San Pietro in Cariano, Pieve di San Floriano.
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Avviso sacro: Concilio, Musica Sacra e Cardinal Burke
A Verona, un appuntamento imperdibile per tutti i musicisti chiesastici e gli amatori del genere: sabato 6 ottobre "Colloqui di Musica Sacra" tra Concilio Vaticano II e Magistero di Benedetto XVI. A coronare la giornata, il Pontificale del Cardinale Burke nella chiesa di San Fermo dei Filippini, diretto dall'instancabile (e veronese) mons. Agostini, cerimoniere pontificio.
Curie venete: le nomine estive
Giro di nomine nell'arsa estate veneta. Riportiamo gli elenchi comparsi nei giornali e nei siti delle Diocesi di Venezia, Verona e Trevisto.
a Venezia:
Don Valentino Cagnin
Vicario parrocchiale di “S. Maria Ausiliatrice” (Mestre-Gazzera), trasferito dall’ufficio di Vicario parrocchiale di “S. Ignazio di Loyola” (Venezia-Lido).
Don Stefano Cannizzaro
Vicario parrocchiale di “S. Barbara” (Mestre), trasferito dall’ufficio di Vicario parrocchiale di “Ss. Gervasio e Protasio” (Carpenedo).
Don Francesco Marchesi
Vicario parrocchiale di “S. Stefano” (Caorle) e Collaboratore pastorale di “Regina della Pace” (Castello di Caorle) e di “S. Bartolomeo” (Brussa di Caorle).
Don Mauro Margagliotti
Vicario parrocchiale di “S. Nicolò” (Mira Taglio).
Don Marco De Rossi
Amministratore parrocchiale di “SS. Risurrezione” (Marghera). Mantiene l’ufficio di Parroco di “Ss. Francesco e Chiara di Assisi” (Marghera).
Don Fabrizio Favaro
Amministratore parrocchiale di “S. Antonio di Padova” (Lido), trasferito dall’ufficio di Vicario parrocchiale di “S. Maria Elisabetta” (Lido).
Don Piotr Mikulski
Amministratore parrocchiale di “Purificazione di Maria (S. Maria Formosa)” (Venezia), trasferito dall’ufficio di Vicario parrocchiale di “S. Maria Concetta” (Eraclea).
Don Alessandro Rosin
Amministratore parrocchiale di “Ss. Maria Assunta, Donato e Cipriano” (Murano) e di “S. Pietro” (Murano), trasferito dall’ufficio di vicario parrocchiale di “S. Nicolò” (Mira Taglio).
Mons. Giuseppe Manzato
Amministratore parrocchiale di “Regina della Pace” (Castello di Caorle) e di “S. Bartolomeo” (Brussa di Caorle). Mantiene l’ufficio di Parroco Arciprete di “S. Stefano” (Caorle).
Don Carlo Gusso
Parroco Arciprete di “S. Maria Assunta” (Borbiago), trasferito dagli uffici di Parroco Arciprete di “Ss. Maria Assunta, Donato e Cipriano” (Murano) e di “S. Pietro” (Murano).
Don Renzo Mazzuia
Parroco di “S. Simeon Profeta (S. Simon Grande)” (Venezia), trasferito dagli uffici di Parroco Arciprete di “S. Martino” (Burano) e Amministratore parrocchiale di San Pietro e Santa Caterina di Mazzorbo.
Don Raffaele Muresu
Parroco di “S. Maria del Rosario (Gesuati)” (Venezia). Mantiene gli incarichi precedenti.
Don Mirco (Marco) Pasini
Parroco di “S. Maria Immacolata di Lourdes” (Mestre), trasferito dagli uffici di Amministratore parrocchiale di “Regina della Pace” (Castello di Caorle) e di “S. Bartolomeo” (Brussa di Caorle).
Don Enzo Piasentin
Parroco Arciprete di “S. Martino” (Burano) e Amministratore parrocchiale di “Ss. Pietro e Caterina” (Mazzorbo), trasferito dall’ufficio di Parroco Arciprete di “S. Maria Assunta” (Borbiago).
Don Paolo Socal
Parroco di “S. Felice” (Venezia) e Rettore di “S. Sofia” (Venezia), trasferito dall’ufficio di Parroco di “SS. Resurrezione” (Marghera).
Don Nandino Capovilla
Collaboratore pastorale delle parrocchie “SS. Risurrezione” (Marghera) e “Ss. Francesco e Chiara (Marghera).
Don Diego Sartorelli
Cappellano delle Residenze per anziani “San Lorenzo”, “Ca’ di Dio”, “Zitelle” e “San Giovanni e Paolo” di Venezia e Notaio di curia addetto all’Ufficio Matrimoni di Mestre, trasferito dagli uffici di Pro-Cancelliere Patriarcale e Aiuto del moderator curiae. Mantiene gli uffici di Direttore dell’Archivio Storico Diocesano e di Incaricato Diocesano FACI.
Don Gilberto Sabbadin
Responsabile dell’Ufficio diocesano per la pastorale universitaria e Assistente Spirituale del “Centro di Pastorale Universitaria S. Fosca” nonché Amministratore parrocchiale dei Tolentini.
Don Marco Scarpa
cessa da questi uffici e mantiene tutti gli altri incarichi.
Don Luigi Vitturi
Rettore di “S. Maria del Giglio” (Venezia), trasferito dall’ufficio di Parroco di “S. Antonio di Padova” (Lido).
Mons. Giovanni Favaretto
Cappellano dell’Ospedale “Ss. Giovanni e Paolo” (Venezia). Mantiene l’ufficio di Parroco di “S. Giovanni Battista in Bragora” (Venezia).
Don Marino Gallina
Canonico penitenziere della Basilica Cattedrale di San Marco (Venezia), trasferito dall’ufficio di Parroco di “S. Maria Immacolata di Lourdes” (Mestre).
Don Angelo Pagan
Cancelliere Patriarcale. Mantiene gli uffici di Vicario giudiziale aggiunto e Rettore del Convitto Internazionale “Beato Giovanni XXIII”.
Mons. Dino Pistolato
Delegato del Patriarca per gli affari economici, con funzione di vigilanza e controllo sull’amministrazione di beni ecclesiastici non sottratti alla potestà di governo del Vescovo diocesano, salve le competenze attribuite – ipso iure o dal Patriarca – all’Economo diocesano o ad altra Persona o Ufficio e la funzione di concedere le licenze previste della vigente legislazione canonica in materia amministrativa. Mantiene gli uffici già conferiti.
Il Patriarca ha riservato a sé stesso il compito di supplenza ai sensi dei canoni 1278 e 1279 § 2.
Diac. Gianfranco Fiorin
Pro-direttore della Caritas Diocesana. Mantiene gli uffici già attribuiti.
Mons. Guido Scattolin
Il Patriarca ha disposto che mantenendo gli uffici di Economo Diocesano, con tutte le funzioni annesse ipso iure all’ufficio, di Direttore dell’Ufficio Amministrativo Diocesano e gli altri uffici, incarichi e competenze, venga così formulato l’incarico di vigilanza attribuitogli ai sensi dei canoni 1278 e 1276 § 1: vigilanza sull’amministrazione dei beni appartenenti alle parrocchie, rettorie e realtà analoghe ai sensi dei canoni 1278 e 1276 § 1.
Il Patriarca ha riservato a sé stesso il compito di supplenza ai sensi dei canoni 1278 e 1279 § 2.
Mons. Mario Ronzini
Il Patriarca lo ha incaricato, in quanto Delegato del Patriarca “ad universitatem negotiorum”, della vigilanza sulla Caritas Diocesana ai sensi del canone 1276 § 1.
Don Umberto Bertola
Il Patriarca ha accettato la rinuncia all’ufficio di parroco di “S. Simeon Profeta” (Venezia) presentata ai sensi del canone 538 § 1.
Mons. Giacinto Danieli
Il Patriarca lo ha incaricato di Collaborare con il Patriarca Emerito Marco Cè e con mons. Valerio Comin nella gestione degli Esercizi Spirituali Diocesani. Mantiene l’ufficio di Padre Spirituale in Seminario. Cessa dall’ufficio di parroco di “S. Maria del Rosario (Gesuati)”.
A Verona:
ANDRIOLO mons. Giuseppe Andriolo è nominato canonico onorario e trasferito dall’ufficio di Parroco di Legnago-Duomo all’ufficio di Parroco di Cerea
BATTISTIN don Gabriele è trasferito dall’ufficio di segretario particolare del Vescovo e inviato per lo studio del Diritto Canonico a Venezia, assumendo nel contempo l’ufficio di Vicario parrocchiale di Raldon
BELLINAZZO dom Nicola, n.d. è trasferito dall’ufficio di Collaboratore a Sant’Anastasia in Verona all’ufficio di Collaboratore del Parroco di Casaleone-Venera per Venera
BONI don Federico Sacerdote novello, è nominato Segretario particolare del Vescovo
BREDA don Stefano Sacerdote novello, è nominato Collaboratore a Croce Bianca in Verona
DALLA VERDE don Carlo Sacerdote novello, è nominato Vicario parrocchiale di San Massimo in Verona
FERRARI mons. Matteo è trasferito dall’ufficio di Parroco di Lugo e incaricato dell’insegnamento della Religione Cattolica nelle scuole superiori, proseguendo gli studi in Teologia dogmatica
GIOVANNELLI don Paolo Sacerdote novello, è nominato Vicario parrocchiale di Gesù Divino Lavoratore in Verona
GIRADI don Andrea è nominato anche Vice-assistente dell’Azione Cattolica diocesana per il settore giovani
LUCCHI don Massimiliano è trasferito dall’ufficio di Vicario parrocchiale di San Massimo in Verona al monastero di Pra’d Mill (Cuneo) per un’esperienza monastica
MARCHESI mons. Giorgio è nominato canonico onorario e trasferito dall’ufficio di Parroco di Cerea all’ufficio di Parroco di Bovolone
MATTUZZI don Andrea Sacerdote novello, è nominato Vicario parrocchiale di Domegliara, Ponton e Volargne
PASETTO don Paolo Sacerdote novello, è nominato Vicario parrocchiale di Pozzo
RADIVO mons. Giacomo è nominato Direttore spirituale in Seminario Maggiore
RIGHETTI don Diego è trasferito dall’ufficio di Direttore spirituale del Seminario Maggiore all’ufficio di Parroco di Legnago-Duomo, e nominato delegato vescovile per l’Ecumeniscmo e il dialogo interreligioso
TRESSINO don Michele è trasferito dall’ufficio di Vicario Parrocchiale di Porto di Legnago all’ufficio di Parroco di Lugo
TURCO don Tarcisio è trasferito dall’ufficio di Parroco di Ponton all’ufficio di Collaboratore a Domegliara, Ponton e Volargne
TURRI don Marco Sacerdote novello, è nominato Vicario parrocchiale dell’UP Caprino-Lubiara-Pazzon
UGOLINI mons. Luciano Sono accolte le sue dimissioni. E’ incaricato del ministro pastorale a Ospedaletto di Pescantina
ZANOLA don Davide Sacerdote novello, è nominato vicario parrocchiale di Tomba Extra in Verona
a Treviso:
Sacerdoti che concludono il ministero di parroci o altri servizi pastorali per raggiunti limiti di età o per trasferimento ad altro ministero
Padre Saverio Fabiano, OMI, parroco di Onè di Fonte
Don Domenico Trivellin, arciprete di Marcon
Don Giorgio Morlin, parroco di Mazzocco di Mogliano
Mons. Vittorio Simeoni, arciprete di Mogliano
Don Elio Girotto, parroco di S. Liberale di Marcon
Don Umberto Modulo, parroco di Sambughè
Don Angelo Faliva, parroco di Negrisia
Don Adolfo Giacomelli, arciprete di Padernello
Don Lino Michieletto, cappellano dell’Ospedale di S. Donà di Piave
Nuovi parroci o parroci trasferiti ad altra parrocchia
Don Giuseppe Durigon, finora arciprete di Monigo, è nominato parroco di Mazzocco di Mogliano.
Don Giuseppe Mazzocato, finora amministratore parrocchiale di Scandolara è nominato arciprete di Monigo.
Don Daniele Michieli, finora arciprete di Zero Branco e parroco di S. Alberto, è nominato parroco di Onè di Fonte.
Don Mario Basso, finora arciprete di Castelcucco e parroco di Monfumo , è nominato arciprete di Zero Branco e parroco di S. Alberto e Scandolara.
Don Marco Cagnin, finora parroco di Loreggiola, è nominato arciprete di Castelcucco e parroco di Monfumo.
Don Piergiorgio Guarnier, finora arciprete di Cavaso e amministratore parrocchiale di Possagno, è nominato arciprete di Padernello.
Don Pierangelo Salviato, finora parroco di Camalò è nominato arciprete di Possagno e di Cavaso.
Don Giovanni Kirschner, parroco di Santandrà e di Povegliano, e don Corrado Cazzin, arciprete di Arcade, sono nominati parroci “in solido” di Arcade, Camalò, Povegliano e Santandrà.
Mons. Leone Cecchetto, arciprete di Loreggia, è nominato anche parroco di Loreggiola.
Don Samuele Facci, finora arciprete di Ponte di Piave e parroco di Campobernardo, è nominato arciprete di Mogliano e di S. Marco in Ronzinella di Mogliano.
Don Giampaolo Bano, finora parroco di Massanzago, è nominato arciprete di Ponte di Piave e parroco di Campobernardo.
Don Germino Zamprogna, finora parroco di Lovadina, è nominato parroco di Massanzago.
Don Giovanni Stasi, finora vicario parrocchiale di Silea è nominato parroco di Lovadina.
Don Silvano Filippetto, finora arciprete di Ormelle e di Roncadelle, è nominato arciprete di Marcon.
Don Silvano Perissinotto, parroco di Gaggio e Direttore dell’Ufficio missionario è nominato anche amministratore parrocchiale di S. Liberale di Marcon.
Don Gianni Biasi, finora vicario parrocchiale di Riese-Spineda-Poggiana, e don Alberto Gasparini, finora vicario parrocchiale di Mirano, sono nominati parroci “in solido” di Ormelle, Roncadelle, Negrisia
Don Fervido Cauzzo, arciprete di Preganziol e don Graziano Santolin, vicario parrocchiale della stessa parrocchia, sono nominati parroci “in solido”di Preganziol e Sambughè.
Altri ministeri e servizi pastorali
Don Michele Marcato, docente dell’Istituto Teologico interdiocesano e Segretario Istituto Superiore di Scienze religiose, viene nominato anche pro-Direttore dell’Istituto Teologico Interdiocesano, succedendo a don Giuseppe Mazzocato
Don Eros Pellizzari, che rientra da un tempo di servizio presso le comunità italiane in Australia, viene nominato cappellano dell’Ospedale di S.Donà
Nomina nuovi Vicari Foranei ad tempus
Don Edmondo Lanciarotta è nominato Vicario foraneo del Vicariato di Mogliano Veneto in sostituzione di don Domenico Trivellin.
Mons. Maurizio De Pieri è nominato Vicario foraneo del Vicariato di Monastier in sostituzione di don Samuele Facci.
Don Artemio Favaro è nominato Vicario foraneo del Vicariato di Paese in sostituzione di don Daniele Michieli.
A Verona, una tomba di Papa
Tra le belle opere, gli Altari, i preziosi monumenti e gli affreschi della Cattedrale veronese si può incontrare un curioso sigillo tombale: è plasmato nel marmo locale e consunto dai piedi che nei secoli l'hanno calpestato, forse inconsapevoli di stare sulla tomba di Lucio III. Eletto Pontefice nel 1181 a Velletri dove sedeva vescovo, fu Papa poco romano, obbligato a fuggire in esilio verso Anagni per poi ripiegare in Verona dove nel 1184 tenne un Sinodo in cui ebbe occasione di pronunciarsi contro i Catari, Patarini, Arnaldisti e Valdesi. Schiettamente anti-imperiale, Regnò tra le angherie dell'Imperatore Federico I che mirava alle eredità di Matilde di Canossa, e le pretese di Enrico VI che il Lucio rifiutò d'incoronare poco prima di morire, nel novembre del 1185. La salma fu inumata in un loculo terragno nel presbiterio della Cattedrale cittadina e coperto da una lastra tombale raffigurante il Pontefice disteso, abbigliato con i paramenti papali e con tiara in capo, affiancato da cherubini incensanti e da una figura riverente che si appresta a baciar la papal pantofola. La pietra restò a suo posto sino al 1879 quando, per motivi di conservazione, fu levata da terra e addossata alla navata destra, dove ancora di trova.
| La lastra tombale di Lucio III |
Celebrare con la lingua di Cicerone
Rubiamo al blog.messainlatino.it questo articolo di Mons. Bruno Fasani, responsabile stampa della Diocesi di Verona. Come ben scrivono... un colpo al cerchio ed uno alla botte.
Nei giorni scorsi la Pontificia Commissione Ecclesia Dei, interpretando il Motu Proprio del Papa del 2007, ha dato istruzioni sull’uso dei diversi riti liturgici della Messa, definendo liturgia ordinaria, cioè quella in uso corrente, ed extraordinaria quella in vigore fino al 1962, cioè preconciliare. Tra le altre cose, si chiede a tutte le chiese di assicurare la possibilità di celebrare secondo il rito extraordinario qualora qualche gruppo ne faccia richiesta, e ha disposto che tutti i preti siano messi in condizione di celebrare correttamente nella lingua di Cicerone.
Da queste disposizioni nascono due tipi di considerazioni. La prima, la più problematica, porta a farsi una domanda: era il caso di rispolverare un rito che la Chiesa aveva ripensato, modificato e messo in soffitta col Concilio Vaticano II? Ovviamente una modifica non è solo un’operazione estetica. Dietro c’è l’acquisizione di una nuova coscienza di Chiesa, di liturgia, di psicologia religiosa… Le balaustre che, nel Medioevo, separavano il clero dal popolo non erano soltanto un accorgimento architettonico di forma. Indicavano piuttosto una visione piramidale della Chiesa. Chi contava di più era il clero e, in basso, messo lì in evidente situazione subalterna, stava il popolino, il quale, finché i preti strologavano in latinorum, si faceva gli affari propri o al massimo recitava il rosario. Valeva dunque la pena ripescare un rito che sembrava ormai morto e seppellito?
Ripristinare la liturgia ante (non anti) Concilio è certamente operazione non esente da qualche rischio. Soprattutto perché in questi anni qualcuno ci ha marciato, contestando la riforma, fino a tirarsi fuori dalla Chiesa. Ha cominciato il vescovo Lefebvre, e, a seguire, tutta una miriade di sigle che, sia pure con molte sfumature diversificanti, passa sotto il nome di tradizionalismo cattolico. Si tratta di gruppi che molto spesso contestano apertamente il Papa e i Vescovi e si sentono estranei ad una Chiesa che non riconoscono più come loro alveo di appartenenza. Valeva la pena?
Papa Benedetto XVI lo ha detto chiaramente. Autorizzare il rito preconciliare ha due obiettivi. Il primo è quello di incoraggiare la comunione con quei fratelli che non si riconoscono nel rito conciliare, pur sentendosi nella Chiesa. E su questo punto il Papa è sempre stato fermissimo: la comunione è il primo dovere di ogni cristiano, a cominciare dal successore di Pietro. Il secondo obiettivo è di valorizzare la ricchezza di un patrimonio sul quale si sono formate generazioni di santi, senza buttarlo a mare come se fosse un rifiuto. Come a dire: se a qualcuno piace lo spolverino in materiale tecnico, non impediamo ad altri di indossare la liseuse!
La seconda considerazione che viene da queste indicazioni è sull’uso del latino, fino all’obbligo di tornare a insegnarlo nei seminari. Già Papa Giovanni XXIII su questo aveva le idee molto chiare. Poi morì e non se ne fece più nulla, ma la proposta era rimasta sul tavolo. Anche su questo argomento qualcuno ha trovato da ridire. Ma sbaglia e di grosso. Il latino dovrebbe essere reintrodotto in tutte le scuole, a partire dalle medie. Generi, tempi, declinazioni... non sono esercizio di sadismo. Sono la base della nostra capacità di pensiero, di raziocinio. Se poi lo caliamo in ambito ecclesiale il latino è la lingua della fraternità universale. Ricordo una liturgia domenicale nella capitale della Slovacchia. Con un gruppo entrammo nella cattedrale, aspettandoci un’incomprensibile liturgia in lingua slava. Con nostra sorpresa la messa partì in latino. Ci sentimmo a casa. E lì capimmo che la forma è sempre anche sostanza.
immagine da Orbis Catholicus secundus (ordinazione sacerdotale in Santa Trinità dei Pellegrini)
Ad Aquileia, per rinnovare l'annuncio di Cristo
Di nuovo ad Aquileia, culla del cristianesimo triveneto, a distanza di ventidue anni dal primo convegno ecclesiale nella storia delle quindici diocesi del NordEst. Per preparare l’importante avvenimento, in programma dal 13 al 15 aprile 2012, è stato istituito un apposito Comitato, il cui vicepresidente (insieme con il vescovo di Padova, monsignor Antonio Mattiazzo) è monsignor Lucio Soravito, vescovo di Adria-Rovigo.
Msa. Alzare le vele verso un convegno di tale portata rappresenta un bell’impegno. Dove si vuole arrivare?
Soravito. Si vogliono stimolare le nostre Chiese a svolgere la loro missione fondamentale: annunciare Gesù Cristo crocifisso e risorto all’uomo di oggi, che si trova a dover affrontare sfide inedite e sconvolgenti. Il terzo millennio si è aperto con grandi attese e con scenari nuovi, che hanno cambiato non solo il sistema di comunicare e le dinamiche relazionali, ma anche l’uomo stesso. La crisi economica, poi, ha portato pesanti conseguenze sul piano personale, familiare e sociale.
Nel NordEst si è fatto sempre più rilevante il fenomeno dell’immigrazione, non semplice da gestire. Accanto a esso si fa sempre più impegnativa la cosiddetta «questione delle nuove generazioni», che sollecita le comunità cristiane a impostare in maniera nuova il rapporto con i giovani. In questa situazione problematica, le nostre Chiese si chiedono: come aiutare l’uomo d’oggi a ritrovare il senso di Dio, in questa società che sembra averlo perduto?
Si parla di Aquileia 2 perché nel 1990 si è celebrato un primo importante evento, quello che adesso possiamo chiamare Aquileia 1. Qual è il suo ricordo in proposito e quale il collegamento ideale tra i due convegni?
Aquileia 1 ha creato un dialogo ricco e stimolante tra le nostre Chiese che, pur appartenenti a tre regioni contermini, sono molto variegate nel loro assetto sociale e culturale. Quel primo Convegno ecclesiale ha fatto sentire la bellezza della collaborazione tra Chiese sorelle, per un rinnovato impegno di evangelizzazione e per una maggiore apertura missionaria. Quell’evento inoltre ha permesso di creare tre settori di collaborazione, ritenuti particolarmente urgenti: il potenziamento della formazione teologica, con l’istituzione della Facoltà di Teologia; l’attenzione pastorale al turismo e all’immigrazione; l’assunzione di un nuovo impegno nel campo dei mass media, con la creazione di Telechiara e la promozione degli altri strumenti di comunicazione sociale.
Nella traccia preparatoria, per motivare Aquileia 2 si usano tre parole belle ma impegnative: testimonianza, discernimento comunitario, profezia. Ce le spiega?
Innanziatutto le Chiese del Triveneto si propongono di testimoniare, attraverso la narrazione, il loro vissuto nel ventennio trascorso, riconoscendovi la presenza e l’azione dello Spirito; il Convegno vuole aiutarci a condividere le esperienze ecclesiali e pastorali in atto per un arricchimento reciproco. Con il discernimento comunitario, invece, si punta a individuare insieme ciò che lo Spirito dice alle Chiese attraverso le sfide, le difficoltà, le domande, i cambiamenti socio-culturali, i nuovi atteggiamenti religiosi e le espressioni di appartenenza ecclesiale delle nostre diocesi oggi. Infine, c’è la profezia: si tratta di progettare le modalità e le iniziative pastorali da attivare e le collaborazioni da stabilire tra noi, per rinnovare l’annuncio di Cristo, la comunicazione del Vangelo, l’educazione della fede, e per affrontare insieme le sfide che vanno oltre i confini delle singole diocesi.
Due anni, nell’era di internet, sono un’epoca storica. Quali tappe scandiscono il cammino verso Aquileia 2?
Nell’anno pastorale in corso le singole diocesi sono chiamate a discernere l’azione dello Spirito in ciò che è avvenuto nel loro vissuto ecclesiale e nella conseguente azione pastorale, e a «raccontare» questa azione dello Spirito. Inoltre sono chiamate a riconoscere le proprie risorse e a rilevare le difficoltà, i limiti, le domande, le aspettative, le priorità e le scelte.
Nell’anno pastorale 2011-2012, poi, le diocesi individueranno le scelte pastorali necessarie per rispondere alle sfide rilevate in questo primo anno di preparazione, le esigenze emergenti, il nuovo a cui aprirsi, i fronti pastorali su cui avanzare insieme. Il Comitato triveneto individuerà i «problemi pastorali» su cui concentrare la riflessione ad Aquileia e progetterà eventuali laboratori regionali di riflessione che si terranno prima del Convegno, che si svolgerà ad Aquileia (Udine) e Grado (Gorizia) nella prima settimana di Pasqua, dal 13 al 15 aprile 2012.
Sarà il Papa, il prossimo 7 maggio, a inaugurare, durante la sua visita ad Aquileia e Venezia, il secondo anno di preparazione al Convegno...
Siamo grati a Benedetto XVI per aver accolto l’invito del patriarca di Venezia e dei vescovi del Triveneto a compiere una visita pastorale nelle nostre terre. La visita del Papa alla Chiesa madre del NordEst è un forte segnale di attenzione del Pontefice e rappresenta uno stimolo particolare nel nostro cammino di preparazione. Il Papa di certo ci inviterà non solo a ravvivare la nostra fede ma, come ha dimostrato nella recente visita in Gran Bretagna e in Sicilia, ci chiamerà a un confronto e a un dialogo sincero e leale con tutti – credenti e non credenti – e ad arricchire la nostra società civile con le pratiche di «vita buona» proposte dalla fede cristiana.
Alcuni cristiani, anche preti, dimostrano una certa diffidenza nei confronti di eventi come questo, che rischiano di lasciare solo tracce di carta. Qual è l’antidoto che userete contro tale obiezione?
Aquileia 2 non produrrà «carta stampata», ma inviterà i cristiani a leggere il vissuto personale ed ecclesiale e a narrare ciò che lo Spirito sta facendo nella nostra vita e nella società. Ci inviterà a fare quello che hanno fatto i primi cristiani. Quando Paolo e Barnaba ritornarono ad Antiochia dopo la missione nell’Asia minore, «riunirono la Chiesa e riferirono tutto quello che Dio aveva fatto per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede» (At 14,27). Subito dopo, nel loro viaggio verso Gerusalemme, «attraversarono la Fenicia e la Samaria, raccontando la conversione dei pagani e suscitando grande gioia in tutti i fratelli» (At 15,3). Poi arrivarono a Gerusalemme, dove «furono ricevuti dalla Chiesa, dagli Apostoli e dagli anziani, e riferirono quali grandi cose Dio aveva compiuto per mezzo loro» (At 15,4). Il momento della narrazione di quanto avviene nella vita della Chiesa è fondamentale per realizzare quella comunione che sfocia in una rinnovata missione. Questo «metodo narrativo» favorisce un modo tipicamente ecclesiale di incontrarsi. Ci invita a riconoscere ciò che il Signore ha realizzato con noi e per noi nella vicenda di ogni singola Chiesa e a farne dono vicendevole. La testimonianza di fede non è semplicemente un dare informazioni, ma è narrare ciò che il Signore ha fatto e sta facendo nella nostra vita e nelle nostre comunità.
Essere cristiani a NordEst oggi è più difficile?
Certo: l’attuale contesto culturale secolarizzato – che tende a rimuovere il senso della presenza di Dio – mette in crisi la nostra vita cristiana e ci obbliga a motivare la nostra fede e a renderla adulta. Oggi non si può essere cristiani per tradizione, ma solo per convinzione personale. Stiamo passando sempre più da un «cristianesimo di tradizione» a un «cristianesimo di elezione», da un contesto cristiano diffuso a un contesto secolarizzato, in cui la fede appare come una tra le varie opzioni e, molte volte, quella più ardua. In questa situazione noi cristiani siamo chiamati a rinvigorire la nostra fede e la nostra speranza, e a trovare nello Spirito la forza della perseveranza e della testimonianza, similmente a quanto è detto nelle lettere indirizzate alle sette Chiese in Apocalisse 2-3.
Infatti, per esprimere con parole di fede la preparazione ad Aquileia 2, nella Traccia di lavoro per le Diocesi avete utilizzato un versetto che ricorre più volte nel libro dell’Apocalisse: «In ascolto di ciò che lo Spirito dice alle Chiese». Si tratta di un versetto sintesi?
Sì, è una frase che riassume quello che deve essere l’atteggiamento fondamentale delle Chiese e dei cristiani: l’attenzione alla presenza e all’azione dello Spirito e la totale docilità alle sue chiamate. È questo l’atteggiamento che deve caratterizzare il cristiano, come ha segnato la vita di Maria, Madre di Gesù: «Maria conservava nel suo cuore tutte le cose che accadevano e le meditava» (Lc 2,19.51). Le motivazioni per cui i vescovi del Triveneto hanno scelto di celebrare questo secondo Convegno ecclesiale fanno riferimento ad Apocalisse 2-3, dove si narra la visione che chiede a Giovanni di mettere per iscritto «ciò che lo Spirito dice alle Chiese». A ciascuna delle sette Chiese è detto: «Chi ha orecchi, ascolti ciò che lo Spirito dice alle Chiese» (Ap 2,7a.11a.17a.29; 3,6.13.22). È questo l’invito che anima la nostra preparazione. Un invito che vuole attivare lo stile ecclesiale della sinodalità e il metodo pastorale del discernimento comunitario, per rinnovare l’annuncio di Cristo agli uomini del nostro tempo.
di P. Ugo Sartorio, da il Messaggero di Sant'Antonio
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