Qualche bella immagine dalla Basilica di Sant'Eufemia in Grado: la messa con i vescovi della conferenza episcopale triveneta e i primi vespri, presieduti dal Patriarca di Venezia.
Uno sguardo veneto sulla Liturgia, musica e arte sacra, le attualità romane e le novità dalle terre della Serenissima.
Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.
Sul solco della continuità alla luce della Tradizione.
Aquileia 2: qualche scatto "liturgico"
Lefevriani: l'accordo è ormai vicino
di Andrea Tornielli (per Vatican Insider)
L’accordo tra la Santa Sede e la Fraternità San Pio X fondata da monsignor Marcel Lefebvre potrebbe essere questione di giorni, forse anche di ore. Il superiore della Fraternità, il vescovo Bernard Fellay, avrebbe sottoscritto una nuova versione del preambolo dottrinale consegnatogli lo scorso settembre dal cardinale William Levada, Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e presidente della pontificia commissione Ecclesia Dei.
Ufficialmente in Vaticano si sta ancora attendendo l’arrivo della risposta di Fellay, al quale lo scorso 16 marzo era stata richiesta una decisione definitiva. Ma secondo le informazioni raccolte dal vaticanista di Le Figaro, Jean-Marie Guenois, molto si è mosso a livello «ufficioso», e l’accordo sarebbe ormai vicino.
Nel settembre 2011, al termine di un percorso di colloqui dottrinali – voluti dalla Fraternità San Pio X – la Santa Sede aveva presentato un breve documento chiedendo ai lefebvriani di sottoscriverlo. Il testo, suscettibile di piccole modifiche, conteneva sostanzialmente tre punti, e la richiesta di sottoscrivere la «professione di fede» richiesta a chiunque assuma un ufficio ecclesiastico. E dunque ad assicurare un «religioso ossequio della volontà e dell’intelletto» agli insegnamenti che il Papa e il collegio dei vescovi «propongono quando esercitano il loro magistero autentico», anche se non sono proclamati in modo dogmatico, come nel caso della maggior parte dei documenti del magistero.
Sottoscrivere il preambolo, hanno ripetuto le autorità vaticane, non avrebbe significato porre fine «alla legittima discussione, lo studio e la spiegazione teologica di singole espressioni o formulazioni presenti nei documenti del Concilio Vaticano II». Com’è noto, la Fraternità San Pio X si era detta disposta ad accettare la gran parte dei testi conciliari, ma non la dottrina della libertà religiosa, così come è espressa nel secondo paragrafo della dichiarazione Dignitatis humanae, come pure la dottrina della Chiesa espressa nel n. 8 della costituzione Lumen gentium; la dottrina sull’ecumenismo, nel n. 3 del decreto Unitatis redintegratio, e infine la dottrina della collegialità, come espressa nel n. 22 della Lumen gentium.
Sembra che alla fine si sia arrivati a un testo condiviso. Del resto, lo stesso Fellay durante l’incontro del settembre 2011 aveva detto ai suoi interlocutori romani che non c’erano problemi ad accettare il primo e il secondo punto dei preambolo, mentre più problematica era l’accettazione del terzo. Ma nella risposta inviata in due riprese tra dicembre e gennaio, e quindi in più di una dichiarazione pubblica, il superiore della San Pio X aveva dichiarato inaccettabile il testo dottrinale proposto dal Vaticano.
Lo scorso 16 marzo, l’incontro decisivo e la richiesta della Santa Sede a Fellay affinché rispondesse entro un mese. È noto che Benedetto XVI tenga particolarmente a chiudere la ferita che egli vide aprirsi da Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede nel 1988, quando Lefebvre, dopo aver praticamente raggiunto un accordo con il Vaticano, decise di non firmarlo e consacrando quattro nuovi vescovi senza mandato del Papa compì un’azione scismatica. Papa Ratzinger ha liberalizzato la messa antica e tolto le scomuniche ai quattro vescovi lefebvriani, e ha acconsentito anche alla terza richiesta della Fraternità, quella di intavolare un confronto dottrinale con le autorità romane, incentrato soprattutto sull’interpretazione dei testi conciliari.
L’inquadramento canonico per la Fraternità San Pio X dovrebbe essere quello della «prelatura personale», figura giuridica innovativa inserita nel Codice di diritto canonico del 1983 e fino ad oggi utilizzata soltanto per l’Opus Dei.
Parte Aquileia 2, il convegno ecclesiale del Triveneto
Poche ore, ormai, al momento inaugurale del secondo convegno ecclesiale delle diocesi del Nordest.La tre giorni si snoderà tra Grado, dove si terranno l’apertura, le sessioni assembleari e i lavori di gruppo, e Aquileia, dove, alle 15.30 di domenica 15 aprile, il Cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, celebrerà la Santa Messa conclusiva.Presenti 580 delegati, i 15 vescovi titolari delle singole diocesi, alcuni vescovi emeriti e il vescovo thailandese di Chiang Mai, mons. Francis Xavier Vira Arpondratana, nella cui diocesi si trova la missione triveneta.A 22 anni di distanza dal primo convegno di Aquileia si è avvertita la necessità, per le Chiese del Nordest, alla luce delle trasformazioni di questi decenni, ritrovarsi per capire, nella riflessione e nella preghiera, cosa lo Spirito domanda oggi loro.Tre le dimensioni su cui è lavorato: la memoria del percorso fatto in questi vent'anni, il discernimento sulle sfide dell’oggi, la profezia, per trovare piste pastorali da percorrere insieme, per una rinnovata evangelizzazione nelle terre del nordest.
Il convegno si aprirà venerdì 13 aprile, alle 15.15, al Pala-congressi di Grado, con l’accoglienza dei convegnisti e i saluti delle autorità. Nel pomeriggio verrà ricordato il primo convegno di Aquileia, seguiranno l’introduzione generale da parte di mons. Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova e vicepresidente del comitato preparatorio, tre comunicazioni sul cammino di preparazione da parte di tre membri del consiglio di presidenza del comitato preparatorio (Margherita Debertol, Francesco Longo e don Franco Gismano) e l’introduzione ai lavori dei gruppi di mons. Lucio Soravito, vescovo di Adria Rovigo e vicepresidente del comitato preparatorio e di mons. Renato Marangoni, segretario generale del convegno. Alle 19 in Pala-congressi si celebreranno i Vespri presieduti dal mons. Luigi Bressan, arcivescovo di Trento.In serata, dalle ore 21, sempre al Pala-congressi, Telechiara proporrà una diretta del programma Fatti nostri, condotta da Alberto Feltrin, sul tema del bene comune. Il dibattito vedrà la partecipazione di mons. Antonio Mattiazzo, vescovo di Padova, Alessandro Calligaris presidente di Confindustria Friuli Venezia Giulia, Daniele Marini, direttore della Fondazione Nord Est, Roberto Molinaro, assessore regionale all’istruzione, famiglia, cooperazione e associazionismo del Friuli Venezia Giulia, Mario Pezzetta, presidente di Anci Friuli Venezia Giulia, Franca Porto, segretario generale Cisl Veneto.Fino alle 23 sarà inoltre possibile la preghiera di adorazione in una chiesetta del centro storico di Grado.
La giornata di sabato 14 aprile sarà invece dedicata ai lavori di gruppo, riservati ai convegnisti. Saranno ben trenta i gruppi che opereranno sui temi : Una nuova evangelizzazione nel Nordest, In dialogo con la cultura, Impegnati per il “bene comune”.I lavori inizieranno dopo la Santa Messa delle 8.30, presieduta nella basilica di Grado da mons. Dino de Antoni, arcivescovo di Gorizia e presidente della Conferenza Episcopale Triveneta. Al termine, alle ore 19, in basilica di Grado, il patriarca di Venezia, mons. Francesco Moraglia, presiederà i Primi Vespri, mentre in serata, a partire dalle ore 21.30 si terrà una processione con preghiera mariana nel centro storico di Grado.
Nella mattinata di domenica 15 aprile avranno termine i lavori, dopo le Lodi presiedute, alle ore 8.45, da mons. Andrea Bruno Mazzocato, arcivescovo di Udine. L’assemblea conclusiva, a partire dalle 9.30, vedrà la presentazione delle sintesi dei lavori di gruppo, le comunicazioni dei vicepresidenti del Comitato preparatorio e la lettura del messaggio alle comunità cristiane e alla popolazione del Nordest. La conclusione della mattinata sarà affidata a mons. Dino De Antoni, presidente della Conferenza episcopale Triveneta.Nel pomeriggio, infine, alle 15.30, nella basilica di Aquileia, sarà celebrata l’Eucaristia dal Cardinale Angelo Bagnasco. Nel corso della celebrazione, valida per la domenica in Albis, le persone battezzate nelle diocesi del nordest nel corso della Veglia Pasquale deporranno le “albe”. Le offerte raccolte nel corso della liturgia eucaristica saranno devolute alla missione triveneta in Thailandia.La celebrazione sarà proposta in diretta da Telechiara (visibile in Veneto e Friuli Venezia Giulia sul canale 14, sul 74 a Trento e sul 612 a Bolzano) e da Bluradioveneto.
http://aquileia2.it/notizie/convegno-blocchi-partenza
Appuntamento con la Procuratoria
Quaderni della Procuratoria
arte, storia, restauri della Basilica di San Marco
San Marco tra liturgia e turismo
venerdì 13 aprile 2012 alle ore 17:00
presso la sala Sant'Apollonia (Castello 4309)
introduce
prof. dott. Giorgio Orsoni
relatori
mons. dott. Gianni Bernardi
Delegato Patriarcale per la Cultura
dott. Adriano Favaro
Gioranalista, Caporedattore del Gazzettino
intervengono
dott. ing. Marino Zorzato
Vice Presidente Regione Veneto
mons. dott. Antonio Meneguolo
Procuratore di San Marco, Delegato Patriarcale per la Basilica
prof.ssa Irene Favaretto
Procuratore di San Marco
Con Gesù, sul Monte degli Ulivi
di Sandro Magister (per l'Espresso)
Nell’omelia della messa “in cæna Domini” del Giovedì Santo, Benedetto XVI ha toccato un tasto sensibile della sua azione per restituire alla liturgia il suo autentico “spirito”: quello dell’inginocchiarsi.In effetti, da quando, in ogni messa, il papa ha deciso di dare la comunione ai fedeli inginocchiati, questo suo gesto ha raccolto poche lodi e ha trovato rari imitatori. In quasi tutte le chiese del mondo le balaustre sono state eliminate, la comunione la si prende in piedi e non si è incoraggiati a inginocchiarsi neppure durante la consacrazione. La gran parte dei liturgisti squalificano l’inginocchiarsi come un gesto devozionale tardivo, inesistente nell’eucaristia delle origini.Benedetto XVI sa di muoversi controcorrente. Nel libro intervista “Luce del mondo” si è detto consapevole di dare con ciò un “segno forte”:“Facendo sì che la comunione si riceva in ginocchio e la si amministri in bocca, ho voluto dare un segno di profondo rispetto e mettere un punto esclamativo circa la Presenza reale… Deve essere chiaro questo: È qualcosa di particolare! Qui c’è Lui, è di fronte a Lui che cadiamo in ginocchio”.Ebbene, nell’omelia del Giovedì Santo Benedetto XVI è andato alla radice del mettersi in ginocchio, che lungi dall’essere una devozione spuria, è un gesto caratterizzante la preghiera di Gesù e della Chiesa nascente.Ecco le sue parole:“… Dobbiamo rivolgere la nostra attenzione su ciò che gli evangelisti ci riferiscono riguardo all’atteggiamento di Gesù durante la sua preghiera. Matteo e Marco ci dicono che egli ‘cadde faccia a terra’ (Mt 26, 39; cfr. Mc 14, 35), assunse quindi l’atteggiamento di totale sottomissione, quale è stato conservato nella liturgia romana del Venerdì Santo. Luca, invece, ci dice che Gesù pregava in ginocchio. Negli Atti degli Apostoli, egli parla della preghiera in ginocchio da parte dei santi: Stefano durante la sua lapidazione, Pietro nel contesto della risurrezione di un morto, Paolo sulla via verso il martirio. Così Luca ha tracciato una piccola storia della preghiera in ginocchio nella Chiesa nascente. I cristiani, con il loro inginocchiarsi, entrano nella preghiera di Gesù sul Monte degli Ulivi. Nella minaccia da parte del potere del male, essi, in quanto inginocchiati, sono dritti di fronte al mondo, ma, in quanto figli, sono in ginocchio davanti al Padre. Davanti alla gloria di Dio, noi cristiani ci inginocchiamo e riconosciamo la sua divinità, ma esprimiamo in questo gesto anche la nostra fiducia che egli vinca”.
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