Uno sguardo veneto sulla Liturgia, musica e arte sacra, le attualità romane e le novità dalle terre della Serenissima.
Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.

Avviso sacro: ritiro vocazionale a San Simeon Piccolo



RITIRO VOCAZIONALE
a cura del rev. Konrad zu Löwenstein
sacerdote della Fraternità Sacerdotale San Pietro



SABATO 27 LUGLIO 2013 - ORE 15:30

CHIESA DI SAN SIMEON PICCOLO

Venezia

Programma
Ore 15:30: Colloqui individuali e confessioni 
Ore 16:30: Conferenze sulla vocazione sacerdotale e sulla Santa Messa, inframmezzate dall'ascolto di brani di musica sacra. 
Ore 17:30: Adorazione e Benedizione Eucaristica

Per chi volesse pernottare a Venezia per la Santa Messa cantata domenicale (alle ore 11) e l’Ora Santa (alle ore 13) è possibile consultare degli alberghi nelle vicinanze. 


Per informazioni rivolgersi all'indirizzo email: padrek@libero.it
Sito web: http://venezia.fssp.it

Redentore e laicità: l'omelia del Patriarca




"Oggi, dopo quasi cinque secoli, la festa del Redentore è ancora viva tra il popolo che vi  partecipa numeroso. Vi è, però, il rischio che il significato religioso della festa venga oscurato e la componente folcloristica prenda il sopravvento giungendo ad azzerare quella religiosa.  D’altra parte è evidente che una celebrazione religiosa entrata nel comune sentire della polis, in un contesto fortemente secolarizzato come l’attuale, rischi di veder compromesso l’originario senso religioso. Così è anche per la festa veneziana del Redentore. Questa considerazione ci porta a riflettere su un tema più ampio - seppure a questo connesso - quello della laicità; e proprio su di esso desidero soffermarmi in questa festa del Redentore. 
Una sana laicità - vedremo in che senso - è fondamentale sia per il cittadino sia per il cristiano; essa, infatti, è legata alla struttura stessa della persona di cui l’umano e il creaturale sono dimensioni imprescindibili. In altri termini, la persona - nella sua realtà antropologico-creaturale - viene temporalmente e ontologicamente prima dello Stato (quindi del cittadino) e dell’adesione a qualsiasi religione (quindi del credente). 
In tal modo la festa del Redentore - nella sua acuita problematicità, ovvero il religioso che entra nel tessuto socio-culturale sempre più secolarizzato della civis - domanda di considerare, in modo più ampio, il rapporto fra sfera sacra o religiosa e profana o secolare. 
Riflettiamo, quindi, sulla laicità che sta sullo sfondo di quanto detto finora a proposito del rapporto sacro/profano, religioso/secolare. 
La laicità - per il cittadino e il credente - è realtà fondamentale. Ricordiamo, per esempio, che per la Chiesa la fede - ossia, il “sì” detto a Gesù Cristo - deve essere scelta libera e responsabile.  
Non dimentichiamo poi che la sfera sacrale/religiosa o profana/secolare - prima di riguardare ambiti distinti della convivenza sociale e civile e, quindi, prima d’essere esteriore all’uomo - riguarda ambiti distinti “all’interno” dell’uomo, che appartengono all’uomo e lo costituiscono tale.  
La risposta di Gesù, a coloro che domandavano se era lecito o no pagare il tributo a Cesare, indica un percorso sempre valido al di là di situazioni contingenti o singole epoche. Gesù pone una distinzione che è - ad un tempo - fondante e fondamentale; infatti, Dio e Cesare, nei loro ambiti specifici, sono interlocutori imprescindibili per l’uomo di ogni epoca. 
Si tratta - lo abbiamo detto - di una distinzione fondamentale e fondante perché, fino ad  allora, né lo Stato ebraico, con la sua teocrazia, né l’impero romano, con il culto a Cesare, erano pervenuti alla vera laicità, quella che Gesù indica.  
La distinzione è fondamentale e fondante, poiché in essa c’è la vera novità da cui deriva la forma moderna dello Stato, ossia la possibilità d’essere sia leali sudditi del “re”, pur essendo uomini di fede, sia veri credenti ed insieme autentici cittadini impegnati a lavorare per il bene della civis.  
Cito qui la figura luminosa e oggi attualissima - per l’obiezione di coscienza - di Tommaso Moro, primo ministro del Re che muore per difendere la sua libertà di credente. Tommaso Moro è stato canonizzato dalla Chiesa cattolica nel 1935 e dal 1980 il suo nome è inserito anche nel martirologio anglicano. È universalmente riconosciuto come simbolo di integrità ed eroico testimone del primato della coscienza al di là dei confini nazionali e delle confessioni religiose. Le sue ultime parole furono: «Muoio come buon servo del Re, ma anzitutto come servo di Dio». Un grande ideale per tutti coloro che dedicano la propria vita al servizio del bene comune (cfr. Atti del Giubileo dei Governanti e dei Parlamentari / anno 2000). 
Ritorniamo alle parole di Gesù: “Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22,21). 
Si tratta di riflettere, in modo compiuto, sulla laicità considerata snodo essenziale sia nella vita del credente sia del cittadino. 
Credente e cittadino devono guardarsi dai differenti “confessionalismi”: religioso, scientista, laicista. Molte, infatti, sono le forme di confessionalismo: quello religioso, quello tecno-scientifico, infine, quello ideologico politico-partitico o culturale. 
Oltre la forma di confessionalismo religioso si danno anche quelli tecnico-scientifico e ideologico politico-culturale che, a loro volta, sono opprimenti e pervasivi per la libertà di coscienza dei credenti e dei cittadini. La storia, in proposito, fornisce un amplissimo campionario che si dispiega lungo le differenti epoche.  
Il tema della laicità - e non da oggi - è occasione di incomprensioni sia a livello culturale sia politico. E i molteplici significati che, di volta in volta, vengono attribuiti al termine “laico” e “laicità” dicono quanto sia necessario far chiarezza anche a livello di significato poiché il termine, attualmente, risulta in sé equivoco e ognuno finisce per intenderlo in modi diversi; il discorso meriterebbe d’esser approfondito secondo tale ampia logica ma stiamo, invece, su una prospettiva più ristretta, quella che riguarda il nostro ordinamento giuridico.  
Nel nostro ordinamento giuridico - è bene ricordarlo - il termine “laicità” non compare nella legislazione ordinaria, né risulta utilizzato dalla Costituzione per qualificare l’atteggiamento dello Stato in materia religiosa; piuttosto, il principio di laicità è legato alla giurisprudenza della Corte Costituzionale.  
E’ la Corte Costituzionale che, in una famosa sentenza della fine degli anni Ottanta (la n. 203 del 1989), qualifica il principio di laicità come “principio supremo dell’ordinamento costituzionale” e come “uno dei profili della forma di Stato delineato dalla Costituzione”.  
E’, questo, un principio di laicità inteso in senso “aperto” e “positivo”, che non indica o suggerisce l’indifferenza o, addirittura, l’ostilità dello Stato dinanzi alla religione (o alle religioni) ma piuttosto il compito di garanzia che spetta allo Stato per la salvaguardia della libertà di religione, in un contesto ormai accentuato di pluralismo confessionale e culturale. Lo Stato, insomma, non può essere indifferente o neutrale di fronte alla religione e qui non è in ballo solo la religione cattolica; lo Stato deve garantire la tutela della libertà religiosa come diritto fondamentale e inalienabile della persona, un diritto valido per tutti. 
Una sana laicità, allora, è in grado di riconoscere, di rispettare e di valorizzare tanto la sfera sacrale/religiosa quanto quella profana/secolare nell’interesse del cittadino, di ogni cittadino e di tutti i cittadini. Una vera laicità comporta, quindi, il riconoscimento delle molteplici dimensioni dell’uomo che - come ricorda la Lettera ai Tessalonicesi - è spirito, anima e corpo (cfr. 1Ts 5,23). E, quindi, l’uomo è immanenza e trascendenza, relazionalità verticale (o teologica) e orizzontale (o antropologica) e, ancora, interiorità e esteriorità. 
L’uomo è l’insieme di tutte queste dimensioni; tra esse, vi è anche quella religiosa che va vissuta in modo “pienamente umano”, come ogni altra dimensione della persona. Appare, così, tutta l’incongruenza di chi, invece, vorrebbe rinchiudere la fede (la religione) nel recinto interiore della coscienza personale. Viene, allora, spontaneo domandarsi: perché per una realtà così importante e universalmente diffusa come quella religiosa deve essere preclusa la dimensione pubblica, esterna e visibile. Alla fine: ciò a chi giova? Riprendiamo le parole del Vangelo che, ad un tempo, chiariscono e indicano la strada valida per ogni persona di buona volontà: “Rendete… a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio” (Mt 22,21).  
Il Concilio Ecumenico Vaticano II - al n. 36 della costituzione pastorale Gaudium et spes - ha parlato dell’autonomia delle realtà terrene affermando che, insieme alle leggi che regolano la vita delle società civili, godono di legittima autonomia ma che tale autonomia non è mai qualcosa d’assoluto. Il diritto, infatti, non ha come sua unica sorgente e fondamento lo Stato; tutte le volte che ciò si è verificato, nella storia, abbiamo dovuto dolorosamente constatare come l’uomo sia stato sacrificato sul piano della ragione di Stato, qualunque essa fosse: confessionale-religiosa, ideologico-politica, tecno-scientista.  
Si vuol dire, qui, che l’autonomia delle realtà terrene non è un assoluto ma sottostà ad una valutazione morale che non è di qualcuno ma è il riconoscimento di qualcosa che viene prima della sfera religiosa ma, non di meno, prima della sfera politica e della tecno-scienza; così, di fronte a questioni altissime come quelle della vita, non c’è legge degli uomini che tenga. E, in ultima istanza, per opporsi a un’ingiustizia altrimenti irreparabile, si dà la legittimità dell’obiezione di coscienza.  
La festa religiosa e civile del Redentore diventi occasione - per i credenti e i non credenti - per riscoprire il senso di una laicità che porti a vivere nel rispetto delle prerogative antropologiche fondamentali e non miri a ridurre e costringere nel chiuso della coscienza individuale i propri convincimenti iniziando da quelli religiosi. Ricordiamo ancora le ultime parole di Tommaso Moro: «Muoio come buon servo del Re, ma anzitutto come servo di Dio».  
La laicità sia un ponte - e il ponte di barche che unisce le Zattere al sagrato del Redentore ne è il simbolo - verso quanti non hanno il nostro modo di “sentire” ma hanno a cuore l’uomo, tutto l’uomo - e non solo una sua parte - e ancora, tutti gli uomini e, alla fine, il bene comune.  
Il Redentore vigili su una fede che non può rimanere solo in sacrestia ma che deve essere sempre testimonianza a favore dell’uomo, sui valori umani."

Venezia, 21 luglio 2013
Festa del Santissimo Redentore
Omelia del Patriarca mons. Francesco Moraglia



Al Santo un nuovo Delegato




Il Santo Padre Francesco ha nominato Delegato Pontificio per la Basilica di Sant’Antonio in Padova S.E. Mons. Vittorio Lanzani, Vescovo titolare di Labico, Delegato della Fabbrica di San Pietro.  
[01112-01.01] 

Campane a festa al Santo. Una nomina lampo e la fine (come sulla ghigliottina) dell'era Gioia. Monsignor Vittorio Lanzani, Delegato alla Fabbrica di San Pietro è stato nominato da Sua Santità Delegato per la Pontificia Basilica di Sant'Antonio di Padova. Nato nel Pavese nel 1951 e ordinato sacerdote nel 1976, Lanzani è particolarmente legato alla realtà romana: prima officiale della Congregazione per il Culto e segretario della Fabbrica di San Pietro e della Commissione permanente per la tutela dei monumenti storici ed artistici della Santa Sede poi elevato alla sede vescovile titolare di Labico e consacrato vescovo dalle mani del Beato Giovanni Paolo II (gennaio 2002) raggiunge la Delegazione della Fabbrica di San Pietro. Da oggi ricopre anche l'ufficio di Delegato per la Basilica del Santo.
Dopo gli intrighi, gli scandali - e i matrimoni - entra in scena il mitrato lombardo. 


Monsignor Lanzani accanto a Sua Santià Francesco nelle Grotte Vaticane.

Che fine ha fatto Sacris Solemniis?




è vivo! e con l'occasione dell'ascesa al Soglio di Sua Santità Francesco è in fase di aggiornamento e riflessione.


Presto lo spazio veneto per la liturgia, l'arte e la musica sacra tornerà a regime. 
Più benedettiano che mai.


Avviso sacro: Missa Cantata al Tresto




CELEBRAZIONE LITURGICA
NELLA FORMA EXTRAORDINARIA
DEL RITO ROMANO


MISSA CANTATA


a cura de 

Coetus fidelium Maria Regina Familiae

Schola cantorum Scriptoria



DOMENICA 30 GIUGNO
ORE 11:30

SANTUARIO DELLA MADONNA DEL TRESTO

Ospedaletto Euganeo (PD)



Avviso sacro: Missa Cantata a San Gaetano




IN OCCASIONE DEL MAGGIO MARIANO
CELEBRAZIONE LITURGICA
NELLA FORMA STRAORDINARIA DEL RITO ROMANO


MISSA CANTATA

officium de
Sancta Maria in sabbato


col canto gregoriano, secondo il Rito “Tridentino”

“Salve, sancta parens, eníxa puérpera Regem”


SABATO 25 MAGGIO
ORE 16:30

CHIESA DEI SANTI SIMEONE E GIUDA
“SAN GAETANO”
Via Altinate, Padova


con approvazione


Liturgie papali: Eucarestia ed ipocrisia spirituale




di Sandro Magister 
C'è una particolarità, nelle messe celebrate da papa Francesco, che suscita degli interrogativi rimasti finora senza risposta.
Al momento della comunione, papa Jorge Mario Bergoglio non la amministra di persona ma lascia che siano altri a dare l'ostia consacrata ai fedeli. Si siede e aspetta che la distribuzione del sacramento sia completata.
Le eccezioni sono pochissime. Nelle messe solenni il papa, prima di sedersi, dà la comunione a chi lo assiste all'altare. E nella messa dello scorso Giovedì Santo, nel carcere minorile di Casal del Marmo, ha voluto dare lui la comunione ai giovani detenuti che si sono accostati a riceverla.
Una spiegazione esplicita di questo suo comportamento Bergoglio non l'ha data, da quando è papa.
Ma c'è una pagina di un suo libro del 2010 che fa intuire i motivi all'origine del gesto.
Il libro è quello che raccoglie i suoi colloqui con il rabbino di Buenos Aires Abraham Skorka.
Al termine del capitolo dedicato alla preghiera, Bergoglio dice: "Davide era stato adultero e mandante di un omicidio, e tuttavia lo veneriamo come un santo perché ebbe il coraggio di dire: 'Ho peccato'. Si umiliò davanti a Dio. Si possono commettere errori enormi, ma si può anche riconoscerlo, cambiare vita e riparare a quello che si è fatto. È vero che tra i parrocchiani ci sono persone che hanno ucciso non solo intellettualmente o fisicamente ma indirettamente, con una cattiva gestione dei capitali, pagando stipendi ingiusti. Sono membri di organizzazioni di beneficenza, ma non pagano ai loro dipendenti quel che gli spetta, o fanno lavorare in nero. […] Di alcuni conosciamo l'intero curriculum, sappiamo che si spacciano per cattolici ma hanno comportamenti indecenti di cui non si pentono. Per questa ragione in alcune occasioni non do la comunione, rimango dietro e lascio che siano gli assistenti a farlo, perché non voglio che queste persone si avvicinino a me per la foto. Si potrebbe anche negare la comunione a un noto peccatore che non si è pentito, ma è molto difficile provare queste cose. Ricevere la comunione significa ricevere il corpo del Signore, con la coscienza di formare una comunità. Ma se un uomo, più che unire il popolo di Dio, ha falciato la vita di moltissime persone, non può fare la comunione, sarebbe una totale contraddizione. Simili casi di ipocrisia spirituale si presentano in molti che trovano riparo nella Chiesa e non vivono secondo la giustizia che predica Dio. E non mostrano pentimento. È ciò che comunemente chiamiamo condurre una doppia vita".
Come si può notare, Bergoglio spiegava nel 2010 il suo astenersi dal dare personalmente la comunione con un ragionamento molto pratico: "Non voglio che queste persone si avvicinino a me per la foto".
Da pastore sperimentato e da buon gesuita, egli sapeva che tra chi si accostava a ricevere la comunione potevano esserci dei pubblici peccatori non pentiti, che peraltro si professavano cattolici. Sapeva che a quel punto sarebbe stato difficile negare loro il sacramento. E sapeva degli effetti pubblici che quella comunione avrebbe potuto avere, se ricevuta dalle mani dell'arcivescovo della capitale argentina.
Si può arguire che Bergoglio avverta lo stesso pericolo anche da papa, anzi ancor più. E per questo adotti lo stesso comportamento prudenziale: "Non do la comunione, rimango dietro e lascio che siano gli assistenti a farlo".
I pubblici peccati che Bergoglio ha portato ad esempio, nel suo colloquio con il rabbino, sono l'oppressione del povero e la negazione del giusto salario all'operaio. Due peccati tradizionalmente elencati tra i quattro che "gridano vendetta al cospetto di Dio". Ma il ragionamento è lo stesso che in questi ultimi anni è stato applicato da altri vescovi a un altro peccato: il pubblico sostegno alle leggi pro aborto da parte di politici che si professano cattolici.
Quest'ultima controversia ha il suo epicentro negli Stati Uniti.
Nel 2004 l'allora cardinale Joseph Ratzinger, prefetto della congregazione per la dottrina della fede, trasmise alla conferenza episcopale statunitense una nota con i "principi generali" sulla questione.
La conferenza episcopale decise di "applicare" volta per volta i principi richiamati da Ratzinger affidando "a ciascun vescovo di esprimere prudenti giudizi pastorali nelle circostanze a lui proprie". 
Da Roma il cardinale Ratzinger accettò questa soluzione e la definì "in armonia" con i principi generali della sua nota. In realtà i vescovi degli Stati Uniti non sono unanimi. Alcuni, anche tra i conservatori, come i cardinali Francis George e Patrick O'Malley, sono riluttanti a "fare dell'eucaristia un campo di battaglia politica". Altri sono più intransigenti.  Quando il cattolico Joe Biden fu scelto come vicepresidente da Barack Obama, l'allora vescovo di Denver Charles J. Chaput, oggi a Filadelfia, disse che l'appoggio dato da Biden al cosiddetto "diritto" all'aborto è una grave colpa pubblica e "quindi per coerenza egli si dovrebbe astenere dal presentarsi a ricevere la comunione".
Sta di fatto che lo scorso 19 marzo, nella messa d'inaugurazione del pontificato di Francesco, il vicepresidente Biden e la presidente del partito democratico Nancy Pelosi, anch'essa cattolica pro aborto, facevano parte della rappresentanza ufficiale degli Stati Uniti. E tutti e due hanno ricevuto la comunione. Ma non dalle mani di papa Bergoglio, che se ne stava seduto dietro l'altare.


Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...