Uno sguardo veneto sulla Liturgia, musica e arte sacra, le attualità romane e le novità dalle terre della Serenissima.
Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.

Splendori patavini: Pentecoste e petali di rosa a Santa Giustina

 
La tradizionale cascata di petali di rosa benedetti, al canto della Sequentia, nella Basilica di Santa Giustina in Padova.



In Dominica Pentecostes



Emítte Spíritum tuum, 
et creabúntur; et renovábis
fáciem terræ.
Veni, Sancte Spíritus, reple
tuórum corda fidélium; et tui amóris
in eis ignem accénde.

Alleluia (Ps. 103,30)



Tiziano Vecellio, La Pentecoste, 570x260 cm, Basilica di Santa Maria della Salute in Venezia

Tornielli incalza: il Papa ha firmato, Scola va a Milano



Questa mattina [11 giugno] il cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei vescovi, ha portato al Papa l’esito del “congresso” che si è tenuto giovedì scorso nel quale sono state discusse quattro nomine episcopali, tra le quali Milano. E gli ha presentato l’indicazione scaturita dalla riunione indicando Scola come il candidato più votato.
Il nome del patriarca di Venezia, secondo alcune indiscrezioni, avrebbe ottenuto circa venti voti: i cardinali e vescovi membri della Congregazione sono 32, ma almeno due di loro il 9 giugno erano assenti. Ciò significa che due terzi dei presenti si sono espressi in favore di Scola. Il suo nome era il primo della terna, hanno ottenuto voti anche gli altri due, il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi, e l’osservatore permanente della Santa Sede al Consiglio d’Europa, Aldo Giordano. Un paio di consensi sarebbero andati anche al nunzio in Venezuela Pietro Parolin, che alcune voci indicano ora candidato per Venezia.
Secondo alcune indiscrezioni rimbalzate da Roma (ma impossibili da verificare), il Papa avrebbe già deciso questa mattina la nomina del successore del cardinale Dionigi Tettamanzi. Non è possibile sapere che cosa è accaduto, anche se la decisione potrebbe effettivamente essere stata già presa. E’ comunque certo che la candidatura del patriarca di Venezia fosse tra le più probabili nella mente del Pontefice già da tempo e che ciò fosse ormai risaputo nella cerchia dei collaboratori della curia romana.
Salvo improbabili sorprese dell’ultima ora il patriarca di Venezia sarà il nuovo arcivescovo di Milano.

da 2.andreatornielli.it, immagine da angeloscola.it 

A Venezia? Già si parla di successione

Il Cardinal Roncalli, 43° Patriarca di Venezia. Il futuro siederà come 48°.

VENEZIA — Per il patriarca Angelo Scola la strada per Milano è da giovedì in discesa. La Congregazione dei Vescovi si è infatti riunita in Vaticano per discutere, tra i vari punti in agenda, la nomina del nuovo arcivescovo del capoluogo lombardo. Tre i nomi della terna: oltre quello di Scola, quello del vescovo di Rimini Francesco Lambiasi e quello dell'osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d'Europa Aldo Giordano. Al termine della discussione, i prelati avevano il compito di dare una preferenza da sottoporre a papa Benedetto XVI, al quale spetta ovviamente la decisione finale. E' ben noto che Ratzinger ha sempre desiderato Scola come successore del cardinale Dionigi Tettamanzi: al nostro porporato lo unisce uan lunga amicizia, la collaborazione con la rivista Communio, e soprattutto la stessa visione ecclesiale. Un legame che ha avuto la testimonianza più alta nella recente visita del Papa alla diocesi che fu di San Pio X e Papa Giovanni: per la prima volta la visita dei Benedetto in una diocesi italiana è durata più di una giornata. Ma torniamo alla riunione di giovedì.
La terna si è trasformata in un poker, con l’aggiunta di Gianfranco Ravasi, presidente del Pontificio consiglio della Cultura, biblista coltissimo che però non è nelle grazie di questo Papa. Secondo le prime indiscrezioni, la preferenza della Congregazione sembra essere caduta sul patriarca, seguendo quindi la linea indicata (non esplicitamente) dal Papa. La terna e il risultato della discussione saranno sottoposti al Papa forse già domani. Quindi, in assenza di clamorose sorprese, entro fine mese il Santo Padre potrebbe nominare Scola arcivescovo di Milano. Gettandoci avventatamente nelle previsioni l'entrata del cardinale a Milano potrebbe avvenire già in settembre. E qualcuno parte già con il totosuccessore alla cattedra lagunare. I primi due nomi che circolano sono quelli di monsignor Pietro Parolin, nato a Schiavon, diocesi di Vicenza, nel 1955, già sottosegretario della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato e dal 2009 nunzio in Venezuela, legato all'ala cosiddetta silvestriniana, e quello di Bruno Forte, napoletano di 62 anni, che a Venezia ha un nutrito gruppo di amici.
A suo sfavore gioca una visione ecclesiale e teologica accesamente progressista, che in passato si è spesso trovata agli antipodi del Ratzinger-pensiero. Scola avrebbe quindi superato i due ostacoli che si trovavano sulla sua nomina. Da una parte l’età, nato a Malgrate (Milano) quasi 70 anni fa, avrebbe di fronte a sè circa 7-8 anni di governo diocesano, non molti per una diocesi complessa come quella ambrosiana. Dall’altra la provenienza: discepolo di don Giussani, Scola è stato spesso etichettato come «ciellino». Ma anche questo «limite» è stato brillantemente superato dal porporato, che negli anni veneziani ha saputo dialogare con tutte le anime e movimenti della sua diocesi, con equilibrio e abilità. Saldo nella dottrina, il patriarca (figlio di un camionista, come ricorda spesso) è stato molto attento ai problemi sociali della città, dal caso Vinyls al sistema scolastico. Li ha affrontati non solo con le parole, ma con le opere, a volte con piglio manageriale. Basta ricordare l’istituzione del polo Marcianum, la sua creatura più riuscita, che ora, in caso di trasferimento di Scola a Milano, potrebbe soffrirne.

C.R.

© Copyright Corriere del Veneto (da Papa R. blog)

Liturgie Papali: i Vespri e la Cappella di Pentecoste

La Sistina preparata per il Conclave: sull'altare l'arazzo che rappresenta la venuta dello Spirito Santo sopra i discepoli, copiato dall' originale di Giuseppe Chiari romano.
Roma, Papi e riti: l'antica Liturgia Papale nella Solennità di Pentecoste descritta ed illustrata da Gaetano Moroni negli anni '40 dell'Ottocento.

23. Vespero Papale della Pentecoste.
Questo ha luogo nella Cappella palatina dove il Papa risiede, recandovisi con piviale rosso, e mitra di lama d'oro; e i Cardinali con vesti, cappe, e tutt' altro rosso, co'domestici colle livree di gala. L'arazzo dell'altare rappresenta la venuta dello Spirito Santo sopra i discepoli, copiato dall' originale di Giuseppe Chiari romano. Il baldacchino dell' altare, e quello del trono sono di velluto rosso, del qual colore sono il paliotto, e la coltre del trono, e la coltrina della sedia Pontificia, cioè di lama d'oro rossa. Anche questo vespero si regola a norma di quello dell'Epifania , meno però, che mentre i cappellani cantori cantano adagio il Deo gratias del capitolo, il Papa discende dal soglio, e deposta la mitra, s' inginocchia al genuflessorio ( i cui cuscini sono pure rossi ) per l'inno: Veni creator Spiritus, che intuonano due soprani anziani.
24. Cappella Papale per la festa di Pentecoste. 
Questa solennità fu detta Pasqua rosata, perchè in molte chiese d'Italia si spargevano dall'alto delle rose, ed anche in S. Giovanni in Laterano, mentre in altre chiese al canto dell' inno Veni creator Spiritus, si suonavano le trombe per denotare il repentino fuoco, il quale precedette la venuta dello Spirito Santo, che in questo giorno celebra la Chiesa. Anticamente nella chiesa di santa Maria ad Martyres si recavano i Pontefici col clero, nella domenica precedente alla Pentecoste, a celebrarvi la stazione, e la messa dello Spirito Santo; nel qual tempo dalla sommità del tempio si gettavano delle rose, per cui rimase il rito di dispensarle in coro in questa festività; e sulla stessa venuta si recitava un analogo sermone.

In progresso di tempo questa Cappella celebravasi a tenore della disposizione di Sisto V, nella basilica di S. Pietro, ove in questo giorno è la stazione; ed il Sestini, fino al 1634, ci assicura, che in S. Pietro tenevasi questa Cappella, avvertendo che se il Papa volesse cantare la messa, allora i Cardinali assumeranno i paramenti rossi, adunandosi nella camera de' paramenti, e partendo da questa la processione; il che si fece tutte le volte che in tal giorno voleva il Papa fare Pontificale, ed altrettanto si dovrebbe praticare pure oggidì nelle circostanze straordinarie, come si fa per le consuete. Benedetto XIII, nel 1725, tenne Cappella, tanto nel vespero, che in questa mattina, nella basilica lateranense; e nel 1727, essendo tornato da Benevento, cantò messa in S. Pietro, e poi diede la solenne benedizione, che non avea dato per l'Ascensione: benedizione, che pure in questo giorno, nel 1765, diede Clemente XIII dalla loggia del Quirinale, giacchè per la dirotta pioggia non l'avea potuta compartire per l' Ascensione.

Attualmente questa festività celebrasi nella Cappella del palazzo apostolico abitato dal Sommo Pontefice, essendo l'altare, e il trono come nel vespero precedente. I Cardinali v' intervengono con due carrozze, co' domestici in livree di gala , ed in vesti, cappe e tutt'altro rosso. Il Papa vi si conduce come il giorno antecedente, ma col triregno, ed anticamente usava i flabelli, recandovisi in sedia gestatoria. Canta messa un Cardinal vescovo suburbicario, co' paramenti rossi, e terminata l'epistola, si canta l'alleluja da due soprani, mentre il Pontefice scende dal trono, e va ad inginocchiarsi al genuflessorio, deponendo la mitra. Indi i medesimi due soprani intuonano il verso: Veni creator Spiritus, che colla sequenza, e l'alleluja, dura finchè il Papa, tornato al soglio, ha letto l'epistola, e il vangelo, e posto l'incenso nel turibolo, e sinchè il diacono abbia preso la Pontificia benedizione.

Il discorso si recita in cappa paonazza, e berretta nera, da un alunno del collegio urbano di Propaganda Fide, e si distribuisce stampato dopo la Cappella, avendo l'alunno pubblicato a suo tempo l'indulgenza di trent'anni. Fu a detto collegio accordato questo privilegio da Clemente XIV, in virtù d'un breve de' 16 luglio 1773, giorno in cui soppresse la ripristinata Compagnia di Gesù, dalla quale era diretto il seminario romano, poco prima dal detto Papa eziandio soppresso, del quale privilegio appunto i convittori nobili erano in possesso. Il Cancellieri nelle sue Cappelle Pontificie (Roma 1790, a p. 340, e 34 r), tesse l'elenco di alcune "orazioni, sermoni, e discorsi sulla venuta dello Spirito Santo, recitati in questo giorno avanti il Papa, i Cardinali, e quelli che hanno luogo in cappella, cioè quelli pubblicati colle stampe incominciando nel 1593" ; rilevandosi, che sino dal 1617 nel Pontificato di Paolo V un alunno o convittore del seminario romano lo recitava, che fino al 1627 la cappella quasi sempre si tenne nella basilica vaticana, e che dopo tal anno ebbe per lo più luogo nella Paolina del palazzo Quirinale. Leggiamo però nella vita d'Innocenzo XII, Novaes tom. XI, p. 115 , che nel 1692 sermoneggiò in questo giorno nella Cappella Pontificia, il p. Francesco Tuzzi celebre gesuita, adattando giustamente a quel caritatevole Pontefice il versetto dell'inno della festività: Veni Pater pauperum, come quello, che dèi poverelli fu denominato: il padre de' poveri. Finalmente il mottetto dopo l' offertorio, Cum complerentur, è del Palestrina, colla seconda parte, la quale si suol dire, e si termina al solito degli altri mottetti. Se il Papa non assiste alla messa, il coro regola tutta la funzione col celebrante, il quale al verso Veni sancte Spiritus, s'inginocchia davanti il faldistorio, e la funzione è tutta andante, siccome avverte Andrea Adami.

da LE CAPPELLE PONTIFICIE cardinalizie e prelatizie di Gaetano Moroni

Lengoa veneta e Liturgia: per Gardin non s'ha da fare



Treviso in balia della Liturgia: dopo il caso della Messa in Forma Extraordinaria di Vetrego, saltata per presunte amarezze curiali, altri grattacapi in lengoa per il Vescovo Gardin.
Volevano celebrare una Santa Messa in lingua veneta, ma la Diocesi nega l’autorizzazione. E adesso a Vedelago regna l’amarezza.
Il rito religioso, unico nel suo genere, era previsto per domenica prossima, giorno della Pentecoste, di fronte al municipio del comune. L'evento si inseriva all’interno della prima edizione della «Festa delle origini venete», nata su iniziativa dell'associazione «Raixe venete» e supportata dal comune leghista retto da due mandati dal sindaco Paolo Quaggiotto.
La Curia di Treviso, ricevuta la notizia, ha preso però subito posizione, e non certo a favore di una simile iniziativa. «Non esiste assolutamente il permesso di celebrare la messa in lingua veneta, perché non esiste alcun messale approvato dall'apposita commissione romana -si legge nella nota- Le lingue consentite per le funzioni religiose sono quella italiana e latina, oppure lingue locali come ad esempio il friulano. Quella veneta no. Il permesso lo può dare solo la Santa Sede, ma non risulta che abbia approvato la lingua veneta per le celebrazioni. Chi le facesse, agisce fuori dalle regole. L'unica parte di una messa che potrebbe essere pronunciata in veneto -viene infine precisato- è l'omelia». Renzo Franco, assessore alla sicurezza e all'identità veneta e principale promotore dell'iniziativa, replica piuttosto seccato. «È ingiusto questo attacco della Diocesi -sottolinea- La lingua veneta è tra le più antiche d'Europa. Non voglio arrabbiarmi ma organizzando questa celebrazione non stiamo facendo nulla di male. Ora cercheremo di porre riparo, non è giusto far saltare la Messa: ma così perde tutto il nostro sistema territoriale veneto». Gli organizzatori avevano preparato un fitto programma con mostre di mezzi agricoli d'epoca, degustazioni, sfilate a cavallo oltre all'esecuzione dell'inno e l'alzabandiera della Serenissima, la dimostrazione dell'antica trebbiatura e un torneo di tiro alla fune. Ma la vera novità era proprio la Santa Messa in veneto che nelle intenzioni doveva essere officiata dal parroco di Cavasagra, don Lorenzo Piran. Sulla vicenda è intervenuta in serata anche l’associazione Raixe Venete: «È una celebrazione religiosa sulla quale ci sembra logico che a decidere sia la chiesa. La messa in dialetto veneto è un tema che ci sta a cuore e che intendiamo affrontare in futuro, ma senza fare polemica».

da Il gazzettino, immagine da angeloscola.it

Milano al Patriarca: per Tornielli (quasi) tutto è compiuto


di A. Tornielli
Si avvicina la nomina di Angelo Scola ad arcivescovo di Milano. È il suo nome ad essere uscito dalla riunione della Congregazione dei vescovi che si è svolta ieri mattina nel palazzo apostolico. I cardinali e vescovi membri del dicastero che collabora con il Papa nel vagliare la classe dirigente della Chiesa cattolica, hanno esaminato quattro «provviste», cioè le nomine per tre diocesi più quella di un vescovo ausiliare inglese.
La seconda all’ordine del giorno era quella di Milano, la diocesi più importante d’Europa e forse del mondo. Lo scambio di pareri non è durato a lungo né è stato troppo acceso. Il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, in qualità di «ponente», ha dovuto riassumere ai colleghi porporati l’esito delle tre ampie consultazioni condotte dal nunzio in Italia per individuare il candidato più adatto.
I membri della Congregazione dei vescovi, che avevano ricevuto già da qualche giorno tutta la documentazione, si sono trovati di fronte a una terna di nomi – il patriarca di Venenzia Scola, il vescovo di Rimini Francesco Lambiasi, l’osservatore permanente della Santa Sede al Consiglio d’Europa Aldo Giordano – e a seguire una rosa più ampia, formata da altri candidati che avevano ricevuto voti e di segnalazioni, come il «ministro della Cultura» vaticano, il cardinale Gianfranco Ravasi, e il nunzio in Venezuela Pietro Parolin.
Com’era prevedibile, è stata sollevata un’obiezione riguardo all’età di Scola, che ha 69 anni e mezzo e dunque ha davanti a sé un episcopato non lungo. Ma anche questa riserva sembra superata. Del resto, altre due recenti nomine per importanti sedi europee e americane hanno visto Benedetto XVI scegliere candidati non giovani: nel gennaio 2010 il Papa ha infatti designato arcivescovo di Bruxelles il settantenne André-Joseph Léonard, e undici mesi dopo ha nominato arcivescovo di Santiago del Cile l’ormai sessantanovenne Ricardo Ezzati Andrello. Lo stesso arcivescovo uscente, il cardinale Dionigi Tettamanzi, aveva 68 anni e mezzo al momento dell’ingresso a Milano.
Nella riunione di ieri si è discusso anche di un’altra diocesi italiana, Urbino, e di una diocesi spagnola, oltre che del nuovo ausiliare a Londra. Ora il Prefetto della Congregazione dei vescovi, il cardinale Marc Ouellet, preparerà la documentazione da portare sul tavolo del Papa, forse già nell’udienza di domani. Benedetto XVI, il quale ha voluto che la nomina di Milano seguisse l’iter normale, dopo quasi un secolo di designazioni papali dirette, riceverà il dossier con i voti, il verbale della discussione, la rosa finale di nomi, l’indicazione su Scola.
Tutto è ancora possibile, dato che il Pontefice può cambiare le scelte della Congregazione, com’è avvenuto l’anno scorso per l’arcivescovo di Torino, quando Ratzinger scelse su Cesare Nosiglia, da lui conosciuto personalmente.
In questo caso però tutto lascia pensare che il Papa confermi l’indicazione di Scola. L’annuncio ufficiale si prevede per fine mese. Benedetto XVI conosce da molti anni il patriarca di Venezia, che è stato seguace di don Giussani nel movimento di Cl.
Ratzinger e Scola facevano parte della redazione della rivista teologica Communio, nata dopo il Vaticano II per raccogliere la linea dei teologi conciliari che non si riconoscevano nella rivista progressista Concilium. Il nuovo arcivescovo di Milano dovrà confrontrarsi con i malumori per l’accorpamento delle parrocchie nelle nuove unità pastorali, le polemiche sul nuovo lezionario ambrosiano, gli equilibri dell’Istituto Toniolo – la «cassaforte» dell’università Cattolica, e la nuova amministrazione milanese guidata da Giuliano Pisapia. E dovrà preparare la visita del Papa, in arrivo nel capoluogo lombardo fra un anno.

da http://2.andreatornielli.it/, immagine da angeloscola.it
Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...