Uno sguardo veneto sulla Liturgia, musica e arte sacra, le attualità romane e le novità dalle terre della Serenissima.
Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.

Nella più grande umiliazione




Herr, unser Herrscher, dessen Ruhm
In allen Landen herrlich ist!
Zeig’ uns durch deine Passion,
Daß du, der wahre Gottessohn
Zu aller Zeit,
Auch in der großten Niedrigkeit,
Verherrlicht worden bist

Signore, nostro sovrano, la cui gloria
è magnifica per tutta la terra!
Mostraci con la tua Passione
che tu, vero Figlio di Dio,
in ogni tempo,
anche nella più grande umiliazione,
sei stato glorificato






Oblazione d'una vittima, d'un sacrificio




"Ecco: la voce, quella voce di Lui, Noi la ripeteremo tra poco compiendo questo santissimo rito, suona così: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo, che sarà immolato per voi; fate questo in ricordo mio. . . Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue, e quante volte ne beviate fatelo in mia memoria" (1 Cor. 11, 24-25).


Come sono brevi, come sono dense, come sono semplici, come sono profonde queste parole! Vorremmo subito renderci conto del loro significato immediato: sono parole trasformatrici; vorremmo renderci conto del loro significato intenzionale: sono parole conviviali, che invitano alla cena del Signore, per la quale Egli ha preparato alimento sorprendente, quasi sconcertante: il suo corpo, il suo sangue, Lui stesso cioè; ma che cosa vuol dire un convito in cui tale cibo e tale bevanda sono offerti, tale presenza è realizzata, se non la oblazione d'una vittima, d'un sacrificio? Ma come è possibile farci un concetto almeno simbolico di così inaudita realtà? Il Signore sembra risponderci: fermate lo sguardo alle apparenze sensibili, alle specie sacramentali, cui tuttora lascio rivestire i nuovi misteri che io vi ho posti davanti; e mediante queste apparenze, pane e vino, sollevate a valore di segni, cercate, cercate di qualche cosa comprendere, e di molto sapere, di molto adorare, di molto credere, di molto amare (cfr. S. Th. III, 61, 1).

Fratelli e Figli e Fedeli e uomini tutti! A questo punto si pronuncia una crisi. Noi non comprendiamo più con la nostra sola ragione. Noi vorremmo comprendere! Ma il discorso di Cristo, così limpido e piano, a chi vi pensa si è fatto duro. "Durus est hic sermo" (Io. 6, 60). Avviene una ribellione interiore nello spirito umano. Allora ecco chi se ne va scuotendo il capo, e tutto geloso di conservare la sua rispettabile, ma piccola dignità, la sua preziosa, ma modesta razionalità; ma uscendo dal cenacolo del banchetto eucaristico sacrificale non si avvede, e se ne accorgerà poi, di camminare nella notte. È più buio fuori, che dentro. "Erat autem nox" (Io. 13, 30)."


PAULUS PP. VI
Omelia, Santa Messa in Coena Domini, 15 aprile 1965



Moraglia Patriarca: la Messa Crismale





La prima Messa Crismale del Patriarca Moraglia celebrata quest'oggi nella Basilica marciana. Qualche immagine (da Flickr) e un'assaggio dell'omelia.

"Fuori di metafora, più che mai, coloro che sono costituiti nel sacerdozio di primo e secondo grado, ovvero i vescovi e i presbiteri, non devono, come prima cosa, confidare in se stessi ma, piuttosto, nell’onnipotenza chi li ha scelti e mandati; l’esperienza dice che un presbitero o un vescovo fondato sulla consapevolezza di sé, che ha grande considerazione delle proprie doti umane, che conta molto sulla sua cultura, alla fine, alla prova dei fatti, non sarà mai al servizio di Dio. 

E’ chiaro che ciò che vale per il sacerdozio di secondo grado - i presbiteri - vale a maggior ragione per quello di primo grado - i vescovi - che, proprio in forza della pienezza del sacerdozio, devono calarsi ancor più nel loro servizio a Dio e all’uomo. 

Tutto ciò, ovviamente, vale ancor più nei confronti del Papa che, prima di tutto, è il nostro padre comune, il padre di tutti di fronte al quale tutti nella Chiesa sono figli. 

Guardiamo, allora, al principio spirituale che secondo modalità specifiche essenzialmente differenti - come insegna il Concilio Ecumenico Vaticano II, al n. 10 della Costituzione Dogmatica sulla Chiesa - chiede d’essere tradotto nella propria vita da parte di chi è rivestito del sacerdozio battesimale e ministeriale. 

Il principio spirituale è: quanto più ci abbandoniamo a Dio, non contando su se stessi, tanto più Dio opera in noi e attraverso di noi; l’umiltà, quindi, è la virtù che lascia operare Dio in noi e soltanto la fede rende possibile l’esprimersi dell’umiltà. 
A tutti voi carissimi presbiteri, circondati oggi dalla comunità dei fedeli, esprimo la gioia di poter celebrare insieme, per la prima volta, il giovedì santo. 
La celebrazione crismale unisce tutto il presbiterio diocesano intorno al vescovo che è - pur nella sua indegnità - capo, sommo sacerdote e grande liturgo della sua Chiesa; si tratta, in tal modo,di una celebrazione di tutta la Chiesa, non solo di una sua parte, di una corporazione, ma di tutta laChiesa; la connotazione di questa assemblea è pienamente e compiutamente ecclesiale nel suo riferirsi a Cristo e ciò viene ribadito al momento delle promesse sacerdotali che sono rinnovate - dinanzi alla Chiesa e al mondo - nelle mani del Vescovo e, per suo tramite,  in quelle di Dio."


+ Francesco Moraglia
Patriarca di Venezia




Il Crisma e la disobbedienza di alcuni preti



di Andrea Tornielli (per Vatican Insider)
Nell’omelia che ha tenuto stamane in San Pietro, durante le messa crismale, Benedetto XVI ha citato esplicitamente l’appello dei preti dissenzienti austriaci, nel quale si chiedono riforme e si apre alla possibilità del sacerdozio femminile. Parlando della «conformazione a Cristo» del prete, e delle difficoltà a realizzarla «nella situazione spesso drammatica della Chiesa di oggi», il Papa ha detto: «Di recente, un gruppo di sacerdoti in un Paese europeo ha pubblicato un appello alla disobbedienza, portando al tempo stesso anche esempi concreti di come possa esprimersi questa disobbedienza, che dovrebbe ignorare addirittura decisioni definitive del magistero – ad esempio nella questione circa l’ordinazione delle donne, in merito alla quale il beato Papa Giovanni Paolo II ha dichiarato in maniera irrevocabile che la Chiesa, al riguardo, non ha avuto alcuna autorizzazione da parte del Signore».



«La disobbedienza è una via per rinnovare la Chiesa?», si è chiesto Ratzinger. «Vogliamo credere agli autori di tale appello – ha aggiunto – quando affermano di essere mossi dalla sollecitudine per la Chiesa; di essere convinti che si debba affrontare la lentezza delle Istituzioni con mezzi drastici per aprire vie nuove – per riportare la Chiesa all’altezza dell’oggi. Ma la disobbedienza è veramente una via? Si può percepire in questo qualcosa della conformazione a Cristo, che è il presupposto di un vero rinnovamento, o non piuttosto soltanto la spinta disperata a fare qualcosa, a trasformare la Chiesa secondo i nostri desideri e le nostre idee?»
Il riferimento del Pontefice è alla cosiddetta «Pfarrer-Initiative», un «appello alla disobbedienza» nel quale vengono richieste urgenti riforme nella Chiesa, sottoscritto da 329 parroci austriaci. I firmatari hanno coinvolto altri gruppi di base (come ad esempio «Noi siamo Chiesa»), che da anni avanzano richieste simili alla Santa Sede, e cioè l’abolizione dell’obbligo del celibato per i preti della Chiesa latina, la comunione ai divorziati risposati e il sacerdozio femminile. I dissenzienti hanno minacciato di voler procedere con le «messe» celebrate dai laici, nel caso non vengano accolte le loro richieste di ordinare preti uomini sposati e donne.

Benedetto XVI, dopo aver citato l’appello, ha continuato osservando che in effetti Gesù «ha corretto le tradizioni umane che minacciavano di soffocare la parola e la volontà di Dio», per risvegliare «l’obbedienza alla vera volontà di Dio», contro l’arbitrio dell’uomo. E ha smentito che il richiamo all’obbedienza rappresenti una difesa dell’immobilismo, dell’irrigidimento e della tradizione. «No», ha spiegato il Papa, «chi guarda alla storia dell’epoca post-conciliare, può riconoscere la dinamica del vero rinnovamento, che ha spesso assunto forme inattese in movimenti pieni di vita e che rende quasi tangibili l’inesauribile vivacità della santa Chiesa». «Resta chiaro – ha aggiunto – che la conformazione a Cristo è il presupposto e la base di ogni rinnovamento».
Ratzinger ha quindi detto che se la figura di Gesù può apparire «a volte troppo elevata e troppo grande», ci sono state date «“traduzioni” in ordini di grandezza più accessibili e più vicini a noi». E ha citato la «grande schiera di sacerdoti santi», da «Policarpo di Smirne e Ignazio d’Antiochia attraverso i grandi pastori quali Ambrogio, Agostino e Gregorio Magno, fino a Ignazio di Loyola, Carlo Borromeo, Giovanni Maria Vianney, fino ai preti martiri del Novecento e, infine, fino a Papa Giovanni Paolo II che, nell’azione e nella sofferenza ci è stato di esempio nella conformazione a Cristo».
Sono i santi, ha affermato Benedetto XVI, a indicarci «come funziona il rinnovamento e come possiamo metterci al suo servizio», spiegando che «Dio non guarda ai grandi numeri e ai successi esteriori, ma riporta le sue vittorie nell’umile segno del granello di senape». Il Papa ha quindi ricordato che nel recente concistoro diversi cardinali «hanno parlato di un analfabetismo religioso che si diffonde in mezzo alla nostra società così intelligente.
Gli elementi fondamentali della fede, che in passato ogni bambino conosceva, sono sempre meno noti. Ma per poter vivere e amare la nostra fede – ha aggiunto – per poter amare Dio e quindi diventare capaci di ascoltarLo in modo giusto, dobbiamo sapere che cosa Dio ci ha detto». Un contenuto che si trova innanzitutto nella Sacra Scrittura. Ma per trasmetterlo in modo che «tocchi veramente il nostro cuore», c’è bisogno dell’aiuto della parola «della Chiesa docente». A questo proposito il Papa ha citato i testi del Concilio Vaticano II e il Catechismo della Chiesa cattolica, definendoli «strumenti essenziali», come pure i documenti di Giovanni Paolo II, «tesoro che è ancora lontano dall’essere sfruttato fino in fondo».
Infine, Benedetto XVI ha ricordato, portando l’esempio del Curato d’Ars, l’importanza per i preti dello «zelo per le anime»: espressione «fuori moda» e in alcuni ambienti «considerata addirittura una parola proibita, perché – si dice – esprimerebbe un dualismo tra corpo e anima, dividendo a torto l’uomo». Il Papa ha detto che «naturalmente, come sacerdoti ci preoccupiamo dell’uomo intero, proprio anche delle sue necessità fisiche – degli affamati, dei malati, dei senza-tetto», tuttavia «non ci preoccupiamo soltanto del corpo, ma proprio anche delle necessità dell’anima dell’uomo: delle persone che soffrono per la violazione del diritto o per un amore distrutto; delle persone che si trovano nel buio circa la verità; che soffrono per l’assenza di verità e di amore». E «le persone non devono mai avere la sensazione che noi compiamo coscienziosamente il nostro orario di lavoro, ma prima e dopo apparteniamo solo a noi stessi. Un sacerdote non appartiene mai a se stesso».


Pievi della Marca




Quinto di Treviso, Pieve di San Cassiano.



In Dominica Palmarum: ordinaria o straordinaria?



Ecco qualche immagine della Domenica delle Palme al Brompton Oratory a Londra, che prontamente pigliamo da New Liturgical Movement. Altare coram Deo e stile "d'altri tempi"... secondo voi, con quale delle due forme del Rito Romano si è celebrata la solennità? 








In Dominica Palmarum: da Padova a Venezia





Padova e Venezia, liturgia e pastorale nella Solennità della Palme dalle immagini de Il Mattino e de La Nuova. A Padova, in una colma piazza delle Erbe, il tradizionale incontro tra il Vescovo e i giovani dell'Azione Cattolica guidati dallo slogan dell'anno "1,2,3...vetta!", a Venezia la partecipatissima processione e la celebrazione eucaristica solenne presieduta dal neo-patriarca Francesco nella Basilica di San Marco.




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