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La nomina: adieu Scola!


RINUNCIA DELL’ARCIVESCOVO METROPOLITA DI MILANO (ITALIA) E NOMINA DEL SUCCESSORE
Il Santo Padre Benedetto XVI ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi di Milano (Italia), presentata da Sua Eminenza il Card. Dionigi Tettamanzi, in conformità al can. 401 § 1 del Codice di Diritto Canonico.
Il Papa ha nominato Arcivescovo Metropolita di Milano (Italia) Sua Eminenza il Card. Angelo Scola, finora Patriarca di Venezia.
[01020-01.01]

Il Corpus Domini e il Patriarca


Secondo le indiscrezioni del vaticanista Andrea Tornielli, la solenne Liturgia del Corpus Domini, celebrata ieri nella Basilica marciana con gran concorso di popolo, rischia di essere annoverata tra le una ultime officiate dal Cardinale Scola come Patriarca di Venezia. Riportiamo qualche bella immagine del Pontificale e della seguente processione, tra le più suggestive delle città venete.












immagini da Flickr

Il Patriarca con le ore contate: domani l'annuncio


di Andrea Tornielli

Il Papa ha scelto il cardinale Angelo Scola come successore di Dionigi Tettamanzi sulla cattedra di sant’Ambrogio. L’annuncio è previsto a mezzogiorno di domani, vigilia della festa dei santi Pietro e Paolo, e sarà dato contemporaneamente dal bollettino della Sala Stampa vaticana e dalle curie di Milano e di Venezia: il cardinale Tettamanzi diventerà amministratore apostolico della diocesi ambrosiana fino al momento dell’ingresso del suo successore, che avverrà con molta probabilità nella seconda metà di settembre.

Benedetto XVI, dopo quasi settant’anni di nomine papali dirette, ha voluto che le candidature per la diocesi di Milano fossero vagliate seguendo tutti i passi previsti. In febbraio il nunzio apostolico in Italia Giuseppe Bertello ha cominciato le ampie consultazioni: ne sono state fatte tre, che hanno coinvolto un vasto numero di cardinali, vescovi, sacerdoti e laici. La rosa di nomi è stata ridotta prima a cinque e infine a tre. L’indicazione finale è stata favorevole a Scola. Ma molti precisi segnali fanno ritenere che a lui Ratzinger pensasse fin dall’inizio, data la stima e la personale conOscenza che data a quarant’anni fa.

Scola ha partecipato al conclave del 2005 che ha eletto Benedetto XVI, e ha continuato a mantenere un rapporto personale con il Pontefice: è suo il suggerimento, poi accolto dal Papa, di istituire un dicastero dedicato alla nuova evangelizzazione.

La diocesi di Milano è una delle più importanti e vaste del mondo: conta 1107 parrocchie, ragguppate in 73 decanati e in 7 zone pastorali. Il numero degli abitanti è superiore ai 5 milioni. I preti impegnati nella pastorale sono circa tremila (duemila diocesani e mille religiosi), i parroci sono più di 800.

Con la designazione di Scola, vescovo-teologo che ha 69 anni e mezzo e dunque ha davanti a sé un episcopato non lungo, si conferma la tendenza delle ultime importanti nomine di Benedetto XVI: nel gennaio 2010 il Papa ha infatti designato arcivescovo di Bruxelles il settantenne André-Joseph Léonard, e undici mesi dopo ha nominato arcivescovo di Santiago del Cile l’ormai sessantanovenne Ricardo Ezzati Andrello. Lo stesso arcivescovo uscente, il cardinale Dionigi Tettamanzi, aveva 68 anni e mezzo al momento dell’ingresso a Milano, e il suo episcopato si è protratto per nove anni grazie a una proroga di un biennio concessagli dalla Santa Sede.

La nomina a Milano è stata seguita in modo particolarmente attento dai media, dato l’importanza che riveste nel panorama ecclesiale italiano, europeo e mondiale: nel secolo scorso, due arcivescovi di Milano sono diventati Papi, Achille Ratti (Pio XI, 1922-1939) e Giovanni Battista Montini (Paolo VI, 1963-1978).

Ma questa non è una novità: il giorno stesso della morte del cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, avvenuta il 30 agosto 1954, il Corriere d’Informazione, quotidiano della sera, titolava: «Domani la salma di Schuster sarà esposta nel duomo di Milano. Monsignor Montini probabile successore». Montini venne effettivamente designato il novembre successivo.

Si sono invece mostrate del tutto infondate le voci giornalistiche che negli ultimi mesi hanno presentato la candidatura di Scola come soltanto «mediatica», o hanno affermato che lo stesso cardinale avrebbe rifiutato la nomina.

da La stampa, immagine da flickr

In Festo Sanctissimi Corporis Christi



Panis angelicus
fit panis hominum;
dat panis caelicus
figuris terminum;
O res mirabilis:
manducat Dominum
pauper, servus et humilis.


O eccellentissimo Sacramento, da adorare, venerare, glorificare, amare, meditare, innalzare con le maggiori lodi, esaltare con le preghiere più alte, onorare con ogni zelo, perseguire con ogni ossequio di devozione, ritenere con animo puro!

O memoriale nobilissimo, da commemorare nell'intimità del cuore, da radicare fermamente nell'animo, da custodire diligentemente nelle viscere del cuore, da richiamare in meditazione e celebrare frequentemente!

E' questo il memoriale dolcissimo, il memoriale santissimo, il memoriale salvifico, nel quale richiamiamo la grata memoria della nostra redenzione; nel quale siamo distolti dal male, confortati nel bene, avviati ad aumento di virtù e di grazie; nel quale inoltre, siamo ristorati dalla presenza corporale dello stesso Salvatore.
Si celebri ogni anno più speciale e più solenne memoria [...] affinché in tale giorno le masse devote dei fedeli accorrano zelanti alla chiesa a questo scopo, e clero e popolo uniti in gioia comune erompano in canti di lode, e i cuori e i volti di tutti, le bocche, le labbra, risuonino di inni e di letizia salutare; e trionfi di fede, la speranza tripudi, la carità esulti, la devozione applauda, la purezza giubili, la sincerità si allieti [...].

Urbano IV, "dato a Orvieto il terzo giorno delle Idi di agosto, anno terzo del nostro pontificato."
 Transiturus de hoc mundo, bolla, 11 agosto 1264

Splendori patavini: il Settecento della Cappella Antoniana

Le gallerie del tornacoro nella Basilica del Santo, dove si collocava la Cappella musicale ai tempi del Vallotti

"Addì 17 lasciò di vivere il signor Matteo Bissoli, eccellente suonatore di oboe, che da molti e molti anni decorava l’orchestra del Santo. Egli è l’ultimo de’ quattro lumi onde la suddetta orchestra era tanto chiara e famosa». È il mese di febbraio del 1780 quando Giuseppe Gennari, diarista padovano vissuto nel Settecento, registra la morte di Matteo Bissoli, celebre virtuoso, nato a Brescia, ultimo rappresentante di una stagione d’oro della cappella musicale della basilica del Santo. Nelle Notizie giornaliere del Gennari, redatte tra il 1739 e il 1800 (pubblicate a cura di L. Olivato, Rebellato, Padova 1982), compaiono più volte anche i nomi degli altri tre “lumi” della cappella: il violinista Giuseppe Tartini, il violoncellista Antonio Vandini e il maestro di cappella Francesco Antonio Vallotti. Con loro, Padova divenne un centro di interesse non solo per numerosi musicisti provenienti da tutta Europa, ma anche per viaggiatori inglesi, tedeschi e francesi, che non mancavano di visitare la città veneta per ascoltare le loro esecuzioni. Quattro musicisti, quindi, che collaborarono per decenni e offrirono il loro servizio nelle occasioni liturgiche e in concerti privati. Ultimo dei quattro musicisti a fare parte dell’organico della cappella musicale, Matteo Bissoli venne assunto come virtuoso di oboe nel 1736. In una dimensione liturgica si inserisce la produzione musicale di Francesco Antonio Vallotti. Nato a Vercelli nel 1697, Vallotti fu maestro di cappella presso la basilica per più di cinquant’anni e, in qualità di organizzatore e responsabile delle attività musicali della cappella, compose un consistente corpus di brani usati nel corso dell’anno liturgico in basilica. Accanto alle composizioni vocali di Vallotti si collocano quelle prettamente strumentali di Giuseppe Tartini. I suoi concerti per violino, destinati in gran parte al servizio liturgico presso la basilica, prevedevano un organico orchestrale al completo. Bolognese, violoncellista virtuoso e compositore,Antonio Vandini entrò a far parte della cappella musicale, come Tartini, a partire dal 1721.

Giuseppe Tartini





L’orecchio dell’ascoltatore moderno è oggi abituato ad ascoltare la musica del passato in modo totalmente svincolato dal contesto in cui si è andata formando e dalle finalità per cui è stata scritta. Accade così che un vasto repertorio come la musica strumentale del Settecento viene considerata come un genere a sé stante, mentre è nata in un contesto liturgico e veniva ascoltata e diffusa in chiesa, in un’interessante e proficua mescolanza di brani vocali, pezzi a tutta orchestra, repertorio solistico ecc. Non sempre è possibile ricostruire il contesto esecutivo di questi brani, ma varie indagini in questo senso gettano luce sul contesto ambientale, produttivo e fruitivo dell’epoca. Che valore ha una ricerca del genere? Certamente consente di ascoltare in modo diverso. Inoltre riuscire a collocare il brano musicale nel contesto in cui è nato ci permette di comprenderne meglio i meccanismi interni, la finalità esecutiva, la circolazione, le modalità di recezione da parte degli ascoltatori, le influenze ricevute e realizzate ecc. In questo contributo ho raccolto una serie di testimonianze e notizie relative ai concerti di Giuseppe Tartini. A partire dagli anni venti del Settecento l’attività compositiva ed esecutiva di Tartini si lega indissolubilmente alle vicende del corpo orchestrale della Basilica di S.Antonio a Padova. Nel 1721 egli veniva assunto per chiara fama e senza obbligo d’esame come Primo violino / Violino capo di concerto della cappella musicale della Basilica Antoniana, con una qualifica coniata appositamente per lui, che verosimilmente comportava la programmazione e direzione della musica strumentale eseguita durante le funzioni. L’interesse e il rilievo dato dalla Veneranda Arca del Santo proprio in quegli anni alla figura del primo violino è direttamente collegato all’obiettivo del rinnovamento e ampliamento della cappella, sostenuto anche con l’aumento degli stanziamenti annui per la cappella musicale in corso nel secondo decennio del Settecento.

p. Francesco Antonio Vallotti
Le esigenze musicali legate al calendario liturgico di tutto l’anno, insieme agli “obblighi de’musici” erano stabiliti da vari Capitolari pubblicati fin dal XVII secolo. Tra di essi il Capitolario approvato dalla Presidenza dell’Arca il 19 giugno 1721 riporta gli Obblighi negli Organi con Instrumenti, e Concerti, in cui tutta l’orchestra era impegnata nelle seguenti funzioni:
La Compieta nelle Domeniche, e Feste tutte dell’Avvento, come pure nelle Domeniche di Quaresima, e Feste, Lunedì e Martedì Santo. Nel riponersi il SS.Sagrgamento il Tantum ergo. In tutti i Venerdì di Quaresima, e il Venerdì fra l’Ottava del Santo la Compieta solenne con il Transito.
Mentre negli Obblighi negli Organi con Instrumenti rientrano le seguenti festività:
Nelle Domeniche di tutto l’anno la Messa, eccettuato il tempo delle Vacanze. Nelli Martedì di tutto l’anno la Messa, eccettuato come sopra, e dopo la Messa il Si quaeris Miracula al Glorioso S.Antonio.

La parola ‘concerto’ non riveste nei Capitolari il significato di genere musicale che diamo noi oggi al termine, piuttosto è probabile che essa indichi la presenza di parti solistiche (anche vocali). Una delibera del 1726 sancisce che “nelle Messe tutte a concerto si faci doppo il Credo la sua Sinfonia” e certamente gran parte dei concerti e delle sonate di Tartini nascono per queste funzioni e sono legati al grado di solennità della festa. È probabile che essi venissero eseguiti suddivisi nei singoli movimenti: all’Offertorio il primo movimento, il secondo all’Elevazione, il terzo al Communio o alla conclusione del servizio. Le date manoscritte ritrovate sulle parti dei singoli strumenti, sebbene relative a un periodo di poco successivo a Tartini, confermerebbero questa prassi. 
In occasione di festività particolarmente solenni e prolungate era possibile l’esecuzione di più di un concerto nel corso del rito. Lo storico della musica Charles Burney, visitando Padova nell’estate del 1770, descrive una di queste messe concertate:
Mi recai alla chiesa di S.Antonio, dove, ricorrendo il Giorno del Perdono, si celebrava una messa con parti solistiche, composte da Padre Vallotti, che presenziava battendo il tempo [...]. Benché non si trattasse di una festività importante, l’orchestra era più numerosa del solito. Ci tenevo molto a sentire il celebre oboe Matteo Bissoli e il famoso vecchio violoncellista, Antonio Vandini che, come dicono gli italiani, suona in modo tale da far parlare il suo strumento. [...] Il coro di questa chiesa é immenso; i bassi sono posti tutti su un lato; i violini, gli oboi, i corni e le viole sugli altri lati. Le voci sono divise tra le due gallerie. 
Fino a metà Seicento il coro precedeva il presbiterio, chiudendo la vista all’altare, mentre dopo la ‘voltura del coro’ del 1650, esso venne disposto secondo la configurazione attuale, sui tre lati attorno all’altare. L’orchestra era disposta lungo tutta la galleria, con gli strumentisti vestiti in cotta e nascosti alla vista dei fedeli da drappi. Altri illustri personaggi e valenti musicisti ruotano attorno al Santo negli stessi anni di Tartini, facendo della Basilica un polo musicale d’eccezione e creando una vero e proprio circolo di musicisti con scambi e influenze tra varie personalità di esecutori, virtuosi e compositori, come emerge da una lettera del 1751 in cui Padre Vallotti scrive al conte Giordano Riccati:
Ho parlato col Sig. Tartini, col Sig. Matteo [Bissoli], e col Sig. D.Antonio [Vandini] per il noto Ottavario, ed avendo inteso che io sarò destinato a fare le funzioni hanno abbracciato tutti e tre l’impegno di suonare non solamente i Concerti, ma anche a tutta funzione, come fanno qui in questa Chiesa del Santo, e questo per dire il vero non è cosa indifferente, perché tre soggetti di questa fatta fanno spiccare tutta l’Orchestra.

Guido Viverit e Margherita Canale Degrassi

Antonio Vandini visto da Pier Leone Ghezzi





Un nunzio in patriarcato: Parolin o Giordano?



di Marco Tosatti


Il Papa non ha ancora reso ufficiale la nomina del Patriarca di Venezia Angelo Scola a nuovo arcivescovo di Milano (l’annuncio dovrebbe essere imminente) e già sono partiti giochi, manovre e consultazioni per trovargli un sostituto sulla Laguna. Il nome che si fa con insistenza è quello di Pietro Parolin, già sotto-segretario della Sezione per i rapporti con gli Stati e dal 2009 Nunzio in Venezuela.
Ma il nome del candidato “reale” che si sta cercando di far avanzare è quello di Aldo Giordano, già Segretario generale del Consiglio delle Conferenze Episcopali europee a Bruxelles e ora Osservatore al Consiglio d'Europa a Strasburgo. E’ un nome che il Nunzio in Italia, Giuseppe Bertello, sta sponsorizzando con grande vigore. Ed è entrato nel tourbillon di candidature per Milano, prima che la Plenaria della Congregazione per i vescovi votasse a grande maggioranza per Scola.
Ma proprio per sorreggere la candidatura emergente di Giordano, è stato richiesto il parere di arcivescovi, come Forte e di vescovi come Bregantini oltre a quello del “Ministro della Cultura” Ravasi di cui si sapeva la preferenza per il prelato cuneese “prestato” alla diplomazia (Giordano non viene dall’"Accademia”).
E’ interessante però riportare anche quello che ha detto durante le discussioni nella Plenaria, un porporato di grande esperienza e che conosce benissimo il mondo della diplomazia vaticana: “Io non so perché si tirino fuori questi diplomatici. Naturalmente non c’è nulla da dire su mons. Giordano, che, fra l’altro comunque non è neanche un diplomatico, è prestato in servizio, e l’arcivescovo Parolin. Non parlo delle persone in sé. Dico soltanto questo. Perché tirare fuori dal servizio diplomatico queste persone? Se sono cattivi, è meglio non spargerli in giro. Se sono buoni, perché ce li togliamo? Perché la diplomazia secondo me è un servizio di gran lunga superiore a quello di un vescovo diocesano. Allora è meglio non sguarnirci. Se sono cattivi, purtroppo, teniamoceli, e non li esportiamo; se sono buoni ce li teniamo e ne siamo contenti”. Fra l’altro, ed è una notazione interessante, se per caso la scelta per Venezia dovesse andare nella direzione auspicata dal Nunzio in Italia, quella della Laguna sarebbe la terza diocesi veneta affidata a un diplomatico.
Il Veneto ha già due ex diplomatici, ed ex nunzi: mons. Bressan a Trento e mons. Mattiazzo a Padova. E non mancano critiche e problemi da parte di alcune frange di fedeli.

da La stampa, immagine flickr

In Festo Sancti Antonii Patavini



O proles Hispaniae,
pavor infidelium,
nova lux Italiae,
nobile depositum
urbis Paduanae.

Bartolomé Esteban Murillo Sant'Antonio da Padova, 1665-1666, olio su tela, 190 x 121, Siviglia, Museo de Bellas Artes.

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