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La corsa alla Cattedra marciana: Monsignor Giordano Patriarca?



L'ennesimo nome da parte di Tosatti... gioco di vaticanista o nomina in alto mare?

di Marco Tosatti (per Vatican Insider)

Il giallo della sostituzione di Angelo Scola a Venezia si arricchisce di un nuovo capitolo: quello del “candidato nascosto”, cioè di un ecclesiastico, non ancora vescovo, che qualcuno vorrebbe lanciare come nuovo patriarca della diocesi lagunare. E’ monsignor Aldo Giordano, osservatore permanente presso il Consiglio d’Europa, già Segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa, (CCEE), l’organismo che collega e coordina le varie organizzazioni di presuli. E’ piemontese; nato a Cuneo il 20 agosto 1954, è stato ordinato sacerdote il 28 luglio 1979 nella diocesi della "provincia granda".

Ha studiato teologia a Fossano In seguito è stato insegnante di filosofia morale presso la sessione di Fossano della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale e ha fatto una specializzazione in filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma. Dal 1982 al 1995 è stato insegnante di Filosofia morale presso lo Studentato teologico interdiocesano di Fossano; insegnante di Filosofa nel liceo classico del Seminario di Cuneo; insegnante di Teologia per i laici e vicario parrocchiale nella Parrocchia San Pio X a Cuneo. E’ stato nominato Segretario generale del Consiglio delle Conferenze episcopali d’Europa (CCEE) il 15 maggio 1995 per un primo mandato di tre anni, e rieletto il 4 ottobre 1998 e il 3 ottobre 2003 per altri due mandati di cinque anni. Dal 1° settembre 2008 è osservatore permanente presso il Consiglio d’Europa.

Nella girandola di nomi e candidature che sono seguite alla partenza di Angelo Scola per Milano non era chiaro quale fosse l’idea del Segretario di Stato, il cardinale Tarcisio Bertone. Sembra, secondo indiscrezioni di ottima fonte, che in realtà sia proprio monsignor Aldo Giordano il candidato del braccio destro del Papa. Fra l’altro Giordano ha molte buone amicizie nel movimento dei Focolarini; e certamente, dopo la nomina di Scola (vicino a Cl) a Milano, e il desiderio di Sant’Egidio, che vorrebbe a Venezia il suo consigliere spirituale, il vescovo di Terni, monsignor Vincenzo Paglia, anche i figli spirituali di Chiara Lubich sono in diritto di avere in Italia un cardinale vicino alla loro sensibilità.

Era stato lo stesso cardinale Bertone a esprimersi a favore di Monsignor Giordano nel corso di due riunioni importanti della Congregazione per i vescovi: quelle in cui si era deciso il successore del cardinale Poletto a Torino (ci è andato il “ruiniano” Nosiglia, da Vicenza) e il successore di Tettamanzi a Milano, conclusa con il voto favorevole su Scola. Ma affinché questo desiderio del braccio destro di Benedetto XVI si realizzi è necessario che vengano superate non poche difficoltà, alcune delle quali di grande rilievo.
La via ordinaria per la nomina di un vescovo passa attraverso la Congregazione per i vescovi. Il nunzio, o un incaricato d’affari (come è nel caso della Nunziatura in Italia, resa temporaneamente vacante dalla nomina di mons. Bertello in Curia) manda una lettera ai vescovi della regione interessata e ai cardinali italiani, residenziali e di Curia, per chiedere il loro parere e suggerimenti. Questo non è ancora stato fatto. Dopodiché l’assemblea “plenaria” della Congregazione si riunisce, discute le candidature presentate dal membro “ponente” e vota. Il risultato viene presentato al Papa, che decide in merito.
Ma pare che questa procedura potrebbe rivelarsi fatale per il candidato di cui parliamo. Infatti ci sarebbe certamente all’interno della “Plenaria” chi metterebbe in luce una serie di obiezioni. La prima: che a Venezia, sede patriarcale, cardinalizia (e che ha dato tre Papi nell’ultimo secolo) non è stato inviato nessuno che non fosse già vescovo. Per la tradizione ecclesiastica il “salto” da semplice sacerdote a Patriarca potrebbe sembrare troppo ampio.

Inoltre Venezia è una diocesi particolare; in cui è necessario qualcuno che possa continuare il lavoro culturale di grande respiro intrapreso da Scola (con la Fondazione Marcianum, soprattutto) ma che abbia un’esperienza pastorale profonda, di rapporto con le parrocchie, che manca nel curriculum per quanto brillante del candidato bertoniano.  Inoltre due dei vescovi veneti già provengono dalla diplomazia vaticana; aggiungere un terzo, anche se non è nunzio, potrebbe suscitare reazioni negative. E inoltre – aggiungono alcuni critici – un documento sull’ecumenismo preparato dalla Ccee alcuni anni fa non era stato giudicato positivamente dalla Congregazione per la Dottrina della fede, di cui era Prefetto l’attuale Benedetto XVI.
Insomma, portare questa candidatura alla plenaria comporterebbe grossi rischi. E per evitare un quasi sicuro affossamento, c’è chi pensa ad aggirare la Congregazione con un “blitz” di Curia. Cioè convocare il prefetto del Vescovi, Ouellet, il segretario e il sottosegretario del dicastero, insieme al “ministro degli Esteri” vaticano, Mamberti, al sostituto della Segreteria di Stato, monsignor Becciu e all’assessore, Peter Brian Wells, nell’ufficio del Segretario di Stato e seduta stante preparare una proposta da sottoporre al Papa. Ma sarebbe un precedente certamente singolare; tanto più per una sede episcopale importante come Venezia. E non è affatto sicuro che Benedetto XVI approverebbe una procedura così sbrigativa.

3 commenti:

federico tedeschini ha detto...

Ormai il dado è tratto. Sarà un patriarca super partes, secondo la migliore tradizione dei diplomatici.

fr. A.R. ha detto...

Giordano sarebbe proprio quello che ci vuole. E tutte le questioni dell'outsider non valevano forse anche per Martini? Chi più di lui avulso dalla pratica pastorale? Eppure sappiamo come finì la storia. Giordano è uno che conosce bene l'Europa e i vescovi, ha una visione larga per esperienza vissuta. A Venezia serve un uomo di diplomazia e di ingegno. Il Patriarca saprà scegliersi, come fece intelligentemente Scola, un bravo ausiliare, gradito al Clero, come vicario generale a cui affidare la conduzione diocesana, in modo da avere tempo e lucidità anche per il suo ruolo extradiocesano e culturale

Anonimo ha detto...

Ormai la frittata è fatta! Nel senso che il tentativo è abortito sul nascere. I vescovi "super partese", cioè quelli che danno "un colpo alla botte e l'altro al cerchio", tanto per barcamenarsi, sono i peggiori, perchè non risolvono i problemi. Infatti cercano di piacere a tutti, non prendendo posizioni nette, credendo anche di essere degli abili diplomatici e alla fine non solo non piacciono a nessuno ma sono detestati da tutti e non si vede l'ora che se ne vadano via.

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