docente accademico, si adopera da sempre per la formazione di giovani leve in campo scientifico. Di questo impegno fa fede la vasta cerchia internazionale di allievi ai quali ha continuato a dedicarsi anche dopo la sua nomina a Vescovo. Non pochi di essi hanno potuto usufruire anche di un suo personale e privato sostegno finanziario. Numerose cattedre in Germania e all’estero sono attualmente ricoperte da studiosi formatisi alla sua scuola”.
Andrebbe a sostituire il cardinale Raffaele Farina, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, nato nel 1933, salesiano, e che da tempo attende di andare in pensione. Resta in piedi l’incognita Venezia. Il nodo dovrebbe sciogliersi la settima prossima, con una riunione di una Commissione ristretta, organizzata dal Prefetto della Congregazione per i vescovi, il cardinale Ouellet, alla presenza dei massimi esponenti della Segreteria di Stato e di altri porporati, per esaminare la situazione alla luce delle risposte dei vescovi veneti, e dei pareri chiesti, da Benedetto XVI, o forniti motu proprio, da cardinali italiani del cui giudizio ha piena fiducia.

Un Concistoro curiale e bertoniano




di Andrea Tornielli (per Vatican Insider)
Molte previsioni della vigilia sono state confermate per quello che si presenta come un concistoro molto curiale, molto italiano e molto bertoniano. Nell’elenco dei nuovi porporati che riceveranno il cappello il prossimo 18 febbraio (22 in tutto, 18 dei quali con meno di ottant’anni e dunque votanti in caso di conclave: lo sforamento rispetto al tetto di 120 stabilito da Paolo VI è di tre unità ma rientrerà nei prossimi mesi) troviamo ben dieci curiali, molti dei quali italiani. Per permettere l’elevazione alla porpora di tutti questi capi dicastero vaticani, è stata fatta valere la norma non scritta – ma applicata di volta in volta con eccezioni – di non concedere la berretta rossa agli arcivescovi residenziali il cui predecessore abbia meno di ottant’anni e dunque sia ancora votante in caso di conclave.

L’unico residenziale italiano incluso nella lista è l’arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, che ha già saltato il concistoro del 2010, il cui predecessore sulla cattedra del capoluogo toscano, Ennio Antonelli, ha meno di ottant’anni ma è stato chiamato in curia a presiedere il Pontificio consiglio per la famiglia. La norma ha invece escluso l’arcivescovo di Torino Cesare Nosiglia, nominato nell’ottobre 2010.

Il Papa ha elevato alla porpora due presidenti di Pontifici consigli, Antonio Maria Vegliò (Migranti) e Francesco Coccopalmerio (Testi legislativi): entrambi ultrasettantenni, entrambi in attesa già da diversi concistori.
Diversi nuovi porporati sono molto vicini al cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone: Domenico Calcagno (Apsa) e Giuseppe Versaldi (Affari economici) hanno collaborato con lui per risolvere alcuni problemi finanziari fin dai tempi in cui Bertone era arcivescovo di Vercelli. Coccopalmerio è un canonista anch’egli molto vicino a Bertone. Come pure sono considerate di segno bertoniano anche le nomina del Presidente del Governatorato Giuseppe Bertello e dell’arciprete di Santa Maria Maggiore Santos Abril y Castelló.
Cinque dei nuovi porporati provengono dalle fila della diplomazia pontificia. Spicca l’assenza di nuovi porporati africani (il Continente nero, visitato lo scorso novembre da Benedetto XVI, non ottiene nessuna berretta, come quella dei mediorientali. Balza anche agli occhi l'assenza di nuove porpore tra gli arcivescovi delle diocesi latino-americane: nel "continente della speranza" abitano più della metà dei cattolici del mondo. Due berrette, invece, vanno all’Asia con la nomina del vescovo di Hong Kong e dell’arcivescovo maggiore dei Siro Malabaresi. Una personalità di spicco presente nell’elenco è certamente quella dell’arcivescovo di New York, Timothy Dolan, uno dei due nuovi porporati provenienti dagli States (l’altro è il nuovo Gran Maestro dell’Ordine del Santo Sepolcro).
Tra gli ultraottantenni spicca il nome di Julien Ries, il padre dell’antropologia, la cui vastissima produzione scientifica è molto stimata anche nel mondo accademico laico.

L'Epifania di Benedetto: il cuore inquieto di Dio





Il cuore inquieto, di cui abbiamo parlato rifacendoci a sant’Agostino, è il cuore che, in fin dei conti, non si accontenta di niente che sia meno di Dio e, proprio così, diventa un cuore che ama. Il nostro cuore è inquieto verso Dio e rimane tale, anche se oggi, con “narcotici” molto efficaci, si cerca di liberare l’uomo da questa inquietudine. Ma non soltanto noi esseri umani siamo inquieti in relazione a Dio. Il cuore di Dio è inquieto in relazione all’uomo. Dio attende noi. È in ricerca di noi. Anche Lui non è tranquillo, finché non ci abbia trovato. Il cuore di Dio è inquieto, e per questo si è incamminato verso di noi – verso Betlemme, verso il Calvario, da Gerusalemme alla Galilea e fino ai confini del mondo. Dio è inquieto verso di noi, è in ricerca di persone che si lasciano contagiare dalla sua inquietudine, dalla sua passione per noi. Persone che portano in sé la ricerca che è nel loro cuore e, al contempo, si lasciano toccare nel cuore dalla ricerca di Dio verso noi. Cari amici, questo era il compito degli Apostoli: accogliere l’inquietudine di Dio verso l’uomo e portare Dio stesso agli uomini. E questo è il vostro compito sulle orme degli Apostoli: lasciatevi colpire dall’inquietudine di Dio, affinché il desiderio di Dio verso l’uomo possa essere soddisfatto.

BENEDICTUS PP. XVI 
Solennità dell'Epifania di N. S. G. C., venerdì 6 gennaio 2012, omelia.







immagini Corbis

L'Anno della Fede: le linee guida





VIS 20120105 (700)
L'Anno della Fede avrà inizio l’11 ottobre 2012, 50° anniversario dell’apertura del Concilio Vaticano II, e terminerà il 24 novembre 2013, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo. Nell'Introduzione alla "Nota" viene ricordato che la finalità dell'Anno della fede è di "contribuire a una rinnovata conversione al Signore Gesù e a riscoprire la fede, affinché tutti i membri della Chiesa siano testimoni credibili e gioiosi del Signore Risorto, capaci di indicare la 'porta della fede' a tante persone che cercano la verità".
L'inizio dell'anno della fede coincide con il 50°  anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II e il XX anniversario della promulgazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Entrambi gli avvenimenti, si legge nel Comunicato, "hanno contraddistinto il volto della Chiesa dei nostri giorni. (...) L'Anno della fede sarà un'occasione privilegiata per promuovere la conoscenza e la diffusione dei contenuti del Concilio Vaticano II e del Catechismo della Chiesa Cattolica".
Le indicazioni pastorali della "Nota" hanno la finalità di promuovere "l'incontro con Cristo, attraverso dei testimoni autentici della fede, e aumentare la conoscenza dei contenuti della fede". Tutti i membri della Chiesa sono invitati a impegnarsi nell'Anno della fede per riscoprire "quello che il cristiano ha di più caro: Gesù Cristo, Redentore dell'uomo". Il Comunicato precisa che le indicazioni pastorali offerte "non escludono altre iniziative che lo Spirito Santo desideri suscitare fra i pastori e i fedeli nelle distinte parti del mondo".
Le proposte della "Nota" si articolano in quattro livelli: Chiesa universale, Conferenze Episcopali, Diocesi e Parrocchie, Comunicati, Associazioni, Movimenti. Il Comunicato specifica inoltre alcuni dei seguenti suggerimenti:
Ad esempio, accanto ad una solenne celebrazione per l’inizio dell’Anno della fede ed a vari altri eventi cui parteciperà il Santo Padre (Assemblea del Sinodo dei Vescovi, GMG del 2013), vengono auspicate iniziative ecumeniche per 'invocare e favorire il ristabilimento dell'unità fra tutti i cristiani". Si terrà inoltre una solenne celebrazione ecumenica per riaffermare la fede in Cristo da parte di tutti i battezzati".
"A livello di Conferenze Episcopali, viene incoraggiata la qualità della formazione catechistica ecclesiale e 'una verifica dei catechismi locali e dei vari sussidi catechistici in uso nelle Chiese particolari per assicurare la loro piena conformità con il Catechismo della Chiesa Cattolica'.  Si auspica un ampio uso dei linguaggi della comunicazione e dell’arte, delle 'trasmissioni televisive o radiofoniche, di film e pubblicazioni, anche a livello popolare e accessibili a un ampio pubblico, sul tema della fede, dei suoi principi e contenuti, nonché sul significato ecclesiale del Concilio Vaticano II'".
  "A livello diocesano, l’Anno della fede viene considerato, tra l’altro, come 'rinnovata occasione di dialogo creativo tra fede e ragione attraverso simposi, convegni e giornate di studio, specialmente nelle Università cattoliche', e come tempo favorevole per 'celebrazioni penitenziali in cui chiedere perdono a Dio, anche e specialmente per i peccati contro la fede'".
  "A livello di parrocchie, la proposta centrale rimane la celebrazione della fede nella liturgia, e in particolare nell’Eucaristia, perché 'nell’Eucarestia, mistero della fede e sorgente della nuova evangelizzazione, la fede della Chiesa viene proclamata, celebrata e fortificata'. Da tale iniziativa sono chiamate a nascere, crescere e diffondersi tutte le altre proposte, tra cui avranno senz’altro una rilevanza particolare le iniziative intraprese dai numerosi Istituti, dalle nuove Comunità e dai Movimenti ecclesiali".
  "Presso il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione sarà istituita un’apposita Segreteria per l’Anno della fede per coordinare le diverse iniziative promosse dai vari Dicasteri della Santa Sede o comunque aventi rilevanza per la Chiesa universale'. La Segreteria 'potrà anche suggerire proposte per l’Anno della fede' e disporrà di 'un apposito sito internet al fine di offrire ogni informazione utile' al riguardo".

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